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La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

Il Disegno di legge 988, dedicato all’agricoltura biologica, approvato alla Camera a dicembre con larga maggioranza, sta per approdare al Senato. Un settore che in Italia copre il 15% della superficie agricola nazionale, dà lavoro a 76.000 aziende, ha un fatturato di 3,5 miliardi di euro e rappresenta circa il 3,5% della spesa alimentare degli italiani. Il testo del disegno di legge deliberato dalla Camera ha, giustamente suscitato le critiche di molti membri della comunità scientifica italiana. Più di 400 agronomi, ricercatori, docenti universitari hanno firmato la lettera che il 9 gennaio scorso è stata indirizzata a tutti i senatori della Repubblica e che della legge chiede il ritiro.

A votare la nuova legge quadro sul biologico ci sarà anche Elena Cattaneo, docente all’Università Statale di Milano e senatrice a vita. Una delle prime in Italia ad aver smascherato il metodo Stamina, proprio quando i Grillini e altri irresponsabili ignoranti manifestavano davanti al Parlamento, creando disordini e chiedendo a gran voce che fossero ammessi alle cure truffaldine tutti gli ammalati che lo chiedevano.

Chiarissime e durissime le argomentazioni della famosa ricercatrice italiana. Per giustificare prezzi del biologico fino al cento per cento superiori, è stata promossa l'illusione che fosse l'unico metodo in grado di salvare il mondo e farci vivere meglio e di più. Correttamente la professoressa riafferma che non esistono prove scientifiche a confermarlo, che le analisi dicono che i prodotti biologici non sono qualitativamente migliori e che il bio su larga scala è insostenibile poiché per le principali colture produce fino al cinquanta per cento in meno, richiedendo il doppio della terra.

Io stesso che vi scrivo, cinque anni fa, proprio sulla Civetta di Minerva, ho dato ampie dimostrazioni scientifiche che il biologico è un fenomeno mediatico ingannevole che non apporta alcun beneficio a nessuno se non a chi duplica o triplica i prezzi, sfruttando sensazioni romantiche di cittadini che hanno perso da qualche tempo la bussola della buona amministrazione e che sono accuratamente disinformati dai media e dai social.

Il fenomeno del biologico, inoltre, è un’offesa ai diritti dei cittadini che già hanno molte garanzie statali sulle produzioni agricole ordinarie per cui non devono aspirare a maggiori sicurezze sulla sanità di quello che mangiano. In sostanza si propone di pagare il doppio per avere prodotti buoni e sani, facendo supporre al cittadino che la normale produzione non sia sicura e buona come quella biologica.

E’ stata una spiacevole sorpresa per molte persone in buona fede scoprire che anche i prodotti biologici, spesso, sono trattati con gli stessi farmaci o concimi delle altre ordinarie coltivazioni e che le analisi chimiche non confermano migliori qualità nutrizionali.

Per convertire il mondo al biologico quindi dovremmo rendere coltivabili altre centinaia di milioni di ettari sottraendoli a foreste e praterie. Per anni i consumatori hanno subito inermi questo inganno: per questo oggi consiglio a tutti di leggere questo documento. La “favola” del “naturale = buono” ha contribuito, poi, a etichettare come “inquinatori del pianeta” oltre un milione d’imprenditori agricoli che si affidano ogni giorno alle migliori tecnologie disponibili per garantire al consumatore prodotti sani e sicuri, all'ambiente il metodo che inquina meno e a se stessi la soluzione più efficiente in termini di resa. Sono le stesse associazioni e lobby del “biologico di massa” a muovere accuse che non reggono a un'analisi scientifica.

Anche il Parlamento ha sposato una narrazione “bucolica” ed elitaria che ha ben poco a che vedere con la realtà. Si disconosce, di fatto, quel 97% dell'agricoltura che rende unici i nostri prodotti (pensiamo alla Denominazione di Origine Protetta), tutela l'ambiente con l'innovazione e garantisce cibo accessibile e di qualità a tutti. Si arriva perfino a prevedere finanziamenti solo per linee di ricerca specifiche per il biologico, anziché promuovere la ricerca per tutta l’attività agricola. Come al solito, è ignorato completamente il sistema dei controlli, elemento che, a leggere le tante notizie sul “falso bio”, avrebbe meritato ben altra attenzione.

 

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