Descrizione triste e ironica su una tranquilla e noiosa cittadina di periferia

 

Nulla di veramente nuovo ed eccitante accadeva ormai da tanti anni. Il caldo, la noia e la nota indolenza dei suoi cittadini avevano fatto il resto. E la città non si muoveva, bensì si trascinava con un ritmo tanto lento da somigliare a un insieme di fotogrammi piuttosto che a un video.

Non che non fossero accaduti fatti di rilievo. Due anni prima, in una combattuta elezione, era cambiato il sindaco; vi era stato persino qualche episodio di cronaca nera; e i pettegolezzi sulle corna dei più noti professionisti e industriali si rincorrevano stancamente ad ogni estate.Ma tutto era come impastato dallo scirocco, che puntualmente avvolgeva lunghi periodi dell’anno. Niente sembrava reale, tutto sfumava e si perdeva nell’aria.

L’altissimo numero di morti per cancro dovuti alle esalazioni della vicina zona industriale era considerato ineluttabile e pochi ecologisti sollevavano periodicamente il problema; le loro parole, per la verità un po’ ripetitive, si sperdevano però nella leggera ed eterea indifferenza dei concittadini. Nulla appariva serio, e, di conseguenza, nulla appariva divertente.

Il vero padrone della zona, l’ex onorevole Tino Videi, era un vecchio intramontabile ottantenne con vocazione imprenditoriale e grande capacità di conoscere gli uomini e individuarne il prezzo con approssimazione al centesimo. Controllava la città da decenni mantenendosi ormai da tanto tempo al riparo da un eccessivo protagonismo. Non mollava mai.

Un gruppo rivale, molto più cinico e spietato, aveva tentato di distruggerlo e persino di umiliarlo, al punto da essere sbattuto financo in galera. Ma il tentativo era fallito. Operatori di una potente istituzione pensavano di poter controllare economia e politica. Nel tempo erano arrivati a determinare (con grande capacità di inventiva e fantasia, e tante falsità) lo scioglimento per mafia di un grosso e importante comune della zona.

Ma avevano scelto male il loro avversario. Il vecchio Videi aveva smosso tutte le sue conoscenze romane. Era stato anche fortunato, visto che un gruppo di giornalisti incoscienti e innamorati della loro professione avevano reso pubbliche gran parte delle magagne ordite all’ombra di un palazzo con l’attenta regia di un noto professionista.

Superata la bufera, il vecchio Videi aveva ripreso il controllo della situazione, e proseguito l’attività d’invasione e conquista anche di quello che una volta era stato il partito che a lui si opponeva. Ed era riuscito a compiere il vero capolavoro della sua intera vita politica. Aveva candidato e fatto eleggere, sventolando le bandiere del rinnovamento, un giovane ambiziosissimo del quale controllava la maggior parte delle azioni.

Questi, per la verità, come tutti gli ambiziosi e i supponenti, pensava di essere al comando e che quel vecchio presto si sarebbe ritirato, e che quindi a lui sarebbe spettato diventare il nuovo padrone della città, e alle prossime elezioni arrivare al Parlamento in carrozza.

Quando non era pervaso da questi eccessi di onanismo cerebrale, il giovane sindaco Gavillano si occupava soltanto delle guerre interne al suo partito, nelle quali eccelleva per l’altezza dei toni, ma non certo per la genialità delle scelte strategiche. Tra i suoi migliori risultati si ricordava lo smacco subito con la nomina ad assessore regionale del suo rivale nella battaglia per la sindacatura. Smacco che stava per essere bissato con la probabile nomina ad assessore regionale all’agricoltura del suo nemico di partito on. Venusiano detto “lo scuro”.

Ma di questo parleremo nella prossima puntata.