Descrizione triste e ironica su una tranquilla e noiosa cittadina di periferia

 

Se la provincia intera era sciroccata, il suo gruppo di rappresentanti nel parlamento regionale lo era ancora di più. Veniva infatti considerato il responsabile primo della morte per noia della comunitàprovinciale.

Le migliori facoltà di psicologia e psichiatria del pianeta inviavano gruppi di studio per verificare le motivazioni del basso livello di suicidi, anomalo in un contesto di noia così elevato. In altre comunità, dove la monotonia non raggiungeva neppure la metà di quel livello, era stato già disposto il sequestro di coltelli e armi da taglio atte a recidere le vene. Nella provincia e nei comuni vicini tutto scorreva invece senza queste tristi complicazioni. Luoghi di morti viventi.

Ma torniamo ai sette deputati regionali.

Il più votato di tutte le liste era stato il buon Peppe Febbruso (in quasi 9.000 avevano votato per lui). Scarpe grosse e cervello fino, si diceva che parecchio tempo addietro avesse avuto un violento alterco con la grammatica italiana (anche se qualcuno sosteneva che i due non si fossero mai conosciuti). Un “casuale” errore nei conteggi gli aveva però soffiato il seggio a favore di Pippo Zero cognomi e solo dopo due anni e la ripetizione delle “elezioni” (parola grossa, ma la prefettura si era intestardita a non volerle chiamare “secondo acquisto”), era riuscito a riprendersi la vittoria. Dopo di lui, Fulgenzio Fanciullo, per gli amici l’unto (il riferimento pare non fosse ad ipotetiche scelte del Signore, quanto al fatto che ogni sua parola sembrava scivolare via senza lasciare traccia). Partito da destra si avviava a diventare alleato della sinistra senza che nessuno ricordasse le parole che avevano giustificato questo percorso.

Appresso, l’on. Ragazzo, per gli amici Etoile, un assoluto sconosciuto che la sera delle elezioni  tornò a casa annunciando alla sua famiglia di essere stato eletto e i parenti in coro gli chiesero quando si fosse candidato. Per colpa sua alcune famiglie della provincia restano ancora divise tra chi crede alla sua esistenza e chi invece asserisce trattarsi di una leggenda.

Viene poi, sempre in ordine di voti riportati, l’on. Venusiano, chiamato da tutti lo scuro. Balbetta vistosamente da quasi tre anni, non essendosi ancora ripreso dal trauma di essere stato quasi superato dal pupillo dell’on. Videi, tale Gianni Teo, un ragazzotto ambiziosissimo, collaboratore del sindaco Gavillano. Il sogno di Venusiano, vicino ad essere coronato, è quello di fare l’assessore regionale e concludere così imbattuto la sua esperienza politica.

A seguire l’on. Gagliardetto, che sostituisce il più noto Pepè Sciorbrutto incappato in un qualche piccolissimo guaio giudiziario. Non si rende ancora bene conto di quello che è successo e quando lo chiamano onorevole si gira ancora per vedere chi è questo vip al quale si trova vicino. Figlio d’arte, senz’arte né parte, cerca di capire in quale partito può ricandidarsi in futuro per cercare di ripetere il miracolo.

E infine, con il seggio conquistato con il listino regalo, l’on. Di Franco, modello sempreverde per la vecchia politica. Dopo che il suo partito era stato sterminato, passa con gli sterminatori e fa carriera. Pratica una specialità difficilissima nella quale eccelle: parlare molto facendosi notare pochissimo.

I sette erano entrati così tanto nel cuore dei cittadini che in un sondaggio sulla loro popolarità ha vinto con l’80% l’opzione “Nella nostra provincia non abbiamo deputati regionali”.

Il “settebello” parlamentare (il riferimento non è certo alla squadra di pallanuoto, bensì alla nota marca di profilattici), ha raggiunto livelli tali di inutilità da non essere neppure comparabile con i già pessimi parlamentari delle precedenti legislature.

Si potrebbe pensare quindi che il peggio è stato raggiunto. Ma, come è noto, al peggio non vi è mai fine.