Purtroppo l'arbitro, per natura cornuto, ma per diletto venduto, è stato di parte e, ad oggi, non ha ancora multato il PD che dal 2011 continua a dichiarare che la ripresa c'è, che si vede la luce in fondo al tunnel

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Certo, sarebbe bello avere politici colti, amministratori della cosa pubblica, che non si siano limitati a Tex Willer, o la settimana enigmistica per aprire la propria mente. Sarebbe bello che uno che deve amministrare, che so, una città non abbia studiato solo  medicina o giurisprudenza o chimica. Perché è chiaro che, ad amministrare una città sarebbe bello poter chiamare una persona dai molteplici interessi, dalla cultura variegata, dalle numerose e dotte letture, ma anche consapevole delle necessità del popolo, delle leggi di mercato, delle filosofie di finanza pubblica e di occupazione...

Insomma, sarebbe bello.

Da queste parti, per altro, potremmo accontentarci anche di amministratori ai quali le nonne o le mamme o le maestre abbiano raccontato le favole. Manco questo! Per esempio, se a Marino avessero raccontato la favola di Pinocchio, egli avrebbe intuito che dicendo le bugie prima o poi sarebbe arrivato un Papa qualunque a fargli fare una interplanetaria figura di cacca. Se a Crocetta e ai suoi degni predecessori e colleghi avessero raccontato la favola dei tre porcellini, questi avrebbero potuto prevedere che costruendo le strade, i ponti, le ferrovie con la sabbia o sopra la sabbia le opere prima o poi sarebbero crollate.

Se a Garozzo avessero raccontato la favola di "al lupo al lupo" smetterebbe di emanare allerta meteo e, se proprio insistesse a seguire come un burattino le indicazioni della protezione civile che fino ad ora si sono mostrate delle grandissime 'zzate, almeno poi le ritirerebbe! Perché vedi, caro Garozzo, se continui a obbedire supinamente alle direttive di una protezione civile che si sta dimostrando molto fantasiosa, finisce che quando veramente verrà il diluvio a Siracusa i bambini saranno a scuola, le mamme al supermercato, gli uffici aperti, la gente in giro e si salveranno solo quelli che, come chidicoio, non fanno una beneamatamazza da anni (e sappiamo di chi stiamo parlando).

Sia chiaro, io non dico che Garozzo non debba divulgare le allerta meteo quando le riceve: fa bene a farlo. Egli manda messaggini a tutti, utilizza fb, twitter, gli sms dei cellulari proprio come un esperto quindicenne. Poi però, io dico, il caro Sindaco quando vede che splende il sole e che non piove se non qualche dovuto insulto, o qualche spontaneo sputo, con la stessa praticità tecnologica dovrebbe ritirare l'allerta immediatamente.

Mettiamo il due novembre. A parte il fatto che con la chiusura dei cimiteri (questa è veramente grossa), comunicata come indicato sopra intorno alle 21 dell'1 Novembre, ha rovinato decine di fiorai che vedono il loro guadagno annuale proprio il giorno dei defunti, e quindi a parte questa bazzecola, il due novembre, quando si è svegliato, avrebbe potuto ritirare l'allarme, fare riaprire uffici e cimiteri e, con un grandissimo spirito di sacrificio, affacciandosi alla finestra, al primo raggio di sole che spuntava, riconoscere, ammettere e divulgare che "non piove, governo ladro!".

Immaginiamo Garry Kasparov e Anatoly Karpov, in quell'incredibile torneo di scacchi. I due campioni si incontrano, si danno la mano, si seggono ai lati della scacchiera e da quel momento inizia una sfida senza precedenti, senza scorrettezze, senza sotterfugi, volgarità, dissapori.

E' una sfida: il migliore dei due diverrà il campione del mondo e l'altro resterà lo sfidante. E sarà uno sfidante degno di questo nome, un uomo dalle capacità indubitabili. Lui stesso è talmente ben consapevole di questo che accetterà la sconfitta come una ulteriore lezione di vita, come sprone per imparare una nuova strategia, per volgere ancora una volta la scacchiera dall'altro lato e porsi nella mente del campione fino a imparare a prevedere l'imprevedibile nelle sue mosse.

Ecco, in questa partita sarà un onore tanto vincere (e infatti Kasparov fu campione del mondo per molti anni) quanto avere avuto l'opportunità di confrontarsi.

In realtà non ci fu uno sconfitto, niente lacrime, maledizioni, o imprecazioni: il campione, in piedi, si congratulò sinceramente con lo sfidante che non smise di ammirare le capacità del suo avversario.

Naturalmente, nessuno dubita che dentro di loro le sensazioni saranno state fortissime: il campione avrà gioito di una felicità sconfinata, lo sfidante si sarà sentito molto infelice. Non sarebbe stato uguale una diversa vittoria: se Kasparov sfidasse, ad esempio, Borghezio in una partita a scacchi, vincerebbe senza onore né gloria, quasi come se avesse giocato contro un piccione. Kasparov non proverebbe alcuna gioia e, probabilmente, Borghezio sputerebbe sulla scacchiera prima di lanciarla per terra, pestarla sotto ai piedi e sostenere che l'avversario ha vinto per puro caso.

Perché questo paragone introduttivo? Perché ci sono vittorie che hanno diritto a questo nome e altre che sono poco più o poco meno che mere circostanze: non c'è partita, né onore né gloria, non ci sono campioni degni di questo nome né sfidanti all'altezza della situazione. La vittoria è assegnata dal caso, dall'incapacità totale di una parte, dalla fortuna sfacciata o dal fato, o dall'ignavia dell'avversario, da errori banali ed elementari, da un mal riposto senso di superiorità che induce a sottovalutare l'avversario, dallo spregio delle regole che, poi, l'arbitro sanziona, dalla noia o dalla stupidità.

E' in quest'ottica che dovremo cominciare ad abituarci all'idea di vedere il nostro Paese governato da un gruppo di persone che ha dimostrato di sapere organizzare il servizio ai tavoli in una pizzeria.

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