Sarebbe stata la neve mista a grandine dei giorni scorsi a deformare vistosamente il serbatoio di 16mila mc degli impianti sud della raffineria Isab. Questa la versione ufficiale dell’Isab alla Protezione Civile di Melilli, che avrebbe confermato (!). Nessun problema visto che si tratterebbe di un vecchio serbatoio per l’accumulo dell’acqua del sistema antincendio, per altro già destinato alla demolizione (sic!).

Ma la versione non ha convinto tutti, forse anche per la particolare deformazione poco addebitabile, a vista d’occhio, a chissà quale cumulo di neve/grandine venutosi a formare o ad infiltrazioni che avrebbero “sbilanciato il peso del serbatoio”, come riportato da Siracusa Oggi, accartocciando le lamiere nella parte alta.

Sembrerebbe piuttosto un fenomeno riconducibile a una sorta di effetto risucchiamento, forse per una forte pressione interna. Se così fosse prenderebbero consistenza alcune voci insistenti, per altro di lavoratori dell'impianto, che ipotizzano all’interno del serbatoio la presenza di residui di lavorazione denominati Slope Fuel Oil Residual.

Diventa dunque assolutamente opportuno l’invito dei cittadini come delle associazioni ambientaliste a tutti gli Enti preposti al controllo e alla vigilanza sulla salute pubblica affinché effettuino le necessarie verifiche per stabilire cause ed eventuali irregolarità.

Doveroso informarne poi la popolazione.

Il resto? Promesse, accordi disattesi, decisioni rimandate, la Regione perdette persino la documentazione

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Il gioco delle multinazionali straniere è ripetibile sul nostro petrolchimico? Il ricatto sul tema ambientale vedrà supina anche la nostra Confindustria?

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Furono strategici la posizione geografica, i finanziamenti, i flussi monetari, la tipicità della forza lavoro. Lo sviluppo non fu endogeno ma opera quasi esclusiva di gruppi imprenditoriali esterni

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