Con lo storico Salvatore Santuccio, ricostruiamo le smemoratezze della città di Siracusa: dal generale che causò Caporetto all’ambiguità del barone di Pancali. E le donne? Irrisorio il numero delle vie a loro dedicate, per lo più sante beate martiri letterate e figure della mitologia 

“Paese che vai usanze che trovi”. I proverbi sono depositari di un’antica saggezza popolare difficile da confutare; eppure un turista italiano che si trovi a girovagare per le vie di Tokio non potrà che provare un senso di spaesamento non solo per le colorate luci al neon e i futuristici aquabus e Yurikamome, ma anche per l’assenza dei nomi delle vie: gli isolati sono classificati numericamente in senso orario attorno a quello centrale della città. High Street, Fore Street, Station Roads: ci spostiamo nelle città del Regno Unito, ma la sensazione rimane la stessa. Non siamo a casa nostra. E per quanto, in questi tempi, l’aspirazione a una cittadinanza planetaria sia condivisa da tanti, viaggiatori, lettori affascinati dall’esotico, onironauti, migranti, l’istanza identitaria rimane radicata in ogni essere umano.

Il riferimento ai sistemi toponomastici che caratterizzano in modo differente città e metropoli non è accidentale: l’odonomastica (dal greco hodós ”via, strada” e onomastikòs “atto a denominare”), scienza nata nella seconda metà dell’Ottocento, contribuisce a rendere la città un luogo identitario, rappresentativo di una coscienza storica, baluardo estremo contro la provvisorietà e l’individualismo esasperato di quelli che Marc Augé definisce i non luoghi della modernità. Dunque, lo studio storico-linguistico dell'insieme dei nomi delle aree di circolazione di un centro abitato può contribuire a contrastare l’incapacità di fare i conti con la storia, che rappresenta uno dei mali peggiori della coscienza pubblica del nostro tempo.

In Italia, dopo il Risorgimento, con l’obiettivo di promuovere la coesione della nascente nazione intorno agli ideali risorgimentali, numerose strade e piazze furono ribattezzate con i nomi dei grandi protagonisti dell’Unità. Seguirono poi gli odonimi di matrice fascista e, alla caduta del regime, quelli ispirati ai nomi degli antifascisti. L’odonomastica non rimane  quindi cristallizzata nel tempo. In questa ottica, avvalendoci della distanza temporale necessaria per esprimere un giudizio critico sul passato e dell’interpretazione storiografica dello storico siracusano Salvatore Santuccio, proviamo a sollevare qualche dubbio nei cittadini siracusani attraverso il riferimento, a scopo esemplificativo, a Cadorna e a Pancali, personaggi storici ai quali sono dedicate due note strade della città aretusea.

Delle negligenze (a lungo taciute e coperte) del primo e del fallimento della sua spietata strategia militare della “spallata” durante la Grande Guerra pochi sono ignari; l’ambigua condotta politica del secondo nella causa risorgimentale sfugge, invece, a tanti.

Pioniera del movimento anti-Cadorna nel 2011 è stata la città di Udine, che ribattezzò una piazza intitolata al generale con il nome di Unità d’Italia; ma l’appello a sfrattare il generale dalla toponomastica locale ha coinvolto altre città, soprattutto del Nord. Stupisce, quindi, l’indifferenza del Meridione alla questione. “Esiste  nelle nostre zone – spiega Santuccio – una disaffezione al dibattito politico-identitario che si traduce in una opposizione alla nuova denominazione, come se i luoghi diventassero estranei ai cambiamenti, rimanendo ammantati di un alone storico”. Della condotta di Cadorna Santuccio evidenzia gli aspetti più riprovevoli: “la contraddittorietà degli ordini, lo sconsiderato utilizzo della decimazione per presunti reati come la diserzione, l’ordine di fucilare chi si fosse ritirato in una delle inutili azioni di attacco (il cosiddetto fuoco amico)”.

A proposito dell’incapacità strategica del generale, lo storico spiega che “durante le azioni militari l’artiglieria, dotata di scarse munizioni, bombardava le posizioni avversarie con lo scopo di porre il nemico in stato di allarme. Terminato il bombardamento, i fanti uscivano allo scoperto e trovavano le mitragliatrici nemiche pronte a falcidiarli. Questo impiego dell’esercito italiano, insieme ad altri grossolani errori, portò alla disfatta di Caporetto”. Riteniamo, dunque, che la concezione (aristocratica) del dovere del generale Cadorna non possa più essere addotta come causa per giustificare l’incomprensione nei confronti dello smarrimento di milioni di soldati fisicamente e moralmente provati dai primi anni di assalti frontali (“O Gorizia tu sei maledetta/ tanti cuori son senza coscienza/dolorosa mi fu la partenza/ che per tanti ritorno non fu. Traditori signori ufficiali/che la guerra l’avete voluta/scannatori di carne venduta/ e rovina della gioventù).

Un paradosso va colto nel fatto che a Cadorna è stata intitolata una delle vie principali della città; ad Armando Diaz, che fu capace di rinsaldare lo stremato esercito italiano attraverso un atteggiamento militare di segno opposto rispetto al suo predecessore, una via secondaria, anzi una “retro-via”.

Sulle ombre della politica di Pancali Santuccio fa luce con il saggio “Un protagonista del Risorgimento siciliano: Emanuele Francica Barone di Pancali (1783-1868)”, (Ed. Verbavolant). “Pancali, fu – afferma lo storico – un personaggio complesso, la cui figura riflette il travaglio non sempre limpido che caratterizza la generazione nata alla fine del Settecento, ispirata dagli ideali della rivoluzione francese, ma proiettata nella formazione di quelle idee liberali proprie delle rivoluzioni della prima metà dell’Ottocento. Idee, imbevute di massoneria e repubblicanesimo, che in Pancali vengono prevaricate dalla ricerca del mantenimento della leadership personale.

Nel 1837 diventa sindaco della città e proprio in questa data esplodono i moti rivoluzionari che lo vedono firmare il manifesto contro i Borbone, anche se nelle sue memorie dichiarerà di aver avuto la pistola puntata. La punizione del re contro Siracusa per essersi ribellata si rifletterà sulla città con la perdita della sede dell’intendenza e con un rafforzamento delle fortificazioni rivolte stavolta verso il pericolo interno; numerose le fucilazioni, tra le quali quella di Adorno. Pancali, conosciuto carbonaro e capo della massoneria siracusana, unico firmatario del manifesto contro i Borbone, non verrà nemmeno processato, anzi, apparendo esagerata la mancata punizione segno di connivenza con il potere, viene esiliato, per dieci anni. Ma dove? alla corte di Napoli. Ritorna dopo solo due anni a Lentini, dove si trovano le sue proprietà e continua a fare proselitismo per la massoneria. Partecipa ai moti del ’48, si rifugia a Malta con gli altri esuli e solo dopo l’Unità ritorna in Patria”.

Riguardo alla tumultuosa storia sentimentale di Pancali, tipicamente romantica, si rimanda al saggio citato. Se sulla figura di Pancali si invitano i siracusani ad una conoscenza meno superficiale, sull’intitolazione di una strada a Cadorna concordiamo con lo scrittore Fernando Camon nel ritenere che se ieri è stato un errore, oggi diventa una colpa, una responsabilità civile. Per questo motivo, per quanto l’iter burocratico del revisionismo stradale sia complesso, vale la pena intraprenderlo: non è possibile rispondere a un bisogno culturale con giustificazioni burocratiche, come il don Abbondio di manzoniana memoria.

E le donne? Quanto incisiva è la loro presenza nella toponomastica siracusana? Da un censimento sulla città di Siracusa curato da Cettina Marino (v.toponomasticafemminile.com/index) emerge che, come per il resto del paese, il numero delle vie  a loro dedicate è irrisorio e che i nomi femminili appartengono soprattutto a sante, beate, martiri, a figure mitologiche o leggendarie e a personaggi letterari. Eppure Nilde Iotti o Tina Anselmi potrebbero, iusta causa, “sfrattare” Cadorna dall’omonima via siracusana. Tra i tanti diritti per il cui riconoscimento le donne devono intraprendere nuove battaglie, ci sentiamo in dovere di ascrivere anche quello alla cittadinanza nell’odonomastica cittadina e nazionale. Ma questa è un’altra storia…