Abbiamo commissionato a un laboratorio specializzato le analisi dei campioni in diversi quartieri della città. Ecco i primi risultati sulla conduttività elettrica: Viale Scala Greca: 2744, Viale Zecchino: 2780, Viale Tunisi: 2740, Piazza Pancali: 2650. I valori di cloruri e sodio sono alle stelle!

 

 

Grazie ai nostri possenti mezzi (amicizia personale e stima per la funzione civica svolta dal nostro giornale) siamo in grado di pubblicare alcuni rilievi tecnici sulla conduttività di campioni di acqua erogati in vari quartieri di Siracusa. Siamo in attesa di ricevere copia dei dati ufficiali, rilevati dagli appositi organi di controllo. Per ogni evenienza, non sarebbe male se altri organi inquirenti, che siano eventualmente al lavoro sulla situazione siracusana, acquisissero analoghe rilevazioni mediante perizie autonomamente disposte. Ciò consentirebbe, all’occorrenza, opportuni confronti.

La domanda alla quale vogliamo rispondere è: l’acqua di Siracusa è potabile? Sappiamo già che a Cassibile e Belvedere lo è, ma abbiamo forti dubbi che lo sia negli altri quartieri del capoluogo. Abbiamo commissionato a un laboratorio specializzato le analisi dei campioni in diversi ambiti della città. Ecco i primi risultati sulla conduttività elettrica: Viale Scala Greca: 2744, Viale Zecchino: 2780, Viale Tunisi: 2740, Piazza Pancali: 2650. I valori di cloruri e sodio sono alle stelle!

Quanto prima saremo in grado di avere i risultati ufficiali nel particolare e, se ciò che ipotizziamo dovesse avere conferma, condurremo una dura e forte battaglia per l’applicazione immediata della recente legge regionale n. 19 dell’11 agosto 2015, riguardante la Disciplina in materia di risorse idriche.

Essa non necessita di alcun decreto applicativo: nell’ultimo suo articolo (il 14° per l’esattezza) chiarisce che «entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione». Per la cronaca precisiamo che essa è stata pubblicata sulla gazzetta regionale di venerdì 21 agosto 2015. Dunque, è già pienamente in vigore. E il comma 2 dell’articolo citato è categorico: «E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione». Ciò premesso, ci piace evidenziare ai nostri lettori e agli amministratori siracusani un importante passo dell’art. 11: «In relazione al livello di qualità della risorsa idrica, ovvero nei casi in cui la stessa non è utilizzabile per fini alimentari, la tariffa è ridotta in una misura pari al 50 per cento».

Non servirà obiettare che la nuova tariffa deve ancora essere determinata della «Giunta regionale, su proposta delle Assemblee territoriali idriche […]». Quando la nuova tariffa sarà stata determinata, si applicherà anche ad essa ciò che intanto vale per l’attuale, in ossequio alla legge già vigente. Pertanto, la tariffa in vigore già adesso è obbligatoriamente da ridurre al 50% nei casi in cui la risorsa idrica fornita «non è utilizzabile per fini alimentari», cioè non rispetta i parametri di potabilità in vigore.

Li rispetta l’acqua erogata dai rubinetti delle case siracusane? A noi sembra proprio di no. Già la Civetta ha segnalato da tempo che le deroghe ammissibili in fatto di superamento dei parametri di potabilità sono state concesse alle amministrazioni precedenti e che, da anni, non esiste più alcuna possibilità di contare su ulteriori deroghe. Le precedenti amministrazioni non hanno voluto o saputo risolvere il problema (ricorrendo ad altre fonti idriche non salmastre) né hanno applicato la norma CIP che già avrebbe dovuto comportare la riduzione della tariffa. Non vogliamo certo riversare sulla attuale amministrazione alcuna responsabilità per l’inettitudine e l’ignavia delle precedenti, ma registriamo (senza sconti per nessuno) che anche l’amministrazione attuale non ha fatto nulla (in un momento di grave crisi economica, in cui molte famiglie non riescono a sbarcare il lunario con le limitatissime risorse disponibili) per fare applicare le riduzioni tariffarie che già le norme in vigore prima della legge regionale avrebbero consentito ed imposto.

Ci riferiamo alle seguenti norme: a) Direttiva CEE N.80/778; b) D.P.R. n.236/88 Art.21, Comma 1; c) D.L. n.66/89; d) Art.13 del provvedimento C.I.P. n.26/75 (riduzione canone 50%). Ed aggiungiamo anche un interessante caso giurisprudenziale: la sentenza di un Giudice di Pace di Reggio Calabria, che attesta la fruibilità e la vigenza di tali norme. Riportiamo separatamente, in questa stessa pagina, stralci di tale sentenza.

E ci chiediamo perché a Siracusa né le precedenti amministrazioni né l’attuale si siano prese cura di tutelare gli interessi dei cittadini, richiedendo o pretendendo a loro vantaggio l’applicazione di tali norme. Non le conoscevano? Impossibile: la Civetta ha già divulgato informazioni in merito ad esse ed ha anche posto un elenco di domande ad un precedente sindaco. La cosa non sarà certo sfuggita all’attuale, che già allora era impegnato in politica da oppositore.

All’attuale sindaco Garozzo, responsabile di una gara di affidamento di dubbia regolarità e certamente in palese contraddizione con l’impegno da lui affermato per la ripubblicizzazione del servizio idrico (quarto punto del suo programma elettorale), chiediamo adesso cosa intenda fare per costringere il gestore attuale a rispettare l’art. 11 della legge regionale. Non può trincerarsi dietro affermazioni che possano gabellare per obsolete le norme previgenti, che altri prima di lui non hanno voluto far rispettare. La nuova legge non consente scampo: «È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione». Adelante, sindaco!

Ci chiediamo cosa potrà avvenire in conseguenza di un atto dovuto da parte dell’amministrazione o, in alternativa, a seguito di una iniziativa dei cittadini, che potranno ricorrere ad una classaction o decidere di applicare unilateralmente la riduzione tariffaria ribadita dalla nuova legge. E formuliamo qualche ipotesi. SIAM potrebbe darsi da fare per trivellare nuovi pozzi e miscelare l’acqua salmastra con acqua più pura, per cercare di rientrare in tal modo entro i parametri previsti dalle norme. Ma dovrebbe investire delle risorse, affrontando spese forse non preventivate. O potrebbe decidere di gettare la spugna e di rinunciare all’affidamento del servizio idrico alla scadenza annuale, guardandosi bene dal richiedere o dal sollecitare la conferma della concessione per i due anni successivi. O potrebbe fare orecchio da mercante e continuare come se la legge non ci fosse, contando su un atteggiamento tollerante da parte di chi dovrebbe tallonarla. O potrebbe tirare a prendere tempo, in attesa di un possibile ricorso avverso la legge regionale per presunta incostituzionalità. Glielo sconsigliamo.

Noi non siamo esperti in materia, ma siamo fiduciosi nella piena difendibilità della legge vigente. Anche di fronte alla Corte Costituzionale. Anzi, riteniamo che debba essere la Corte stessa a tutelare, doverosamente, la legge, poiché essa è incardinata sull’art. 14, lettera i, del nostro Statuto, che ha rango di legge Costituzionale a tutti gli effetti. Quanto alle presunte violazioni del principio della concorrenza e delle norme che consentono l’affidamento del servizio a privati, il percorso dei furbi che tenteranno i ricorsi sarà tutto in salita e cosparso di rovi: Crocetta nella sua riscrittura li ha serviti ben bene. Infatti l’affidamento a privati è consentito (in subordine rispetto ad altre soluzioni possibili, cioè al servizio pubblico). È semplicemente ostacolato da condizioni che… non incoraggiano certo i privati ad allungare le loro mani sul servizio idrico. Ben fatto! Che rimangano pure scornati. Loro e quell’altro furbetto fiorentino che ha inserito nello Sblocca-Italia qualche geniale trovata che ci ha fatto temere un micidiale “combinato disposto”, ideato per consegnare molte municipalizzate a grossi gestori. Con la legge regionale, corretta in extremis grazie alla sua riscrittura di alcune parti, Crocetta ha saputo rendere a pan per focaccia. A Renzi ad alla lobby dei privatizzatori.

Confessiamo che questa legge regionale ci piace: abbiamo raccolto le firme per presentarla come proposta di iniziativa popolare; ci siamo dati da fare per sollecitare tanti Comuni a sostenerla con apposite mozioni; ne abbiamo seguito l’iter, le varie fasi, i lavori in Commissione, il tiro alla fune nel tavolo tecnico (rivelatosi un mero diversivo), gli emendamenti… e abbiamo sofferto per certi interventi sabotatori del testo; sino alla piacevole sorpresa della parziale riscrittura finale da parte di un sorprendente Crocetta che ha messo al tappeto gli avversari (palesi e mascherati) del servizio idrico pubblico.

Come ci sia riuscito, strattonato com’è da ogni parte, non lo abbiamo ancora capito. Adesso divertiamoci a farla rispettare. E a farla applicare bene e correttamente. Il recupero della democrazia tradita può cominciare da questa legge. Della quale esamineremo altri aspetti prossimamente.