Staremo a vedere chi solleverà la questione della costituzionalità davanti alla Corte. Di sicuro gli attentati contro la nuova legge non mancheranno: se ne sono avute le prime avvisaglie già in aula con alcune dichiarazioni da parte di parlamentari schierati al servizio delle lobby private

 

 Lo scorso 11 agosto il Parlamento Regionale Siciliano ha approvato la Legge n. 19 (Disciplina in materia di risorse idriche), un testo organico ed innovativo sull’acqua pubblica. Esso recepisce innumerevoli elementi contenuti nella proposta di iniziativa popolare, che i cittadini siciliani avevamo presentato nel lontano 2010, raccogliendo le firme assieme a quelle da depositare a corredo della richiesta referendaria. La proposta popolare fu anche sostenuta dalle delibere di circa 140 Comuni e di un Consiglio Provinciale (quello di Messina). L’iter è stato lungo e travagliato. Sino alla fine, i lavori in IV Commissione hanno visto in atto manovre poco chiare, probabilmente indirizzate ad esporre la legge al rischio di essere stravolta nei suoi effetti per il combinato disposto con il recente renzianissimo Sblocca-Italia.

Più volte abbiamo denunciato dalle pagine del nostro giornale la strana manovra di chi proponeva la riduzione degli ambiti come un tentativo di agevolare la fagocitazione delle gestioni comunali da parte del gestore unico d’ambito. Tale fagocitazione (contrabbandata mediaticamente dall’attuale governo nazionale come salvifica riduzione delle municipalizzate e delle partecipate) è architettata o tramata dalla renzianissima norma che stabilisce l’unificazione delle gestioni esistenti in mano all’azienda che risulti fornire il servizio ad almeno il 25% degli utenti dell’ambito. Più volte abbiamo allertato i sindaci della zona montana e gli altri loro colleghi, che hanno potuto recuperare la gestione pubblica del servizio dopo la motivata revoca della concessione a SAI8 e dopo il successivo fallimento di quell’azienda.

Ultimamente abbiamo anche constatato una certa stanchezza nei sindaci resistenti e negli altri loro colleghi ed una loro diffusa riluttanza a partecipare alle iniziative dimostrative palermitane a sostegno dell’iter della legge. È umano! Ci scusiamo pubblicamente con loro per le pressioni esercitate, per l’invadenza e per l’eccesso di energia che avranno rilevato in alcune nostre mail, inviate nell’ambito dell’attività relativa al Forum delle associazioni per la difesa dell’acqua pubblica e dei beni comuni. Ci premeva stimolare una ennesima mobilitazione delle coscienze contro i rischi da noi paventati. Reali! E da noi rappresentati anche a Crocetta. Il quale non ci ha inviato alcun cenno di risposta, ma poi ci ha piacevolmente sorpresi con la sua “riscrittura” del testo presentato in aula per l’approvazione.

In pratica si è trattato del solito giochino del maxiemendamento finale, da noi detestato ma questa volta accolto con gradimento, in quanto utilizzato a fin di bene. Avevamo anzi addirittura suggerito un tale maxiemendamento per riaccostare il testo in itinere a quello di iniziativa popolare. Ma il suggerimento (fornito ai tempi del “tavolo tecnico” all’interlocutore dott. Pascucci, designato dall’allora assessore Calleri) sembrava caduto nel vuoto.

Non sapremo mai (né ci preme accertarlo) se Crocetta sia stato messo sul chi vive da rassegne stampa comprendenti anche articoli della Civetta o se abbia avuto modo di dare qualche occhiata, talvolta, alle mail di un suo indirizzo di posta elettronica che utilizzerà pochissimo. Probabilmente alcune piacevoli sorprese contenute nel testo approvato in aula nascono solo da autonome consonanze in tema di beni comuni e di pubblico interesse. Comunque siano andate le cose, ci preme solo evidenziare alcuni elementi della sua “riscrittura” del testo esitato dalle Commissioni: il numero degli ATO è rimasto quello di prima (nove) e non c’è stata la pericolosa riduzione di essi; cosa ancora più importante (poiché il mancato accorpamento non basterebbe, da solo, a salvare, nel territorio del nostro ATO8, le gestioni comunali dal rischio di essere fagocitate dal gestore di Siracusa, che da solo conta più del 25% di utenti del territorio), la “riscrittura” approvata fa esplicito riferimento ai Comuni resistenti, che la precedente legge Crocetta (L.R. n. 2/2013) salvò dai commissariamenti disposti da Lombardo e finalizzati alla consegna di tutti gli impianti a SAI8.

La nuova legge cita espressamente tali Comuni e li salva da ogni mira conquistatrice da parte del gestore più grosso. Infatti, il comma 8 dell’art. 4 così recita: «I comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti nonché i comuni delle isole minori ed i comuni di cui al comma 6 dell’articolo 1 della legge regionale 9 gennaio 2013, n. 2, possono gestire in forma singola e diretta il servizio idrico integrato nei casi in cui la gestione associata del servizio risulti antieconomica». Come dire: «Continuate pure a gestire il servizio idrico da soli, se ritenete che associarvi vi costerebbe di più».

La legge regionale non consente alcun automatismo: a maggior ragione non regala la gestione al soggetto che eroghi il servizio a più del 25% di utenti dell’ambito. Né, considerata la formulazione esplicita sopra riferita, consente alcun “combinato disposto”con la norma renzianissima e truffaldina, che aggira la volontà referendaria. Ammette invece che i Comuni dell’isola, singoli o associati, possano gestire virtuosamente, senza obiettivi di lucro e con vantaggi economici, a beneficio dei cittadini. Bene! Questa è la scommessa che le comunità locali debbono vincere. E la legge stessa ci fornisce (in sintonia con quanto il Forum ha sempre predicato) il suggerimento operativo. Riportiamo a tal riguardo stralci dell’art. 4: «La gestione del servizio idrico integrato è realizzata senza finalità lucrative, […] ed è finanziata attraverso meccanismi tariffari». Essa può essere affidata dalle assemblee territoriali (composte dai Sindaci) «ad enti di diritto pubblico, quali Aziende speciali, Aziende speciali consortili, consorzi tra comuni, società a totale partecipazione pubblica, a condizione che i comuni, che compongono le Assemblee, esercitino nei confronti dei soggetti affidatari un controllo analogo».

L’affidamento del servizio idrico a privati o a società miste (pubblico-private) è consentito (con buona pace per quanti vorrebbero il monopolio privato, fingendo di battersi per la concorrenza) ma solo «per un periodo non superiore a nove anni, all’esito di procedure di evidenza pubblica […]. Tale affidamento ha luogo previa verifica, da parte delle Assemblee territoriali idriche, della sussistenza di condizioni di migliore economicità dell’affidamento, rispetto alle ipotesi di cui al comma 2», che è quello che suggerisce la creazione di Aziende speciali ed Aziende speciali consortili, le quali (giova ricordarlo) hanno l’obbligo del pareggio di bilancio.

Anche alla luce di queste condizioni non ci pare proprio che si possa pretendere da alcuno il “combinato disposto” che regalerebbe automaticamente l’affidamento al gestore più grosso. Bene! È quello che volevamo. E nessun impostore ci venga a dire che “privato è bello, è efficiente, è conveniente e che pubblico è dispendioso”. Nessuno ci costringa a subire una gestione privata sulla base di un dogma. Se l’obiettivo è quello di evitare che le municipalizzate accumulino debito pubblico, la soluzione è semplice: le Aziende Speciali hanno l’obbligo del pareggio di bilancio e la legge regionale stabilisce che esse devono gestire «senza finalità lucrative» ma anche finanziandosi esclusivamente « attraverso meccanismi tariffari». Chiaro?

I sindaci che preferiscono cavarsi d’impiccio, sgravarsi da impegni e da attività di controllo e tornare ad affidare il servizio idrico a privati (ignorando o tradendo il loro programma elettorale come, a nostro avviso scandalosamente, è avvenuto a Siracusa) sono avvisati: si tolgano dai piedi o mettano su un’azienda speciale che sappia gestire in economia, senza lucro e finanziandosi solo con le tariffe. Ed evitino qualsiasi proroga di affidamenti “provvisori” in atto. O dovranno fare i conti cogli elettori. E non pensino di poter reiterare l’affidamento, ignorando la nuova Legge Regionale. Comincino invece a considerare quanto stia costando la loro scelta (sbagliata!) ai cittadini.

E, se proprio hanno la pretesa di voler riaffidare il servizio a privati, sappiano che la Legge Regionale consente questa soluzione, ma pone dei vincoli: i bandi di gara devono prevedere «pena la nullità» che «le condizioni economiche dell’affidamento non possano mutare per tutta la sua durata», e inoltre che «il contratto di affidamento sia risolto di diritto, ove il servizio venga interrotto per più di quattro giorni e interessi almeno il 2% della popolazione, fermo restando che, ove qualsiasi interruzione anche di diversa natura si protragga per più di un giorno, l’affidatario è tenuto al pagamento di una penale di importo non inferiore ad euro 100.000 e non superiore ad euro 300.000 per giorno di interruzione». Ricordino infine che «le fideiussioni definitive del contratto di affidamento devono garantire l’ipotesi di pagamento della penale» sopra riferita. Ci pare che la legge approvata ponga condizioni molto vincolanti, consentendo ma scoraggiando gli affidamenti aprivati. Ciò la rende preferibile al testo approvato in Commissione.

Strillino pure i sostenitori delle ragioni della concorrenza. Li abbiamo visti in aula, mentre recitavano il ruolo di difensori del diritto. Si strappino i capelli. Si comportino come prefiche prezzolate, ma… una legge può e deve garantire innanzitutto il pubblico interesse. Non può essere scritta a vantaggio di interessi privati, anche se in Italia siamo ormai troppo abituati a devianze incredibili. È ora di porre rimedio.

E se i disservizi saranno prodotti da gestioni pubbliche? Nessun addebito? No, ma è stata prevista una sanzione di altra natura, a vantaggio dei cittadini. Infatti, qualora si verifichino disservizi per colpa di gestioni pubbliche, non si applicherà una penale ma una riduzione della tariffa esigibile dagli utenti. E basterà questo a sollecitare i responsabili a ben operare, poiché altrimenti non raggiungeranno il pareggio di bilancio, al quale sono tenuti. E se non sapranno operare, andranno a casa o saranno tenuti a rimetterci di tasca propria. Quest’ultimo particolare nella legge approvata non c’è, ma speriamo che si possa arrivare presto a definire una legislazione che responsabilizzi in questo senso i pubblici amministratori, i manager, i dirigenti di uffici comunali e ministeriali, ecc. E che imponga l’anagrafe patrimoniale per tutti i dirigenti pubblici e loro familiari. Ed anche per gli amministratori eletti. Anzi: a cominciare da loro!

Stabilisce inoltre la legge che «le società a capitale interamente pubblico hanno facoltà di continuare a gestire il servizio idrico integrato già affidato […] ma a certe condizioni, tra le quali il «divieto di cessione di quote di capitale a qualsiasi titolo a soggetti privati».Chiunque voglia fare il furbo e garantirsi la possibilità di cessione di pacchetti azionari o di quote proprietarie ad amici degli amici… è già stoppato. Il giochino è stato già vietato. Rienne va plus. Se qualche suggeritore occulto aveva in mente di proporre soluzioni del genere a sindaci duttili, malleabili, plasmabili o pilotabili, sappia che il percorso è vietato.

L’elenco potrebbe continuare, ma su questa legge regionale, destinata a fare rumore, avremo sicuramente modo di tornare in altri successivi articoli.

Ora si pone la questione di difenderla da eventuali contestazioni di costituzionalità. La battaglia sarà durissima contro chiunque oserà aprire le ostilità. Certo non potrà più essere un commissario regionale ad impugnare preventivamente la legge (ed a stopparla) per un dubbio di compatibilità con la Costituzione. La legge è immediatamente esecutiva (come dovrebbero essere tutte le leggi, ma in Italia siamo purtroppo abituati a sentirci dire che «la legge ci sarebbe ma manca il decreto applicativo»). In questo caso l’art. 14, che ne regola l’entrata in vigore, non lascia spazio ad alcun dubbio: «La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione».

Per la cronaca, e per chiunque sia interessato, facciamo presente che la legge è già stata pubblicata sulla Gazzetta del 21 agosto 2015. Ecco il link che consente di accedere al citato numero della Gazzetta: http://www.gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g15-34o1/g15-34o1.pdf

Quanto alla costituzionalità, staremo a vedere chi solleverà la questione davanti alla Corte. Di sicuro gli attentati contro la nuova legge non mancheranno: se ne sono avute le prime avvisaglie già in aula con alcune dichiarazioni da parte di parlamentari schierati al servizio delle lobby private. Sarà uno scontro epico. E dovrà essere sostenuto mediaticamente da Sindaci, Consigli Comunali, cittadini, associazioni, persone di cultura, ecc. E da organi di stampa autonomi, come la Civetta. E dal Presidente Mattarella. Deponga gli abiti del mite e mostri il carattere necessario a far valere un sacrosanto principio: il nostro Statuto Regionale Autonomo ha lo stesso rango della Costituzione. Non è subordinato ad essa. È ora che la cosa sia ricordata a tutti e fatta valere nel giusto modo. Ed è ora di scolpirlo a chiare lettere nella testa dei giudici costituzionali. Il nostro Statuto assegna competenza esclusiva in materia di acque al legislatore regionale. E dunque, come la mettiamo? O le persone che hanno responsabilità istituzionali faranno valere questo principio o dovremo supplire alla loro diserzione con iniziative dimostrative di democrazia diretta e di protagonismo civico.

Se qualcuno vorrà attentare contro questa nostra autonomia legislativa, si dovrà essere pronti a nuovi Vespri Siciliani. Lo dice una persona mite e non violenta. Ma estremamente determinata. E lo ripeterà. Anche a nome di tutta la redazione e della direzione del giornale. Con perseveranza. Con la perseveranza della goccia che scava la roccia, plasma grotte carsiche e vi erige stalattiti e stalagmiti.