Intervista a un appassionato di ebraismo e di storia mediorientale. “Io, però, non sono ebreo” Un legame, quello con Siracusa, che potrebbe essere valorizzato con positive ricadute

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A novembre si è svolto a Cefalù il convegno annuale delle comunità missionarie. Il titolo dell’assise era: “Del giardino del creato, padroni o amministratori”?

Nel corso dei tre giorni sono intervenuti ricercatori del CNR, scienziati, professori universitari, ecc. e si è parlato di ecologia, ambiente, energie alternative con inevitabile riferimento all’enciclica di papa Francesco “Laudato sii”. Da atei, riconoscevano nell’enciclica un evidente passo rivoluzionario non solo all’interno della chiesa, ma tale da poter influire sui governanti mondiali.

Il filo rosso che li legava era il mostrare con una visione a 360 gradi la prossima fine del mondo se si continua a vivere così. Ascoltando le relazioni si poteva pensare che il finale di quei discorsi era già stato usato secoli prima dalla cristianità, ad esempio all’avvicinarsi dell’anno mille come in altre occasioni. È singolare che oggi questa funzione, che la chiesa ha lasciato cadere, venga assunta dagli scienziati che si presentano sempre più spesso come profeti.

Afferma il giornalista Giorgio Agamben: “Sono loro che descrivono con assoluta certezza le catastrofi che porteranno alla fine di quest’umanità che ha sfruttato il pianeta. La terra sopravvivrà, ciò che si estinguerà sarà il genere umano e tante specie animali e vegetali.

È singolare, ma non sorprendente, che oggi la scienza si è sostituita alla fede assumendo la funzione propriamente religiosa del nostro tempo”.

In quei giorni questi nuovi sacerdoti, affermando che le ragioni del cataclisma sono dovute al nostro attuale comportamento, sono giunti all’ovvia conclusione di dover cambiare il nostro stile di vita da irresponsabili e chiedere a gran forza ai nostri politici di cambiare rotta.

E che ciò non sia certo rinviabile proprio a Siracusa lo dicono alcune rilevazioni.

L’ultima classifica annuale pubblicata sul giornale ItaliaOggi, che analizza affari e lavoro, ambiente, istruzione, tempo libero, ecc. pone la nostra città alla 100° posizione su 107 province. E se diamo uno sguardo alle altre provincie siciliane, spunta come prima provincia siciliana Ragusa, ma al 93esimo posto, seguita da Messina al 95esimo, Palermo al 98esimo, Enna al 99esimo; infine dopo Siracusa compare Trapani al 101°, Caltanissetta in 103ma posizione, Catania al 104. Chiude la classifica Agrigento al 107esimo posto, ultimo scalino non solo della Sicilia, ma dell’Italia tutta.

Una situazione che si trascina da anni. Questi indicatori entrano anche nei particolari con varie sotto variabili come: reddito pro capite, ricchezza patrimoniale, reati, sistema salute, ecc. che ci riportano una visione ancora più scura.

È in queste nostre condizioni che si presenta la religione della scienza proponendo, come una qualsiasi religione, l’insieme di rigide norme per mantenere i fedeli nella paura e, insieme, assicurare il dominio della classe sacerdotale. Per cui apparizioni come Greta sono, in questo senso, sintomatiche.

Continua Agamben: “C’è Greta che crede ciecamente in quel che gli scienziati profetizzano e aspetta la fine del mondo nel 2030, esattamente come i millenaristi nel Medioevo credevano nell’imminente ritorno del messia a giudicare il mondo”.

Restano le domande: la maggioranza della popolazione non si accorge che anche il culto della scienza, come tutti, ha i suoi increduli e i suoi avversari, cioè gli adepti dell’altra grande religione della modernità: quella del denaro? Non osserva che le due religioni, in apparenza divise, sono segretamente solidali? È stata infatti l’alleanza sempre più stretta fra scienza, tecnologia e capitale, che ha determinato la situazione catastrofica che gli scienziati oggi denunciano.

Non viviamo forse sulla pelle cosa è la nostra zona industriale costruita dal profitto capitalistico legato alla scienza e tecnica? Attualmente, i templi industriali (gli impianti) sono crollati, l’inquinamento è scoppiato, e si è scoperta la verità su questo stretto legame.

Secondo Agamben occorre discernere sulla questione ambientale e non cadere nella confusione fra religione e verità scientifica, fra profezia e lucidità: non ci si può far dettare acriticamente da parti interessate le proprie scelte e ragioni, che in ultima analisi non possono essere che politiche. Può sorgere un pensiero nostro e autentico sulla tremenda e dolorosa questione che viviamo? O dobbiamo aspettare che una grossa spinta al risveglio provenga dalla lontana Svezia per far gridare da giovani e meno giovani ciò? È forse anche questa solo una moda che non avrà un seguito e svanirà invece di ingrossare sempre più le manifestazioni promosse ogni venerdì anche qui?

Abbiamo chiesto a uno scienziato del loro legame con il capitale, specie finanziario. Ha risposto: “È vero esiste ciò fra noi e chi ci finanzia che ci può spingere verso attività di ricerche anche delittuose, ma io spero nella “buona fede” dei colleghi così da non cadere in queste lusinghe”. Non è una risposta da sommo sacerdote?

Attualmente, se chiediamo i progetti a lungo termine alle multinazionali petrolifere qui presenti, la loro risposta è: “I nostri profitti che fuoriescono dalla vostra zona li investiamo in altre nazioni (sono tutte multinazionali straniere) sulle energie rinnovabili”.

Alla fine possiamo asserire senza ombra di dubbio: siamo una colonia spremuta da tempo con lo scopo di far fare denaro agli stranieri in luoghi lontani dove possono avere un alto tenore di vita e ambiente pulito mentre la nostra realtà riceve poco economicamente e molto d’inquinamento (le tasse le pagano altrove). Tale situazione non fa pensare alle colonie europee del passato in altri continenti? Lì lavoravano schiavi in condizioni disumane, però allora il capitalismo non era giunto a inquinare terreni, acque, aria. Oggi, il moderno capitale si è evoluto e per ottenere maggiori profitti si muove con una finanza sempre più vorace e accentratrice. Attualmente, non esiste la contraddizione nel propagandare l’auto elettrica come ambientalmente compatibile sebbene il litio che alimenta le batterie sia estratto da operai schiavizzati in Africa proprio come avveniva secoli fa.

Possiamo affermare che l’odierno capitale invia questi moderni sacerdoti per distrarre la popolazione, farla vivere nella paura? Non è una manipolazione di massa specie per noi che navighiamo a uno scarso livello d’esistenza? In fondo si sa già: non politici, ma pochi ricchissimi finanzieri detteranno le decisioni per cambiare questa realtà. Ciò avverrà quando troveranno profittevole eseguire le bonifiche, costruire impianti per ottenere energia dal sole che qui non ci abbondona quasi mai. Questo comporterà nuova occupazione, progresso e aumento nei consumi. Eppure, a quel convegno gli scienziati hanno esclamato: «Non dovete pensare ad avere più lavoro, maggiore progresso, non possiamo sempre crescere, la terra è finita e voi siciliani in questi pochi decenni avete fin troppo esagerato nel rosicchiare una fetta del pianeta». Ciò è sicuramente vero, ma non si capisce come mai qui, dopo 70 anni d’industria, la provincia si trova più povera e con un ambiente più malsano fisicamente e moralmente.

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