Nel Ragusano sequestrato un hotel la cui costruzione aveva distrutto le dune. Nel Siracusano scogliere trasformate in comode scale, i lidi - come a San Lorenzo - cementificati sulla sabbia

 

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A Gaetano Valastro e Dora Profeta assegnato il vertice a Catania e a Caltanissetta. Antonio Sansone Santamaria nuovo direttore dell’ARPA Siracusa. Già dirigente nella sede centrale di Palermo, si è occupato di inquinamento acustico ed elettromagnetico.

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La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018

Siracusa. Una lunga spiaggia di sabbia finissima e dorata. Sorgenti d’acqua dolce e rocce imbiancate. Il mare trasparente, caldo, pescoso. I fondali rivestiti da praterie di Posidonia oceanica, la pianta marina che indica acque pulite e ricche di ossigeno. Sulla battigia, cumuli di posidonia strappata dalle mareggiate, oppure tappeti di spugne di mare, la base costituente delle dune. Alle spalle della spiaggia, gli apparati radicali di piante come la Carota spinosa, il Lentisco, l’Efedra fragile e il Fiordaliso delle spiagge stabilizzano le fragili dune e le difendono dall’erosione. A fine estate, passeggiando lungo la spiaggia, profumati fiori di Pancrazio marittimo si avvertono ancor prima di vederli.

La spiaggia delimitata da un piccolo golfo sul quale gli unici edifici esistenti sono quelli di una tonnara seicentesca che fu proprietà anche del conte Cesare Gaetani e della famiglia Nicolaci. Andando verso l’interno, la vegetazione alofila viene sostituita dalla steppa, dalla gariga, quindi dalla macchia mediterranea. A seguire, distese di terre coltivate a vite, ulivo, mandorlo, carrubo. Tutte colture non irrigue, rispettose del territorio e della falda acquifera, colture da cui derivano prodotti di eccellenza come il Moscato di Siracusa e la Mandorla Pizzuta. A febbraio, quando esplode la fioritura del mandorlo, il paesaggio si riveste di delicati ed effimeri petali bianchi da sembrare il paradiso. Tra le vaste coltivazioni, solo qualche caseggiato rurale, le tipiche masserie iblee e altre basse architetture a secco.

Sembra che stia descrivendo la riserva naturale di Vendicari, le cui meraviglie stanno facendo arricchire Noto e dintorni. Con dolore, invece, mi riferisco a quel che era Fontane Bianche prima che le mille costruzioni abusive fagocitassero ogni bellezza, ogni dono della natura.

Se proprio vogliamo renderci conto di quanto sia stato vantaggioso per pochi e deleterio per la collettività costruire senza regole e controlli, la costa di Fontane bianche ne è l’emblema. Erano gli anni 60-70-80-90 quando si costruiva senza alcuna concessione, tanto - si diceva - prima o poi gli abusi sarebbero stati condonati. La sconcertante velocità con cui le villette abusive hanno modificato gli ambienti naturali ha comportato la devastazione di paesaggi, natura, costa e mare.

Villette, seconde case, parcheggi, ristoranti al mare, negozi, hotel, beach bar e prati inglesi fino al mare hanno distrutto il paradiso di Fontane Bianche, nascosto il mare alla vista e limitato l’accesso alla spiaggia libera. Dove non hanno chiuso con cancelli e muri, le discese al mare sono state ridotte ad angusti, sporchi e scuri corridoi, nascosti peraltro dai muri di confine delle villette. Scomparse le dune e la tonnara. Distrutta la vegetazione alofila, la gariga, la macchia mediterranea; al loro posto palme esotiche, mimose, araucarie, magnolie e altre specie aliene. Un danno irreparabile dal punto di vista naturale, culturale e del diritto di tutti i cittadini di poter fruire di spazi liberi, dove la natura è altrettanto libera di esprimersi. 

Diciamocelo chiaramente. Fontane bianche non c’è più. E l’abbiamo persa per sempre. Adesso sulla costa c’è solo una vasta colata di cemento e di asfalto, uguale a qualsiasi altra parte del mondo. Niente di unico, di naturale. Tutto alterato e plasmato dall’uomo. La perdita è imputabile a una minoranza che ha pensato solo al vantaggio personale, ai costruttori che hanno versato cemento ovunque, e agli amministratori democristiani che hanno fatto finta di non vedere e non sapere.

I proprietari delle costruzioni prossime alla spiaggia non si sono preoccupati neanche di lasciare la vista sul mare. Passeggiando al viale dei Lidi, il mare non si vede più. Una zona balneare in cui il mare è occultato da muri, tetti, reti, paletti, rampicanti e altro, quanto interesse può suscitare al turista? Se negli ultimi vent’anni Fontane bianche si è spopolata e la zona sud (Vendicari, Marzamemi, Portopalo, Pachino) ha sempre più turisti, qualche riflessione dovrà suscitare in chi è preoccupato dei vincoli derivati dal Piano Paesaggistico.

Agli uomini d’affari che vogliono difendere questo modello di sviluppo. A loro che cambiano gli eventi solo a pagamento, che non hanno ali per volare, che osservano il mondo col paraocchi e avvertono solo l’odore dei soldi. Vi è andata benissimo fino a ieri, e questo vi può bastare. Pretendere di continuare a fare come in passato, ora che il senso civico dei cittadini è sensibilmente più alto, mi pare anacronistico e palesemente lontano dagli interessi della maggioranza. I tempi sono cambiati e le regole, indispensabili per una crescita civile e sociale equilibrata e sostenibile, sono arrivate per tutti. Anche per voi. Adeguatevi al cambiamento.

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