La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016

In attesa dei ballottaggi del 19 giugno in alcuni comuni italiani grandi, piccini e picciò, il livello altissimo (più profondo della fossa delle Marianne) raggiunto dal confronto politico in questo fecondo periodo di vita e storia nazionale, si riverbera ovviamente anche sulla Sicilia che già brilla abbondantemente di luce propria.

Se poi ci limitiamo al privilegiato osservatorio siracusano, possiamo constatare con godurioso compiacimento come dalle nostre parti sia tutto un fermento di personaggi, personaggini e scambisti politici vecchi, nuovi, lavati col risciacquo e col riciclo, dal centrosinistra al centrodestra con doppio scappellamento al centro e triplo salto della buffa, ancorché di destrorsi e sinistri sinistrati, presunti movimenti/inanimati, neo formazioni ad personam, sigle segaiole fatte a mano e facce come il culo da record mondiale sia outdoor che indoor.

Cominciamo l’ampia panoramica con il “Patto federativo tra movimenti civici” stipulato da noti esponenti locali del senso civico, del senso unico e del controsenso. A rappresentare il neo movimento “Siracusa tutti protagonisti” due nomi, una marca e una garanzia: Concetto La Bianca e Carmelo Fileti che, fra l’altro, anni addietro sono stati assessori in giunte comunali di centrodestra, e sono seguaci del più volte parlamentare post democristiano-permanente Pippo Gianni che – come è noto - del civismo e del movimentismo ha fatto una bandiera.

La freschezza della novità traspare anche dall’inedito “Movimento obiettivo”, nome apparentemente babbignu in realtà pregnante di significati attualmente oggetto di studi da parte dell’Accademia della Canìgghia federata con l’Accademia della Crusca. Suoi portavoce sono l’ex deputato regionale di Forza Italia Giancarlo Confalone e il sindacalista di lungo corso Mario Genovese, reduce da un pluriennale esperimento d’ibernazione dal quale sembra essere uscito ben conservato.

In questa autorevole federazione all’insegna del nuovo che tracima, non poteva mancare l’eterno giovane politico di belle speranze Michele Mangiafico con la sua lista fai-da-te che, oltre a lui medesimo, può contare sulla consigliera comunale Cetty Vinci.

Tra i firmatari del “Patto federativo tra movimenti” particolarmente prestigiosa è la presenza, in rappresentanza di se stesso, di un altro ex consigliere comunale ed assessore: Franco Zappalà, grande conoscitore dei meandri e degli anfratti più segreti della società civile e della dicotomia con quella incivile. In tema di movimenti sociali egli avrebbe persino partecipato a un ballo di gruppo figurato sulle note de “La Bomba”: Bomba, sensual/Un movimiento sensual/Un movimento muy sexy/un movimiento muy sexy…ecc.

A questa scoppiettante stagione federativa siracusana non hanno invece aderito - com’era stato annunciato - i consiglieri comunali Massimo Milazzo e Fabio Rodante, fondatori con Zappalà e altri di SP, sigla che in questo caso non è quella di “Strada Provinciale” bensì di Sistema Politico: ulteriore avventura nata dalla separazione in casa di “Progetto Politico”. Dopo la scissione il gruppo, di cui è leader l’avvocato ed ex assessore regionale Paolo Ezechia Reale, in consiglio comunale si è ridotto al solo Salvo Sorbello detto Bubu, che a Palazzo Vermexio ormai ha fattu i filini. (Fine della prima puntata).

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La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

In anni passati, lontani e - visti i tempi attuali - non sospetti, il vice presidente nazionale di Confindustria Ivan Lo Bello era già la testa più lucida della Sicilia sud orientale. Una capoccia brillante sia di giorno che di notte, che nel giro di qualche anno lo avrebbe fatto emergere anche nel resto della regione, piccole isole comprese, indi proiettandolo a sgriccio oltre lo stretto nel resto d’Italia, incluse le province autonome di Trento e Bolzano.

C’è da dire che ad alimentarne l’ingegno, oltre al quantitativo tutto sommato normale di sale nella zucca, era stata sin dalla più tenera età una dieta altamente fosforica basata sul consumo quotidiano di biscotti prodotti dall’azienda di famiglia, ma di una linea speciale e fuori commercio ideata esclusivamente per lui: i BiscottIvan Fosfovit, poi sostituiti in età adulta dai classici tarallucci e vino.

Spianata la strada del successo, delle consulenze professionali, delle poltrone a go gò nei consigli d’amministrazione, ecc. ecc. circa una decina di anni fa, eletto presidente di Confindustria Sicilia, una notte Ivan Lo Bello fece un sogno. E nel sogno vide se stesso, personalmente in persona guidare la rivolta morale dell’associazione siciliana degli industriali contro il racket delle estorsioni, con tanto di codice etico e un calcio nel culo a chi non ci stava, sbattuto fuori da Confindustria.

Si svegliò sudato. Eppure aveva digerito bene, non aveva bevuto alcolici né sniffato alcunché, a parte i fumi puzzolenti passando con la macchina davanti alle raffinerie dell’area industriale siracusana. Cazzarola! Era tutto vero. Era diventato un simbolo della lotta alla mafia e l’associazione che guidava in Sicilia un esempio per il resto di Confindustria.

Circa 10 anni dopo Ivan Lo Bello fece un sogno. E nel sogno vide un po’ dei confindustriali siciliani “antiracket”, dei sostenitori della sua “svolta rivoluzionaria”, presi con le mani nella marmellata, denunciati, qualcuno già processato e condannato per vicende degne di pagghiazzi traffichini e sautafossi; quando non imputati per reati contigui alla mafia, come il suo successore alla presidenza di Confindustria Sicilia Antonello Montante, l’amico Montante che da Confindustria nazionale aveva ricevuto la delega di responsabile per la legalità grazie ai meriti acquisiti sul campo.

Nel sogno spuntò pure Gianluca Gemelli (u zitu forse ex della ministra Federica Guidi) con la sua apparente facci ri fissa, imprenditore, presunto ingegnere, amico di Montante, di Lo Bello e quindi di diritto pure lui paladino della legalità, commissario da poco dimissionario di Confindustria Siracusa dove aveva sostituito il messinese Ivo Blandina rinviato a giudizio per una storia di utilizzo di fondi pubblici per l’acquisto di uno yacht di lusso da parte di due imprenditori. Blandina era stato a sua volta commissario al posto dell’ex presidente Francesco Siracusano dichiarato decaduto dai probiviri ecc. ecc. Tutto questo e altro ancora nella sede di Siracusa, dove anche Lo Bello era stato presidente e dove aveva piantato i primi semi della legalità e della rivoluzione.

Il sogno continuò con Ivanhoe (che è quel personaggio di un romanzo ambientato nell’Inghilterra medievale, amico di Riccardo Cuor di Leone e di Robin Hood, ma in questo caso è il nome completo di Ivan) finito con tutti i piedi e il resto di se stesso, compresa la testa fosforica e brillante, in uno scandalo-petroli che vedeva Augusta rubare la scena a Potenza, perché non solo sarausani ma pure austanisi sunu.

E in un ricco e assortito campionario d’intercettazioni telefoniche spuntarono aggregazioni di mutua-reciproca assistenza variamente definite clan, cricca, quartierino, combriccola, comitato d’affari; classici reati quali associazione a delinquere e corruzione ma anche la novità del reato di “traffico d’influenze illecite” scaturito da direttive europee e convenzioni internazionali; e poi petrolio, trivelle, cisterne, pontili, barili, stoccaggi, cordate societarie, terreni, concessioni, autorizzazioni, autorità portuali, commissari (rieccoli), ministri, segretari, capi di stato maggiore, ammiragli, ufficiali di marina, uomini o caporali e tanto altro ancora.

Così continuava a sognare il vice presidente di Confindustria, ancorché di tutto e di più, presidente nazionale di Unioncamere con vista. E nella cavalcata onirica ci fu posto anche per l’ex sottosegretario Gino Foti e per Cafeo (l’ex capo di gabinetto del sindaco Garozzo) che dei due non si capiva più chi era il badante dell’altro. Gemelli, il telefonista folle, si era raccomandato pure a loro – il ché è tutto dire – pur di raggiungere i suoi scopi.

Ma il gran finale fu… nel segno di Zorro! Nel senso che da diverse intercettazioni era venuto fuori che Gemelli e qualcun altro degli amici del cosiddetto “quartierino” accennavano a un tizio chiamandolo, chissà perché, con lo pseudonimo di Zorro. Che gli investigatori addetti alle intercettazioni avrebbero nientepopodimeno individuato nell’avvocato Piero Amara, altro augustano doc e autorevolissimo. Il quale, in un sogno del genere non poteva mancare, se pure solo di sfuggita, per una semplice citazione, una piccola apparizione: tipo quelle che nei film vengono definite “amichevoli partecipazioni”. Quel tanto per fare zigzag sul muro e lasciare il segno di Zorro.

Ivan Lo Bello non resistette più, si svegliò, madido di sudore. Il tempo di aprire bene gli occhi e si ricordò che era tutto maledettamente vero.

La Civetta di Minerva, 4 marzo 2016

 

2.000 (leggasi duemila) ex suoi alunni che si alternano e susseguono a festeggiare lauree, compleanni, cresime, matrimoni, battesimi ed ovviamente invitano lui, che giammai potrebbe sottrarsi dal partecipare a qualsivoglia scadenza, ricorrenza, festino, schitìcchio allestito dalle brigate di studenti che hanno avuto il piacere di averlo come professore. Senza contare – riteniamo – altri matrimoni e inviti di famigliari, amici e conoscenti vari a partecipare a quelle occasioni più disparate in cui non ci si può presentare senza portare un regalo. E non un ninnolo qualsiasi, perché Vinciullo lo sa: un regalo è per sempre.

“Spese di rappresentanza” – le ha definite – che incidono pesantemente sul suo stipendio di deputato alla Regione Sicilia, che è sì di 11.000 (leggasi undicimila) euro ma al lordo, perché al netto sono “solo” (solo?) 6.300 (leggasi seimila e trecento) euro, che tutto sommato sono sempre mègghiu ri ‘nfighitéddu i musca. Ma lui, Vincenzo Vinciullo, originario di Sinagra provincia di Messina e da lungo tempo residente a Siracusa, letteralmente chiànci miseria lamentando che il suo conto in banca è in rosso, che spesso campa alle spalle della moglie insegnante, che non vede mai i figli a differenza – testuale – di un operaio o di un disoccupato che, quando tornano a casa, i figli li vedono; sottinteso: quando l’operaio torna dal lavoro e il disoccupato torna dal non aver lavorato, possibilmente coi cabbasisi che girano a mille. Insomma era meglio quando faceva il professore – ha commentato amaro Vinciullo intervistato dallo spregiudicato Cruciani, conduttore della trasmissione radiofonica di Radio 24 “La Zanzara”. Presumibilmente gongolante nell’ascoltare la triste storia del povero deputato siciliano che insisteva nel rimarcare che lui, Vinciullo, non è – testuale - un normale dipendente che alla fine del mese prende 2.000 euro e non ha le spese che affronta lui. Cioè quelle della benzina necessaria per il suo andirivieni tra Siracusa e Palermo, le altre per l’affitto di un appartamentino nei giorni in cui si ferma a dormire nel capoluogo siciliano, i soldi per mangiare.

Costi che gli altri deputati non hanno evidentemente il coraggio di denunziare, e quindi va dato atto a Vinciullo di avere portato alla luce questa condizione di enorme ristrettezza economica che vivono i parlamentari siciliani fuori sede. Altro che la demagogia dei grillini che si sono ridotti lo stipendio! Di sicuro loro e gli altri furbastri di questo o quel partito che non si lamentano, vuoi vedere che non hanno problemi di spese per la benzina perché viaggiano col treno o, peggio ancora, a sbafo chiedendo passaggi? Ma se qualcuno ha chiesto uno strappo a Vinciullo, lui è troppo signore per raccontarlo.

E comunque, il suo caso personale è aggravato dai continui esborsi per l’acquisto di cadeau per i matrimoni e per tutto il resto di cui sopra. Quelle spese di rappresentanza che i comuni mortali - testuale - non hanno e che in Sicilia, dato che noi non siamo come nel resto d’Italia, sono retaggi antichi.

Ora, parafrasando il titolo di un film (per fare cosa gradita all’unico cinefilo-cinofilo che legge questa rubrica): non si uccidono così neanche i Vinciulli. E invece da diversi giorni è additato al pubblico ludibrio, preso per il culo sui social network alla stregua di un (vin) ciolla i picche qualsiasi. C’è da dire che prima dell’intervista a La Zanzara, Vinciullo aveva già esternato le proprie difficoltà a tirare avanti con la paghetta del parlamento siciliano durante una puntata della trasmissione Tagadà su La7. Tanto che la conduttrice Tiziana Panella, con encomiabile spirito caritatevole, aveva proposto per lui gli 80 euro mensili previsti dal governo Renzi per i meno abbienti. Subito si era scatenata la solita canea a base di insulti e commenti salaci, fra cui lo sfottò persino sulla prima pagina del Corriere della Sera dell’editorialista Aldo Grasso.

E Vinciullo che fa? Ribadisce a La Zanzara, aggiungendo particolari ancora più toccanti, il suo stato di precario della politica. Che uno potrebbe pensare “Ma chistu è proprio ‘n’ pacchiottu?” - se non conoscessimo il suo acume, la sua sagacia, il suo fiuto sopraffino di politico navigato che al momento lo vede tra i nuovi pilastri del Nuovo centro-destra guidato dal nuovo Angelino nuovo Alfano. Per non parlare della super produzione di atti parlamentari con uno stakanovismo dalle modalità certo un po’ stocastiche ma, si badi bene, non stocazz! come taluni potrebbero fraintendere.

Talé u Talete. Il parcheggio-ecomostro è quel che rimase del progetto del “tunnel sottomarino di Ortigia”

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A colpi di ricorsi e sentenze le contese infinite tra Gennuso e Gianni e tra Sorbello e Bandiera. La disfida dei Pippi siracusani

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