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L’AZZECCAGARBUGLI – Ancora sulla gogna mediatica

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Noi non lapidiamo più le donne, è faticoso. Meglio scagliare la prima, la seconda, la terza, la quarta, la centesima pietra addosso a una persona da casa, nascosti dietro a un ridicolo nick. A Siracusa accade la stessa cosa, ne parleremo

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Forse anche la Banda Bassotti, se si fosse presentata, avrebbe preso più consensi del PD! Ora speriamo che questi giovani, colti e arrabbiati e pervasi da buoni propositi, riescano almeno a raggiungere il 50% degli obiettivi che si sono prefissati

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La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

Questa volta non è stata la Magistratura italiana a suscitare l'indignazione generale, e la mia in particolare, ma quella norvegese. Già il fatto che il massimo della pena prevista in Norvegia fosse di 21 anni sembrava sconcertante; poi abbiamo scoperto che il galantuomo che ha ucciso 77 persone e, quindi, distrutto almeno 77 famiglie stesse in tre comode stanze, con tanto di vitto e alloggio, televisore e play station aveva veramente fatto rivoltare le budella. Adesso scopriamo che il trattamento riservato al tizio dalla Norvegia, ossia 5 anni di isolamento, è considerato "inumano" alla luce dell'art. 3 della Convenzione Europea sui diritti dell'uomo. Direi che quando è troppo è troppo.

Vorrei partire da una considerazione del tutto personale, per giungere ad una conclusione che, magari, è condivisa. E sia! Le pene non sono uguali per tutti. Intendo dire che, per esempio, tutte le sanzioni pecuniarie fisse sono inique, perché colpiscono più duramente i poveri. Per esempio: se entrare in auto in ZTL comporta una contravvenzione di cento euro, è chiaro che un uomo ricco potrà entrare ed uscire tutte le volte che vuole mentre uno povero dovrà starsene fuori. In questo modo, il divieto esiste solo per i poveri, mentre ai ricchi è concesso, pagando, di violarlo.

Lo stesso vale per gli arresti domiciliari: se è vero che la libertà è un bene prezioso per chiunque, è pur vero che trascorrere gli arresti domiciliari in una stanza di una misera casa popolare è ben diverso che trascorrerli in una villa con parco e piscina, per quanto possa essere afflittivo comunque non avere rapporti con gli altri.

Quello che intendo dire è che ognuno patisce un suo dolore personale mentre sconta la pena e ognuno ha una sua personalissima percezione della pena: della propria e anche di quella altrui. È di solare evidenza che una persona molto socievole, che ha una vita di società, che la sera va in discoteca e di giorno frequenta il mondo patirà di più l'essere isolata dagli altri rispetto ad una persona introversa, chiusa in se stessa, poco incline ai rapporti umani. Per questa ragione, una legge che imponga una sanzione pecuniaria fissa o una sanzione identica per ogni soggetto che delinque è una legge iniqua, ingiusta.

Ciò detto, che quel soggetto norvegese che ha trucidato 77 ragazzi, prendendoli uno ad uno e sparandogli alla testa, quella brava persona che entra in un'aula di tribunale facendo il saluto nazista senza alcuna vergogna, quella feccia che non mostra alcun segno di pentimento o rimorso... ecco, quel soggetto non può subire la stessa condanna di un altro, ma nei suoi confronti deve essere applicata una legge ragionevole, adeguata, commisurata al dolore che ha provocato, anche al fine di evitare di suscitare nei familiari dei ragazzi uccisi la voglia di vendicarsi personalmente ed infliggere al condannato la pena che lo Stato non gli commina.

Sono indignata per il trattamento che gli è riservato, per le tre stanze la tv ed il resto che sono negate a tante persone per bene che non hanno mai fatto del male a nessuno. Sono indignata per l'inadeguatezza della magistratura davanti a criminali di questa portata, la stessa magistratura che invece mostra tutta la propria forza davanti a miserabili ladri di biciclette. Sono indignata perché veramente diventeremo cittadini che non trovano il motivo per comportarsi secondo la legge, perché in fondo la sanzione, per molti, sarebbe una benedizione.

Sono indignata perché a certi delinquenti è garantita una vita più serena e meno disagiata che a tanti padri di famiglia che per anni si sono spezzati la schiena per ritrovarsi, poi, con un pugno di mosche in mano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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