A Fava non piacevano i comunicati stampa, il vero giornalismo è quello che nasce dalla ricerca, dalla documentazione, dalla passione sociale di chi scrive. Un direttore così non poteva durare a lungo. Gli editori non amano i giornalisti liberi, essi hanno interessi da coltivare e sperano di raggiungerli più facilmente pilotando l’informazione

Era la fine del 1979 quando il quotidiano Il Diario, editore Giancarlo Parretti, di cui ero stato responsabile della redazione di Ragusa e poi cronista politico di quella di Catania, cominciò a rantolare per le difficoltà finanziarie che di lì a poco lo portarono alla chiusura. Agli inizi dell’80 ricevetti una telefonata da Pippo Fava, allora direttore del Giornale del Sud: “Te la senti di passare con noi e occuparti della redazione di Siracusa?”. Ci pensai su tre giorni e accettai. Ancora una volta, un Oddo intersecava la vita di Fava. Già, perché mio padre era stato suo professore di ginnastica quando Pippo portava i pantaloni corti. Una volta che ne parlammo, disse: “Di lui ricordo l’ironia e le grandi mani”, con le quali – mi raccontò – qualche coetaneo scavezzacollo aveva avuto un incontro ravvicinato.

Fu, quella, un’esperienza di grande giornalismo d’inchiesta.Un giorno ci disse: “Se un disperato si suicida, i giornali ne traggono un trafiletto. Scavate nella vita di quell’uomo, intervistate i vicini, i parenti, il medico e il parroco. Cercate di capire perché si è ucciso. Se riuscirete a farlo, quella diventerà una delle pagine più lette”. Gli è che a Pippo non piacevano i comunicati stampa, il vero giornalismo è quello che nasce dalla ricerca, dalla documentazione, dalla passione sociale di chi scrive. Ed era quello che lui faceva ogni giorno, per qualsiasi grande evento, dal terremoto dell’Irpinia alla criminalità “bianca”, con rigore morale. Una per tutte, l’inchiesta sui Cavalieri del Lavoro di Catania, le cui imprese edilizie facevano incetta di grandi appalti.

Un direttore così non poteva durare a lungo. Gli editori non amano i giornalisti liberi, essi hanno interessi da coltivare e sperano di raggiungerli più facilmente pilotando l’informazione. Con Pippo Fava non poteva funzionare. Ecco perché, a un certo punto, al Giornale del Sud gli diedero il benservito. Pippo l’aveva intuito da qualche giorno. E la vigilia del licenziamento, l’11 ottobre 1981, scrisse un editoriale che resterà il suo monito a quanti del giornalismo fanno una missione, non un mestiere come un altro. La Civetta è lieta di riproporlo ai suoi lettori.