Abbiamo nella nostra regione, e anche in provincia, prodotti eccellenti, agricoltura biologica di pregio e parchi e boschi e borghi bellissimi, ma…  

In aggiunta alle analisi storiche già ampiamente sviscerate dagli studiosi, intellettuali ed economisti meridionalisti (ma che spesso si sono soffermate sugli effetti, non considerando a volte in maniera sistemica ed opportuna le cause della crisi stessa), è necessaria una nuova visione poiché, oggi, le condizioni sono profondamente mutate rispetto alle nuove evoluzioni ed involuzioni dell’economia e della società nella grande transizione che vi è in atto.            

La “questione meridionale” deve essere trasformata in “questione culturale” dove il denominatore comune deve essere la conoscenza e la riproposizione delle “best practices”già realizzate in altri contesti o nella stessa Sicilia adeguandole naturalmente alle diverse situazioni.  Inoltre, nella nostra dimensione contemporanea, più spesso si parla di rigenerazione  e di riconversione ecologica industriale, di bonifiche, argomenti che non erano all’ordine del giorno già pochi anni fa; oggi il panorama energetico è cambiato con la forte accelerazione delle energie rinnovabili e con la nuova consapevolezza, almeno in alcuni settori più avanzati, delle opportunità del risparmio, della riduzione e dell’efficienza energetica, una nuova filosofia che è all’opposto di quella egemonica in tutto il ‘900 e cioè della crescita dei consumi, anche energetici, ad ogni costo (assioma e patrimonio comune sia dell’ideologia neoliberista e neocomunista, dogma dell’iperbole e del paradigma consumistico ad oltranza), visto come il solo apportatore di occupazione. La frenesia maniacale di un modello basato sulla mistica del lavoro (e di qualsiasi lavoro, anche insalubre) finalizzato solo alla produzione come unica possibilità di riscatto e di emancipazione sociale, per cui i valori del territorio, dell’ambiente, della cultura e di diverse professionalità sono stati posti in secondo piano o addirittura annullati, mortificati e qualche volta, anche in maniera fanatica ed estremistica, considerati “inutili”. In questo periodo invece viene affermata sempre di più l’utilità, anche a fini economici, di ciò che veniva considerato quasi inutile.

Come osserva lucidamente il grande esperto della sostenibilità Tim Jackson e come sostengono i 28 scienziati della “Planetary Boundaries Framework “allo stato attuale nuovi paradigmi e nuove prosperità senza crescita si stanno affermando in molti settori”.  Da noi possiamo citare l’agricoltura biologica siciliana, leader in Italia per qualità ed eccellenza dei prodotti o la viticoltura (importanti modelli vi sono in Sicilia lungo “Le Vie del Vino” a Bonivini, Agliastro, Bufalefi in Val di  Noto con le cantine di produzione d’eccellenza che conosciamo: Agricola Benarifi, La Favola, Modica, Planeta, Paternò, ecc. e così nel trapanese ed in altre parti della Trinacria) o  il successo del turismo ecologico nelle riserve naturali (Pantalica, Vendicari, lo Zingaro, Cava Grande del Cassibile, l’Etna, le Isole Eolie, ecc.) o per i parchi (Madonie, Nebrodi, Monti Sicani), o nei luoghi boscosi e di grande valenza naturalistica (Gole dell’ Alcantara, Monte Soro, Bosco di Malabotta, Monti Erei, Bosco della Ficuzza e Rocca Busambra, ecc.) dove l’incremento dei visitatori consapevoli è in forte aumento e così quello  dei  viaggiatori o anche dei semplicemente turisti che affollano sempre di più le nostre vecchie città e borghi d’arte ed anche quelle  riscoperte da recente (Noto, Marzamemi, Palazzolo Acreide, Montalbano Elicona, ecc.).

Vi sono, purtroppo, vecchie incrostazioni che ostacolano il futuro della Sicilia, e che purtroppo si basano su sprechi, inefficienze, parassitismi, e sull’assistenzialismo fine a se stesso. Per combattere tutto ciò, riteniamo, che è necessaria più Etica, più Estetica e più Ecologia che significa anche più economia sostanziale. Consideriamo, infatti, l’ecologia sopraordinata rispetto all’economia, essa riguarda, infatti, solo i rapporti della produzione, mentre l’ecologia si interessa alla totalità degli ecosistemi in una visione più olistica e complessiva.   

Etica significa maggiori controlli dei comportamenti amministrativi, non significa freno, ma semmai impulso a fare, ma fare bene le cose nel senso dell’efficienza, della funzionalità e dell’Estetica,  un valore aggiunto anche economico.

Il fare bene significa anche un “Fare Ecologicamentecioè nel rispetto dei biotipi, delle biocenosi, della biodiversità, dell’identità dei luoghi perché rappresentano un incremento qualitativo e se vogliamo anche di valore commerciale. Per esempio intervenire in una zona per il risanamento ambientale marino o per il rimboschimento montano o per aree verdi nelle città apporta sicuramente un ampliamento del valore economico ed estetico del luogo in cui si interviene, un maggiore attrattore per interessi residenziali o turistici.

Paolo Pantano (consigl. nazionale dei VERDI)