Nel periodo da gennaio a settembre 2015. Impossibili i controlli a tappeto, fare screening di massa sarebbe troppo costoso e ingolferebbe gli ospedali. Si va per casi gravi

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Si chiama Bamba, o meglio si chiamava Bamba, perché è morto il 20 dicembre sul battello che lo avrebbe portato all’incontro con la nave militare che a bordo lo prese solo da morto. Il cadavere è così giunto al porto di Augusta. I suoi amici da allora non hanno più avuto notizie. Oggi è sepolto al cimitero di Siracusa, era malato di cancro. Aveva venti anni, aveva la speranza di poter guarire nel nostro paese. Purtroppo non ha fatto in tempo.

Vivere queste storie fuori dal sentito dire o dall’aver letto ci dà la dimensione della tragedia. Parlare di migrazione è come entrate in una nebulosa senza uscita. Bisogna incontrarsi, guardarsi negli occhi e stringersi le mani. Senza l’incontro si perde il rapporto con la realtà. I volti, i drammi si vivono solo empaticamente. Il resto è solo chiacchiera da social forum.

In un centro di accoglienza, coi disperati scampati al Mediterraneo. Nei primi giorni consumano una quantità enorme di cibo. E chi non conosce il bidet lo usa come wc

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Simona Cascio (ass. Accoglierete): “I giovani sono stati avviati agli esami senza considerare eventuali tutori e mediatori culturali. Sono operazioni in totale disprezzo della legislazione sui minori stranieri non accompagnati”

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Nel porto di Augusta, martedì, tra gli scrosci del temporale, sbarcano centinaia di migranti felici di essere giunti nella terra agognata. Alcuni dicono di essere egiziani. Loro non lo sanno, ma per l’UE vanno rispediti a casa. Scoramento, rabbia, Omar va in bagno e si taglia i polsi, proprio il copto che era stato ammesso…

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Non basta allocare 120 mila migranti, bisogna sradicare i fattori che generano l’esodo. Invece di Frontex, abbiamo bisogno di uno sforzo europeo mirato a salvare persone disperate

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