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Elezioni regionali, autocandidati al via

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Nelle ultime performance la consigliera comunale ha fatto a meno della solita spalla rappresentata dal compagno Pippo Zappulla. Potendosi quindi esibire in un one woman show nel quale “sa sparàtu ‘a chiàppira” alla grandissima

 

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Correva  l’anno 1989 e nel numero del 31 dicembre il settimanale I Fatti scriveva: “Gino Foti ha saputo sopportare, con spirito di abnegazione e senza incazzamenti evidenti, gentuccia che di professione fa solo l’antiFoti. Chissà come fanno a tirare avanti, a battere chiodo. Può essere che si prenda uno stipendio solo per dire male di Foti?”. Il riferimento era al mensile satirico L’Isola dei Cani e in particolare al sottoscritto. Si trattava dell’ennesima insinuazione da sbullonata macchinetta del fango di periferia pubblicata da I Fatti e dal suo direttore Salvo Benanti, all’epoca vicino sia a Foti che all’ex sindaco Fausto Spagna.

In quegli anni, in effetti, gli esponenti della corrente democristiana-andreottiana al comando in città erano tra i soggetti preferiti dei nostri articoli e vignette, ma non certo gli unici. Passando dalla prima alla seconda repubblica, attraversando il ventennio berlusconiano per approdare all’attualità di piddini, grillini, salvini, fratellini d’Italia e agnellini di Silvio, ho continuato a ideare vignette dedicate a Foti e realizzate dai disegnatori de L’Isola dei Cani, e a scrivere di lui, per giunta intensificando la produzione grazie alla qui presente rubrica de “Il Bar sotto il mare”, di cui si offre in pagina un rappresentativo campionario.

Puntualizzo che il mio interessamento per l’oggi ottantatreenne Luigi, Benito, Romano detto Gino continua ad essere prevalentemente satirico. Quindi da non interpretare quale accanimento terapeutico nei confronti di un “povero vecchio” – come ebbe a definirlo il sindaco Giancarlo Garozzo quando fra i due c’era ancora del tenero e Foti non immaginava neppure lontanamente che un giorno avrebbe desiderato lo scalpo del giovane primo cittadino (“scalpo” come metafora, tanto più che Garozzo è tignusu). Ma il comune coinvolgimento in un fascicolo giudiziario offre inediti e inaspettati orizzonti, essendo la circostanza d’inevitabile aspetto satirico, oltre ogni ragionevole dubbio, per dirla col celeberrimo giurista della scuola di Francofonte professore Ciccio Tarocco. L’Isola dei Cani potrebbe trasformarsi ne L’Isola dei Nacchi, e il “Bar sotto il mare” diventare il bollettino ufficiale del gruppo “Amici di Foti al bar”, di cui del resto scrivo già ogni tanto e gratuitamente. Anzi a questo proposito chiederò una lauta somma quale forfettario indennizzo per quanto scritto negli ultimi 40 anni sul mio attuale coindagato. Così finalmente risponderò a quel vecchio pacchiotto interrogativo dei Fatti benanteschi su chi mi paga solo per dire male di Foti. Mi paga Foti medesimo!     

Sei ospedali in cerca d’autore

 

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Castigat ridendo mores. Ha stupito l’assenza alla recente assemblea dei zappulliani della consigliera comunale Simona Princiotta, anzi: “la mia consigliera comunale preferita” per dirla con una frase più volte pubblicamente ripetuta dallo Zappulla Pippo medesimo

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Castigat ridendo mores.  Gli anni d’oro, ma in parte anche di stagno, sono quelli della lunga fase trascorsa nel living room del bar Pascucci all’interno del Jolly Hotel, dove Foti ‘nculacchiatu in comodi divanetti riceveva amici stretti, cortigiani e clientes; ma era pieno di cimici

 

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