Angelo smarrito che andava a tentoni in un mondo sconosciuto immerso nelle tenebre, quello era Maria quando la conobbi. Non aveva ancora compiuto 36 anni, un caschetto di capelli castani lievemente ramati, voce infantile, piccole bianche mani che, come tentacoli, afferravano e si aggrappavano a tutto, occhi scuri, sguardo spento, l'espressione addolcita da un velo di malinconia.

Il primo sole del mattino entrava dal balconcino della sua camera per posare la sua luce sul letto dove lei attendeva di sentirne il calore dei raggi su di sé, solo allora si sollevava per alzarsi aggrappandosi a me. Dopo averla fatta lavare e vestire la portavo in veranda dove si lasciava accarezzare dal sole mentre un venticello lieve e dispettoso le spettinava i capelli scompigliandoli. Le descrivevo il panorama che si ammirava dalla sua casa, al quarto piano di un condominio che faceva parte di un complesso di palazzi signorili, all'ingresso della nostra città...Siracusa.

"Da quella parte c'è il mare, in questo momento increspato, il pontile appare abbagliante con i riflessi del sole, le piccole onde luccicano sotto i raggi..."Mi sembra di sentirne il gorgoglìo"! Diceva lei.

Poco distante, sullo sfondo, si stagliava maestoso l'Etna, così gaio con una nuvoletta sul cocuzzolo... Dopo colazione la portavo in cortile, lì poteva sentire il profumo dei fiori nelle aiuole e toccare le siepi e le foglie degli alberi. Ascoltando la radio in cucina, capitava che qualche vecchia canzone le rievocava delle scene della sua vita... e così iniziava a raccontare: "Era così bella la mia vita quando ci vedevo ancora...e c'era la mamma... Sai, andavamo spesso insieme al mercato, abitavamo in un'altro quartiere, al vicino sbarcadero salivamo in barca per arrivarci, che spettacolo lungo quel tragitto il mare verde smeraldo così brillante... Arrivate mi fermavo sempre davanti alla fontana al centro della piazza, lo scroscio dello zampillo mi metteva allegria...

Camminavamo lentamente così potevo gustarmi tutto...Le barche ferme al molo dondolavano sonnecchiando sotto il sole.... Il mercato poi era un caos di colori e di voci, come canti arabi... il profumo dei formaggi nostrani, delle olive "cunzate", non si può spiegare... e quanto altro ben di Dio! Quanta abbondanza di pesce, di ogni specie, appena pescato! Mamma oltre frutta e verdura, si fermava a prendere anche la frutta secca: nuciddi, calia, simenza... Ogni tanto ci scappava qualche collanina di perline colorate o un fermaglio per capelli per me.

Ogni volta tornavamo stracariche di roba. Prima di tornare avevo sempre voglia di fare un giro al porto. Mi piaceva tanto passeggiare alla Marina dal lato del viale alberato, sotto quella volta verde mi sembrava di entrare in un incantesimo, di essere fuori dal mondo, con la musica delle orchestrine dei bar che mi metteva allegria e mi faceva sognare... Arrivavo fino allo spiazzo con i sedili, dov'era l'acquario e di fronte la piccola spiaggia.

Risalivo per un pò Largo Aretusa, mi piaceva tirare dall'alto il pane alle oche e ai pesci, fra i papiri, facevano a gara per correre a prendere i pezzettini nell'acqua... in quel luogo incantato che odora del mito dell'amore eterno...

L'acqua dolce della fonte che confluisce a mare tramite un passaggio sotterraneo...Ricordi la storia, piccola mia? Artemide dea della caccia, sorella di Apollo, si prese cura della piccola Aretusa e la crebbe allenandola per la corsa ed il nuoto. Un giorno mentre già giovinetta correva nei boschi, Aretusa sentì il bisogno di rinfrescarsi e si immerse in un immenso corso d'acqua, poco dopo sentì un sussurro che la fece sussultare, era Alfeo, la divinità del corso d'acqua, lei fuggì di corsa ed Alfeo la inseguì, Aretusa allora chiamò a gran voce Artemide chiedendo aiuto, questa la avvolse in una nuvola soffiando forte in direzione della Sicilia per mettere a riparo la ninfa.

Arrivata nei pressi di Ortigia la nuvola iniziò a lasciar cadere Aretusa che si tramutò in una sorgente d'acqua dolce e fresca. Alfeo, disperatamente innamorato, convinse il padre Oceano ad aiutarlo, così questi scavò una caverna sotto la fonte in modo da farvi scorrere le acque di Aretusa e Alfeo unite per l'eternità. Quel giorno, dopo quel racconto, mi balenò un'idea... Feci vestire per bene Maria, la feci salire in macchina e la portai ad Ortigia! La feci scendere il più vicino possibile l'ingresso del porto, lo riconobbe subito, diceva che quel luogo aveva un odore particolare e il vociare allegro della gente, la musica proveniente dai bar all'aperto...

Attraversammo la porta spagnola, la portai da lì sino alla sua amata Fonte. Avevo portato del pane da casa, arrivate alla ringhiera glielo diedi e lei felice come una bambina lo lanciava alle anatre e sorrideva sentendole starnazzare. Fu l'unica bella giornata per le dopo molti anni. Ed anche l'ultima. Purtroppo il suo male avanzava...

Dopo poco tempo Maria se ne andò con un tumore al cervello. La romantica fanciulla siracusana che riusciva a vedere con gli occhi del cuore.

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