• La Civetta di Minerva: in edicola il nuovo numero di sabato 9 Novembre 2019

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  • In via Piave una sartoria fu visitata dal Duce…

    Era la più rinomata della città, forse l’unica al di fuori di Ortigia. Storie del quartiere Santa Lucia

  • L’inverno è alle porte e l’estate ancora dentro casa

    Con la temperatura di questo caldo mese di ottobre a Siracusa, i negozi in franchising esibiscono capi invernali. Ma il problema è la testa

  • Teresa Laterza: “Le mie sono un’emozione che cambia”

    Raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni, copertina di Rosa Rosita Loiodice

  • Casa Monteforte di via Picherali, tra sequestri e dissequestri

    Lavori, ristrutturazioni, vendite: un guazzabuglio sempre più fitto. L’assessore Rita Gentile: “Ho consegnato tutto all’ufficio legale”

  • Medici di famiglia, un lavoro matto e disperato

    La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

    Potrebbe anche essere giustificato che, alla fine del percorso lavorativo, più di qualcuno fra i medici italiani aspiri al pensionamento per cercarvi quelle gioie e quel riposo che tutti i tipi di lavoro, in tempi di crisi, vietano a chi deve tirare la carretta sempre più pesante e senza alcun riconoscimento economico. In questo preciso momento storico tutti quei medici che furono reclutati per dar vita al sistema sanitario nazionale, nato nel 1978, sono sulla via del pensionamento.

    A sentirli parlare fra loro prevale una disperazione per l’enormità dei carichi burocratici, ridicoli, borbonici, farraginosi che una classe di politici sempre meno preparata ed europea continua a caricare sulle spalle degli operatori. Persino chi avrebbe dovuto far tremare le fondamenta del sistema Italia, i teorici del “vaffa”, davanti alla macchina dello Stato che vacilla altro non fanno che aggravare la quotidiana tortura di chi deve mettere la propria faccia nel dire no ai cittadini.

    Certo è traumatico il passaggio dal “vaffa” al governo, affrontare una crisi senza perizia può far danni enormi ai pilastri dello stato sociale. Tutti i sistemi del welfare sono erosi dalla mancanza di denaro, sono scarnificati dalle mille pezze al sedere, inventate da chi deve far quadrare i conti. Quando le pezze sono troppe il tessuto liso si strappa e vedremo comparire le natiche e tutto il resto.

    A forza di stressare l’asino di bastonate alla fine questi si schianterà definitivamente al suolo. Così, in questi grami tempi di crisi senza uscita, la medicina di famiglia si vede costretta a far fronte ai no continui che vengono dalle amministrazioni dello Stato, compreso quei no che riguardano proprio ed anche la retribuzione degli stessi sanitari, ormai tra i meno pagati al mondo.

    Come reagiscono i cittadini ai tagli, alle liste d’attesa, alla crisi? Frequentare i blog di medicina generale è notevolmente istruttivo. Medici di famiglia molto motivati mettono in piazza la realtà di un lavoro duro e umile, le caratteristiche di un popolo che si caratterizza come distante da altre realtà politiche, economiche, sanitarie europee.

    Non vi è dubbio che l’Italia attraversi uno dei suoi momenti più difficili. Fra tutti i tipi di degrado quello sociale e culturale è fra i peggiori. Alcune realtà politiche, mediatiche, civiche ci mettono in condizione di far fallire secoli di progresso e di conquiste sociali. Basta considerare semplici fenomeni come il non rispetto della fila, l’uso ignobile dei media e dei social, l’ignoranza di ritorno e quella nativa, particolarmente dilagante in queste epoche. Aggiungete il crollo delle figure di riferimento, fra cui quella del medico, l’”uno vale uno” che, sommato alle pessime performance della scuola italiana che produce diplomati e laureati incapaci di leggere testi e capirli. per giustificare in parte quello che scorre sotto gli occhi di un medico di famiglia. Ormai le ore di studio non si contano più.

    Se la sanità pubblica declina e non offre le risposte, di certo le malattie fisiche e psichiche non diminuiscono. Anzi si moltiplicano. Assistiamo a una proliferazione di malattie mentali preoccupante. Le liste d’attesa bloccano il paziente e anche il medico di famiglia. La malattia spinge il paziente a usare e abusare dell’unica figura professionale gratuita che gli è offerta. Fra l’altro è l’unico professionista che non può trincerarsi dietro una lista d’attesa: deve ricevere tutti durante la giornata. Si vedono personaggi accedere in ambulatorio almeno tre volte a settimana, spesso pensionati, disoccupati, prevalentemente nevrotici alla ricerca di risposte che non è possibile avere da un semplice medico.

    Deleteria per il medico di famiglia è la correttissima abitudine all’ascolto attivo, dell’empatia col paziente. Queste sacrosante metodiche di cura si scontrano con il libero accesso alle cure gratuite. Se bisogna visitare trenta persone al giorno e si dedicano almeno trenta minuti a testa, ci vogliono quindici ore al giorno. Per non dire che gli adempimenti burocratici richiedono altrettanto tempo.

    Se non si riforma la durata del giorno in Italia, non si può risolvere il problema. Peggio accade se il medico ha una coscienza professionale che gli fa preferire la clinica alla burocrazia, per cui decide di stipendiare un dipendente per far da segretario. Oltre a dividere per due il suo misero stipendio non risolverà lo stesso il suo problema: il governo aumenta tutti i giorni le sue ore di lavoro e alcune figure fondamentali come l’infermiere e l’assistente sociale non potrà mai pagarsele. “Dulcis in fundo” l’italiano, quello sovranista, razzista, destrorso, nostalgico, non fa che approfittare dello stato sociale che le conquiste sindacali socialiste hanno portato a disposizione di tutti.

    Non c’è giornata che non ti venga un insegnante o un lavoratore che non ti chieda una “104” per un proprio congiunto, l’accompagnamento per i propri genitori al primo accenno di qualche dimenticanza senile, una pensione da anticipare perché si sostiene di non poter più lavorare. C’è sempre qualcuno che per ore cerca di convincere il proprio medico che è divenuto invalido quando il suo lavoro va male o l’ha perso. Tutti i siciliani agognano un’invalidità. Sono i medici che non lo vogliono capire!

    Quanto si possa resistere a queste piacevolissime abitudini italiane senza sparare rimane da approfondire!

  • Ho visitato il carcere di Volterra, attivo nell’attività teatrale

    A Piazza Armerina, che ho diretto provvisoriamente, grazie ai volontari abbiamo svecchiato la biblioteca

  • Un italiano adolescente su sette ha i volumi testicolari ridotti

    Cinque milioni di maschi italiani sono infertili. I dati forniti dal congresso nazionale di pediatria a Paestum

  • Il deposito Gnl e il l’inquinamento nel porto di Augusta

    Scaduto il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse, si dovrebbero avviare le procedure di gara per l’assegnazione dei lavori con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; il tutto dovrebbe concludersi nei primi mesi del 2020

  • La testimonianza (amara) di una mamma adottiva ai tempi di Bibbiano

    Una pericolosissima strumentalizzazione politica ha prodotto una profonda sfiducia sul sistema degli affidi. Un bambino adottivo non arriva mai da solo, ma con una valigia che contiene la sua storia, le sue paure e la sua verità

News

La Civetta di Minerva: in edicola il nuovo numero di sabato 9 Novembre 2019

Attualità
REDAZIONE CIVETTA
Sabato, 09 Novembre 2019 11:42
Sostieni il nostro impegno: chiedilo in edicola. Per te è solo un euro, per noi un grande aiuto, per la realtà sociale un mezzo di informazione libero, unico e originale. Non fermiamo le poche voci che sono svincolate da chi decide cosa e quando bisogna sapere. L'informazione è potere. Riappropriamoci della capacità di avere un nostro strumento d'informazione. Ti aspettiamo!
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In via Piave una sartoria fu visitata dal Duce…

Siracusa
DUCCIO DI STEFANO
Venerdì, 08 Novembre 2019 09:12
Era la più rinomata della città, forse l’unica al di fuori di Ortigia. Storie del quartiere Santa Lucia
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L’inverno è alle porte e l’estate ancora dentro casa

Attualità
LORENA SPADA
Venerdì, 08 Novembre 2019 09:05
Con la temperatura di questo caldo mese di ottobre a Siracusa, i negozi in franchising esibiscono capi invernali. Ma il problema è la testa
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Teresa Laterza: “Le mie sono un’emozione che cambia”

Cultura
MARIA LUCIA RICCIOLI
Mercoledì, 06 Novembre 2019 10:46
Raccolta di aforismi, riflessioni e poesie edita da CTL Edizioni, copertina di Rosa Rosita Loiodice
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Casa Monteforte di via Picherali, tra sequestri e dissequestri

Siracusa
MARINA DE MICHELE
Mercoledì, 06 Novembre 2019 10:17
Lavori, ristrutturazioni, vendite: un guazzabuglio sempre più fitto. L’assessore Rita Gentile: “Ho consegnato tutto all’ufficio legale”
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Medici di famiglia, un lavoro matto e disperato

Sanità
DINO ARTALE
Martedì, 05 Novembre 2019 10:02
La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019 Potrebbe anche essere giustificato che, alla fine del percorso lavorativo, più di qualcuno fra i medici italiani aspiri al pensionamento per cercarvi quelle gioie e quel riposo che tutti i tipi di lavoro, in tempi di crisi, vietano a chi deve tirare la carretta sempre più pesante e senza alcun riconoscimento economico. In questo preciso momento storico tutti quei medici che furono reclutati per dar vita al sistema sanitario nazionale, nato nel 1978, sono sulla via del pensionamento. A sentirli parlare fra loro prevale una disperazione per l’enormità dei carichi burocratici, ridicoli, borbonici, farraginosi che una classe di politici sempre meno preparata ed europea continua a caricare sulle spalle degli operatori. Persino chi avrebbe dovuto far tremare le fondamenta del sistema Italia, i teorici del “vaffa”, davanti alla macchina dello Stato che vacilla altro non fanno che aggravare la quotidiana tortura di
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Un italiano adolescente su sette ha i volumi testicolari ridotti

Sanità
DINO ARTALE
Lunedì, 04 Novembre 2019 19:26
Cinque milioni di maschi italiani sono infertili. I dati forniti dal congresso nazionale di pediatria a Paestum
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Il deposito Gnl e il l’inquinamento nel porto di Augusta

Provincia
duccio
Lunedì, 04 Novembre 2019 12:25
Scaduto il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse, si dovrebbero avviare le procedure di gara per l’assegnazione dei lavori con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa; il tutto dovrebbe concludersi nei primi mesi del 2020
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La testimonianza (amara) di una mamma adottiva ai tempi di Bibbiano

Attualità
ALDO CASTELLO
Domenica, 03 Novembre 2019 22:55
Una pericolosissima strumentalizzazione politica ha prodotto una profonda sfiducia sul sistema degli affidi. Un bambino adottivo non arriva mai da solo, ma con una valigia che contiene la sua storia, le sue paure e la sua verità
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“In città 40 siti di verde pubblico usati come discariche”

Siracusa
FRANCESCO MAGNANO
Domenica, 03 Novembre 2019 22:52
Il neo assessore Andrea Buccheri: “Abbiamo un lavoro enorme da fare, abbiamo bisogno di tutti”. Differenziata, siamo al 32,44%, un record”
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Il nuovo che avanza lavato e risciacquato

 

La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016

In attesa dei ballottaggi del 19 giugno in alcuni comuni italiani grandi, piccini e picciò, il livello altissimo (più profondo della fossa delle Marianne) raggiunto dal confronto politico in questo fecondo periodo di vita e storia nazionale, si riverbera ovviamente anche sulla Sicilia che già brilla abbondantemente di luce propria.

Se poi ci limitiamo al privilegiato osservatorio siracusano, possiamo constatare con godurioso compiacimento come dalle nostre parti sia tutto un fermento di personaggi, personaggini e scambisti politici vecchi, nuovi, lavati col risciacquo e col riciclo, dal centrosinistra al centrodestra con doppio scappellamento al centro e triplo salto della buffa, ancorché di destrorsi e sinistri sinistrati, presunti movimenti/inanimati, neo formazioni ad personam, sigle segaiole fatte a mano e facce come il culo da record mondiale sia outdoor che indoor.

Cominciamo l’ampia panoramica con il “Patto federativo tra movimenti civici” stipulato da noti esponenti locali del senso civico, del senso unico e del controsenso. A rappresentare il neo movimento “Siracusa tutti protagonisti” due nomi, una marca e una garanzia: Concetto La Bianca e Carmelo Fileti che, fra l’altro, anni addietro sono stati assessori in giunte comunali di centrodestra, e sono seguaci del più volte parlamentare post democristiano-permanente Pippo Gianni che – come è noto - del civismo e del movimentismo ha fatto una bandiera.

La freschezza della novità traspare anche dall’inedito “Movimento obiettivo”, nome apparentemente babbignu in realtà pregnante di significati attualmente oggetto di studi da parte dell’Accademia della Canìgghia federata con l’Accademia della Crusca. Suoi portavoce sono l’ex deputato regionale di Forza Italia Giancarlo Confalone e il sindacalista di lungo corso Mario Genovese, reduce da un pluriennale esperimento d’ibernazione dal quale sembra essere uscito ben conservato.

In questa autorevole federazione all’insegna del nuovo che tracima, non poteva mancare l’eterno giovane politico di belle speranze Michele Mangiafico con la sua lista fai-da-te che, oltre a lui medesimo, può contare sulla consigliera comunale Cetty Vinci.

Tra i firmatari del “Patto federativo tra movimenti” particolarmente prestigiosa è la presenza, in rappresentanza di se stesso, di un altro ex consigliere comunale ed assessore: Franco Zappalà, grande conoscitore dei meandri e degli anfratti più segreti della società civile e della dicotomia con quella incivile. In tema di movimenti sociali egli avrebbe persino partecipato a un ballo di gruppo figurato sulle note de “La Bomba”: Bomba, sensual/Un movimiento sensual/Un movimento muy sexy/un movimiento muy sexy…ecc.

A questa scoppiettante stagione federativa siracusana non hanno invece aderito - com’era stato annunciato - i consiglieri comunali Massimo Milazzo e Fabio Rodante, fondatori con Zappalà e altri di SP, sigla che in questo caso non è quella di “Strada Provinciale” bensì di Sistema Politico: ulteriore avventura nata dalla separazione in casa di “Progetto Politico”. Dopo la scissione il gruppo, di cui è leader l’avvocato ed ex assessore regionale Paolo Ezechia Reale, in consiglio comunale si è ridotto al solo Salvo Sorbello detto Bubu, che a Palazzo Vermexio ormai ha fattu i filini. (Fine della prima puntata).

E Gian&Carlo si separò da Gianni e Ginotto

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Il sogno di Ivan con dentro industriali, petroli, pontili e persino Zorro

 

La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

In anni passati, lontani e - visti i tempi attuali - non sospetti, il vice presidente nazionale di Confindustria Ivan Lo Bello era già la testa più lucida della Sicilia sud orientale. Una capoccia brillante sia di giorno che di notte, che nel giro di qualche anno lo avrebbe fatto emergere anche nel resto della regione, piccole isole comprese, indi proiettandolo a sgriccio oltre lo stretto nel resto d’Italia, incluse le province autonome di Trento e Bolzano.

C’è da dire che ad alimentarne l’ingegno, oltre al quantitativo tutto sommato normale di sale nella zucca, era stata sin dalla più tenera età una dieta altamente fosforica basata sul consumo quotidiano di biscotti prodotti dall’azienda di famiglia, ma di una linea speciale e fuori commercio ideata esclusivamente per lui: i BiscottIvan Fosfovit, poi sostituiti in età adulta dai classici tarallucci e vino.

Spianata la strada del successo, delle consulenze professionali, delle poltrone a go gò nei consigli d’amministrazione, ecc. ecc. circa una decina di anni fa, eletto presidente di Confindustria Sicilia, una notte Ivan Lo Bello fece un sogno. E nel sogno vide se stesso, personalmente in persona guidare la rivolta morale dell’associazione siciliana degli industriali contro il racket delle estorsioni, con tanto di codice etico e un calcio nel culo a chi non ci stava, sbattuto fuori da Confindustria.

Si svegliò sudato. Eppure aveva digerito bene, non aveva bevuto alcolici né sniffato alcunché, a parte i fumi puzzolenti passando con la macchina davanti alle raffinerie dell’area industriale siracusana. Cazzarola! Era tutto vero. Era diventato un simbolo della lotta alla mafia e l’associazione che guidava in Sicilia un esempio per il resto di Confindustria.

Circa 10 anni dopo Ivan Lo Bello fece un sogno. E nel sogno vide un po’ dei confindustriali siciliani “antiracket”, dei sostenitori della sua “svolta rivoluzionaria”, presi con le mani nella marmellata, denunciati, qualcuno già processato e condannato per vicende degne di pagghiazzi traffichini e sautafossi; quando non imputati per reati contigui alla mafia, come il suo successore alla presidenza di Confindustria Sicilia Antonello Montante, l’amico Montante che da Confindustria nazionale aveva ricevuto la delega di responsabile per la legalità grazie ai meriti acquisiti sul campo.

Nel sogno spuntò pure Gianluca Gemelli (u zitu forse ex della ministra Federica Guidi) con la sua apparente facci ri fissa, imprenditore, presunto ingegnere, amico di Montante, di Lo Bello e quindi di diritto pure lui paladino della legalità, commissario da poco dimissionario di Confindustria Siracusa dove aveva sostituito il messinese Ivo Blandina rinviato a giudizio per una storia di utilizzo di fondi pubblici per l’acquisto di uno yacht di lusso da parte di due imprenditori. Blandina era stato a sua volta commissario al posto dell’ex presidente Francesco Siracusano dichiarato decaduto dai probiviri ecc. ecc. Tutto questo e altro ancora nella sede di Siracusa, dove anche Lo Bello era stato presidente e dove aveva piantato i primi semi della legalità e della rivoluzione.

Il sogno continuò con Ivanhoe (che è quel personaggio di un romanzo ambientato nell’Inghilterra medievale, amico di Riccardo Cuor di Leone e di Robin Hood, ma in questo caso è il nome completo di Ivan) finito con tutti i piedi e il resto di se stesso, compresa la testa fosforica e brillante, in uno scandalo-petroli che vedeva Augusta rubare la scena a Potenza, perché non solo sarausani ma pure austanisi sunu.

E in un ricco e assortito campionario d’intercettazioni telefoniche spuntarono aggregazioni di mutua-reciproca assistenza variamente definite clan, cricca, quartierino, combriccola, comitato d’affari; classici reati quali associazione a delinquere e corruzione ma anche la novità del reato di “traffico d’influenze illecite” scaturito da direttive europee e convenzioni internazionali; e poi petrolio, trivelle, cisterne, pontili, barili, stoccaggi, cordate societarie, terreni, concessioni, autorizzazioni, autorità portuali, commissari (rieccoli), ministri, segretari, capi di stato maggiore, ammiragli, ufficiali di marina, uomini o caporali e tanto altro ancora.

Così continuava a sognare il vice presidente di Confindustria, ancorché di tutto e di più, presidente nazionale di Unioncamere con vista. E nella cavalcata onirica ci fu posto anche per l’ex sottosegretario Gino Foti e per Cafeo (l’ex capo di gabinetto del sindaco Garozzo) che dei due non si capiva più chi era il badante dell’altro. Gemelli, il telefonista folle, si era raccomandato pure a loro – il ché è tutto dire – pur di raggiungere i suoi scopi.

Ma il gran finale fu… nel segno di Zorro! Nel senso che da diverse intercettazioni era venuto fuori che Gemelli e qualcun altro degli amici del cosiddetto “quartierino” accennavano a un tizio chiamandolo, chissà perché, con lo pseudonimo di Zorro. Che gli investigatori addetti alle intercettazioni avrebbero nientepopodimeno individuato nell’avvocato Piero Amara, altro augustano doc e autorevolissimo. Il quale, in un sogno del genere non poteva mancare, se pure solo di sfuggita, per una semplice citazione, una piccola apparizione: tipo quelle che nei film vengono definite “amichevoli partecipazioni”. Quel tanto per fare zigzag sul muro e lasciare il segno di Zorro.

Ivan Lo Bello non resistette più, si svegliò, madido di sudore. Il tempo di aprire bene gli occhi e si ricordò che era tutto maledettamente vero.

Un regalo di Vincenzo Vinciullo è per sempre

La Civetta di Minerva, 4 marzo 2016

 

2.000 (leggasi duemila) ex suoi alunni che si alternano e susseguono a festeggiare lauree, compleanni, cresime, matrimoni, battesimi ed ovviamente invitano lui, che giammai potrebbe sottrarsi dal partecipare a qualsivoglia scadenza, ricorrenza, festino, schitìcchio allestito dalle brigate di studenti che hanno avuto il piacere di averlo come professore. Senza contare – riteniamo – altri matrimoni e inviti di famigliari, amici e conoscenti vari a partecipare a quelle occasioni più disparate in cui non ci si può presentare senza portare un regalo. E non un ninnolo qualsiasi, perché Vinciullo lo sa: un regalo è per sempre.

“Spese di rappresentanza” – le ha definite – che incidono pesantemente sul suo stipendio di deputato alla Regione Sicilia, che è sì di 11.000 (leggasi undicimila) euro ma al lordo, perché al netto sono “solo” (solo?) 6.300 (leggasi seimila e trecento) euro, che tutto sommato sono sempre mègghiu ri ‘nfighitéddu i musca. Ma lui, Vincenzo Vinciullo, originario di Sinagra provincia di Messina e da lungo tempo residente a Siracusa, letteralmente chiànci miseria lamentando che il suo conto in banca è in rosso, che spesso campa alle spalle della moglie insegnante, che non vede mai i figli a differenza – testuale – di un operaio o di un disoccupato che, quando tornano a casa, i figli li vedono; sottinteso: quando l’operaio torna dal lavoro e il disoccupato torna dal non aver lavorato, possibilmente coi cabbasisi che girano a mille. Insomma era meglio quando faceva il professore – ha commentato amaro Vinciullo intervistato dallo spregiudicato Cruciani, conduttore della trasmissione radiofonica di Radio 24 “La Zanzara”. Presumibilmente gongolante nell’ascoltare la triste storia del povero deputato siciliano che insisteva nel rimarcare che lui, Vinciullo, non è – testuale - un normale dipendente che alla fine del mese prende 2.000 euro e non ha le spese che affronta lui. Cioè quelle della benzina necessaria per il suo andirivieni tra Siracusa e Palermo, le altre per l’affitto di un appartamentino nei giorni in cui si ferma a dormire nel capoluogo siciliano, i soldi per mangiare.

Costi che gli altri deputati non hanno evidentemente il coraggio di denunziare, e quindi va dato atto a Vinciullo di avere portato alla luce questa condizione di enorme ristrettezza economica che vivono i parlamentari siciliani fuori sede. Altro che la demagogia dei grillini che si sono ridotti lo stipendio! Di sicuro loro e gli altri furbastri di questo o quel partito che non si lamentano, vuoi vedere che non hanno problemi di spese per la benzina perché viaggiano col treno o, peggio ancora, a sbafo chiedendo passaggi? Ma se qualcuno ha chiesto uno strappo a Vinciullo, lui è troppo signore per raccontarlo.

E comunque, il suo caso personale è aggravato dai continui esborsi per l’acquisto di cadeau per i matrimoni e per tutto il resto di cui sopra. Quelle spese di rappresentanza che i comuni mortali - testuale - non hanno e che in Sicilia, dato che noi non siamo come nel resto d’Italia, sono retaggi antichi.

Ora, parafrasando il titolo di un film (per fare cosa gradita all’unico cinefilo-cinofilo che legge questa rubrica): non si uccidono così neanche i Vinciulli. E invece da diversi giorni è additato al pubblico ludibrio, preso per il culo sui social network alla stregua di un (vin) ciolla i picche qualsiasi. C’è da dire che prima dell’intervista a La Zanzara, Vinciullo aveva già esternato le proprie difficoltà a tirare avanti con la paghetta del parlamento siciliano durante una puntata della trasmissione Tagadà su La7. Tanto che la conduttrice Tiziana Panella, con encomiabile spirito caritatevole, aveva proposto per lui gli 80 euro mensili previsti dal governo Renzi per i meno abbienti. Subito si era scatenata la solita canea a base di insulti e commenti salaci, fra cui lo sfottò persino sulla prima pagina del Corriere della Sera dell’editorialista Aldo Grasso.

E Vinciullo che fa? Ribadisce a La Zanzara, aggiungendo particolari ancora più toccanti, il suo stato di precario della politica. Che uno potrebbe pensare “Ma chistu è proprio ‘n’ pacchiottu?” - se non conoscessimo il suo acume, la sua sagacia, il suo fiuto sopraffino di politico navigato che al momento lo vede tra i nuovi pilastri del Nuovo centro-destra guidato dal nuovo Angelino nuovo Alfano. Per non parlare della super produzione di atti parlamentari con uno stakanovismo dalle modalità certo un po’ stocastiche ma, si badi bene, non stocazz! come taluni potrebbero fraintendere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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