La storica linea attraversa un territorio di grande valenza paesaggistica, archeologica (di questi giorni la scoperta di antiche tombe di pirati a Portopalo) e naturalistica. Andrebbe riattivata

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Eccessive, invadenti, di cattivo gusto e non conformi all’arredo urbano di un centro storico Unesco

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Non è indispensabile disporre di risorse finanziarie, ma molto può fare la mobilitazione, la partecipazione, la cittadinanza attiva

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Previsione della categoria dei beni comuni, ossia delle cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona. I beni comuni devono essere tutelati e salvaguardati dall’ordinamento giuridico, anche a beneficio delle generazioni future (…) In ogni caso deve essere garantita la loro fruizione collettiva. (…). Sono beni comuni, tra gli altri: i fiumi, i torrenti e le loro sorgenti; i laghi e le altre acque; l’aria; i parchi come definiti dalla legge, le foreste e le zone boschive; le zone montane di alta quota, i ghiacciai e le nevi perenni; i lidi e i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; i beni archeologici, culturali, ambientali e le altre zone paesaggistiche tutelate”.

È il passo fondamentale della proposta di legge di iniziativa popolare (cioè da sottoporre all’esame del Parlamento su proposta di almeno 50.000 elettori) scritta dalla Commissione Rodotà, per la quale è iniziata, da febbraio 2018, la raccolta di firme.

“I beni comuni. L’inaspettata rinascita degli usi collettivi”. Così, nel febbraio del 2017, Stefano Rodotà titolava una delle sue ultime lezioni pubbliche, riassumendo il percorso iniziato dieci anni prima, quando il Ministero della Giustizia aveva incaricato una commissione di giuristi, da lui presieduta, di studiare una proposta di nuova formulazione delle categorie dei beni sancita dal codice (beni pubblici o privati). Era iniziata, nel corso degli anni Novanta, la stagione delle privatizzazioni, che aveva portato alla vendita di aziende un tempo pubbliche. Si era acceso il dibattito sui rischi della sottoposizione al mercato e allo sfruttamento privato di beni (a partire da quelli fondamentali, come l’acqua) la cui natura di risorse indispensabili per la comunità non sarebbe stata più tutelata – o sufficientemente realizzata - dall’appartenenza pubblica. Ed erano anche gli anni in cui maturavano gli studi di Elinor Olstrom – poi insignita, nel 2009, del premio Nobel per l’economia - che analizzava il funzionamento di sistemi economici diversi da quelli tradizionali, basati sull’uso collettivo ed ecologicamente sostenibile dei beni comuni.

Da queste opposte tensioni scaturisce una profonda riflessione sulla natura dei beni, che induce la Commissione Rodotà a definire una nuova categoria. Sono i Beni Comuni, per la cui individuazione non rileva il regime di proprietà (pubblica o privata), ma l’uso, e soprattutto il valore fondamentale che essi rivestono per “il libero sviluppo della persona” e per “le generazioni future”.

Sono concetti di portata formidabile, che mettono al centro della società ogni “persona” (definizione molto più complessa del semplice “uomo”) e tutte le persone, comprese quelle che verranno.

È l’intuizione di un nuovo umanesimo, a sua volta possibile radice di un nuovo rapporto fra società ed economia.

La proposta di legge, pronta nel 2009, non approdò in Parlamento per il sopraggiunto cambiamento di governo. Oggi, il Comitato per la Difesa dei Beni Comuni “Stefano Rodotà” ne promuove la presentazione come proposta di legge di iniziativa popolare (e, di fatto, cosa c’è di più popolare dei Beni Comuni?).

Anche a Siracusa, come in tutta Italia e in molti comuni della Sicilia, si è costituito, su iniziativa di Lealtà & Condivisione, un comitato locale per la raccolta di firme. Oggi, 9 marzo, un incontro all’Urban Center promuove un confronto, sui beni comuni e sulla proposta di legge, fra giuristi, associazioni e rappresentanti del Consiglio Comunale, iniziando ufficialmente la raccolta di firme.

La silenziosa marcia dei Beni Comuni continua.

Sarebbe bello confrontarci su Siracusa che si prende cura di Siracusa. Occorre un regolamento che, rappresentando una cornice normativa certa e condivisa, aiuti l’amministrazione e i cittadini a collaborare

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D’intesa con i settori competenti, possono sviluppare l’economia con investimenti mirati migliorando anche la qualità della vita

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