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Nelle scorse settimane la prof.ssa Margherita Ferrante, dell’università di Catania, ha presentato, nei locali dell’Ordine dei medici di Siracusa, nella colpevole assenza dei rappresentanti politici e istituzionali, uno studio, nell’ambito del Focus sui dati epidemiologici voluto dal Patto di responsabilità sociale, basato sui dati di mortalità e incidenza tumorale, tratti dai registri tumori siciliani.

Gli organi di stampa hanno dato rilievo all’evento, ma hanno anche riportato commenti critici non supportati da adeguate controdeduzioni oggettivamente sostenibili.

Mi corre l’obbligo, per essermene occupato personalmente negli anni ‘80 quale responsabile della Lega per l’ambiente e per aver continuato a seguire direttamente l’operato delle istituzioni preposte, di intervenire per provare a ricondurre il confronto entro i suoi alvei oggettivi.

La Lega per l’ambiente, insieme ad altri soggetti sociali , tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, segnati da crescenti allarmismi in ordine alla presunta anomala diffusione di forme patologiche riconducibili a fonti inquinanti di natura industriale, giustificati da discutibili comportamenti imprenditoriali, facilitati da una legislazione assolutamente carente, avanzò, tra le altre rivendicazioni, la richiesta dell’istituzione di un pubblico registro dei tumori che consentisse la conoscenza ed il monitoraggio della situazione sanitaria dell’area industriale e della provincia.

Dovettero passare quasi 20 anni per conseguire tale risultato ma, a cominciare dal 1997, il Registro Tumori dell’ASP con la guida del dr. Anselmo Madeddu e di una equipe di esperti si è progressivamente guadagnato, anche sul piano nazionale, un meritorio accreditamento quale fonte scientificamente attendibile sul terreno della conoscenza del fenomeno in questione. Tanto da ottenere, nel 2007, insieme a pochi altri in Italia, il riconoscimento internazionale dell’IARC, organismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Possiamo in sostanza affermare che il territorio di Priolo, Augusta e Melilli (SIN) è una delle aree ormai più studiate e conosciute d’Italia.

Tornando ai dati riferiti dalla dott.ssa Ferrante, si evince che, nel periodo 2003 – 2015, nel SIN, i tassi di mortalità per tumori sono rimasti pressoché invariati nel tempo e non si discostano, sostanzialmente, da quelli registrati a Siracusa città e Catania Città. La relativa incidenza, cioè i casi di insorgenza per tutti i tumori per lo stesso periodo, è invariata nel tempo nei tre comuni del SIN, e non si differenzia da quella del resto della provincia, anzi si attesta un poco al di sotto di quella della città di Siracusa e molto al di sotto di quella della città di Catania. I dati complessivi mostrano una lieve tendenza in discesa.

La classifica per i dati di incidenza in Sicilia per tutti i tumori è la seguente:

1 Catania, 2 Acireale, 3 Palermo, 4 Caltagirone, 5 Messina, 6 Gravina, 7 Augusta, 8 Taormina, 9 San Cataldo, 10 Mussomeli, 11 Vittoria, 12 Giarre, 13 Gela, 14 Siracusa, ecc

Come si vede, Augusta compare al 7° posto e Siracusa al 14°.

La maggior incidenza osservata nelle aree metropolitane rispetto ai SIN di Priolo e Gela suggerisce la presenza di altri fattori determinanti oltre l’inquinamento industriale: stili di vita, inquinamento urbano, ecc.

In assenza di dati scientifici diversi ma altrettanto attendibili, occorre riconoscere che la realtà sanitaria del comprensorio industriale sia quella riportata nelle fonti ufficialmente accreditate e non piuttosto in quelle, di oggettiva ed incerta elaborazione, foriere di catastrofi e sventure prive di significato scientifico, che incidono solo sull’emotività delle popolazioni, creando inutili allarmismi, alimentando comportamenti populistici e demagogici, ma, soprattutto, distraendo dai reali problemi e, conseguentemente, allontanando le soluzioni che da tempo si sarebbero dovute attuare per rendere compatibile l’attività industriale con la salute e l’ambiente.

Di fondamentale importanza è, da questo punto di vista, il ruolo dei mezzi di informazione. Occorrerebbe responsabilmente evitare di dare eccessivo risalto a considerazioni personali non supportate da dati oggettivi ma che, se provenienti da personaggi a vario titolo accreditati presso la pubblica opinione, finiscono con avere un impatto seducente ma di fatto manipolatorio e, in conclusione, difficilmente controllabile.

Occorre ripartire dalle strutture istituzionali del territorio, garantirne la massima efficienza, non tollerare “dismissioni istituzionali” come quelle in corso, avere il coraggio di lasciare alle spalle la retorica consumata degli allarmismi ingiustificati e spingersi senza pregiudizi ideologici a vedere come fare a rendere quello che resta dell’industria sopravvissuta al fenomeno della deindustrializzazione compatibile con la tutela della salute e del territorio.

Tutto il contrario di quanto registriamo, con rammarico, a proposito del commento di un componente del governo cittadino, l’assessore Fabio Granata, il quale, assente alla presentazione dei dati, non esita ad affermare che “l’emergenza sanitaria a Siracusa è stata ancora una volta liquidata in modo autoreferenziale e rassicurante dalla locale Asp..."tutto va bene madama la Marchesa" e che gli ambientalisti storici sono “da sempre supini e complici verso il potere dei petrolieri”.

Considerazioni semplicistiche, che non fanno onore ad una persona che, pure, si è distinta, in un recente passato, nella importante difesa dei beni comuni, ma, che, per il ruolo oggi rivestito, rischiano di innescare una deleteria diatriba delegittimante a livello istituzionale e di non offrire comunque alcun contributo efficace alla soluzione di un problema, che merita ben altra attenzione politica ed istituzionale.

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