“Secondo Legambiente, domandarsi se il progetto di AM Group sia o meno compatibile con le previsioni di vincolo costituisce di per sé un’attività unicamente demandata per legge alla Soprintendenza, estranea alle competenze del Giudice e perciò illegittima” 

Presso il Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo sarà forse necessario istituire una sezione speciale che si occupi esclusivamente delle vicende siracusane: troppo coinvolto il Consiglio nelle beghe di questa città, sia che si tratti di contenziosi che chiamano in causa il Comune sia di quelli che riguardano invece la Soprintendenza! Meno male almeno, per semplificare il quadro, che quale controparte, mutatis mutandis, i nomi sono gli stessi e gli stessi anche i luoghi: l'area vincolata dell'Epipoli, questa la causa di tante controvesie.

Chiuso il capitolo, e l'aggiornamento, relativo all'Open Land, veniamo alle 71 villette.

Così come comunicato da Legambiente e fedelmente riportato sulla stampa, il 4 maggio è stato effettuato il 'primo' sopralluogo nell'area dove la società AM Group vorrebbe realizzare ben 71 villette. Tutti presenti, tecnici consulenti e avvocati, dell'una e dell'altra parte, ma per fare cosa? Cosa significa, così come richiesto dal CGA, verificare "la compatibilità o meno del progetto di edificazione presentato dalla AM Group con il vincolo indiretto imposto sul terreno in questione, e la quantificazione dell’eventuale danno derivante dal diniego del progetto stesso".

Intanto una verifica sul posto appare davvero inutile: non sono sufficienti i tracciati planimetrici per valutare quali siano i confini dell'area vincolata? andare sul posto e gettare lo sguardo sul terreno consente di comprendere qualcosa in più? qualcuno ha provato a chiedere il senso di una simile richiesta che al più avrà l'unico effetto di un aggravio di spese dovute alla trasferta e nient'altro?

Misteri del nostro sistema! Ma poi quale novità, o quale errata valutazione sarebbe emersa perché la società abbia ritenuto di poter chiedere la riforma della sentenza con cui il TAR di Catania, sposando in toto (e non avrebbe potuto essere altrimenti) le ragioni della Soprintendenza, aveva rigettato il ricorso della AM Group per l’annullamento del provvedimento di diniego della Soprintendenza, nonché del decreto assessoriale di adozione del Piano paesaggistico della provincia di Siracusa?

Non è un dato di fatto incontrovertibile che su quell'area sia posto il massimo livello di tutela?

Eseguire un sopralluogo può modificare dati oggettivi?

Abbiamo chiesto all'ingegnere Roberto De Benedictis - uno dei consulenti indicati da Legambiente insieme all'ingegnere Vincenzo Cabianca, estensore del secondo PRG di Siracusa, e al professore geologo Giuseppe Ansaldi - di spiegarci quale sia la strategia difensiva dell'associazione ambientalista. "Nella sua memoria difensiva, Legambiente contesta soprattutto il primo quesito. Il motivo, illustrato nella istanza con la citazione di numerose sentenze, è che domandarsi – attraverso il CTU – se il progetto di AM Group sia o meno compatibile con le previsioni di vincolo costituisce di per sé un’attività unicamente demandata per legge alla Soprintendenza, estranea alle competenze del Giudice e perciò illegittima.

Tutte le sentenze citate dicono infatti che il vincolo indiretto su un'area ai sensi dell'articolo 21 della legge nazionale n. 1089/1939 (trasfuso poi nell'art. 49 d.lgs. n. 490/1999), volto a garantire la tutela indiretta di un immobile di interesse artistico, storico ed archeologico con la creazione di un'apposita fascia di rispetto, è espressione solo e soltanto della discrezionalità tecnica dell’autorità procedente (in questo caso la Soprintendenza). In quanto tale, il vincolo costituisce apprezzamento di merito, insindacabile da parte del giudice amministrativo (a parte gli eventuali limiti del difetto di motivazione, dell'illogicità o incongruenza manifesta e dell'errore di fatto).

Diversamente, il giudice eccede i limiti del riscontro di legittimità del provvedimento e sconfina inammissibilmente nella sfera del merito riservata in generale alla Pubblica Amministrazione e le sue decisioni sono viziate per eccesso di potere giurisdizionale. Ecco perché il collegio difensivo di Legambiente (avvocati Corrado Giuliano, Nicola Giudice e Antonella Bonanno, ndr) il 29 aprile ha immediatamente presentato una istanza di revoca o modifica dell’ordinanza del CGA. Un tale parere di compatibilità tra progetto e vincoli esistenti può essere espresso unicamente dalla pubblica amministrazione, non certo da un giudice amministrativo".

La vicenda a noi appare di una trasparenza cristallina e la riassumiamo in due battute. Come hanno già a suo tempo (settembre 2011) evidenziato le dottoresse Rosa Lanteri (unità operativa archeologica) e Alessandra Trigilia (unità operativa paesaggistica) nella loro risposta inviata per conoscenza anche alla Procura, il voto espresso in sede di consiglio regionale urbanistica durante la fase di approvazione dello strumento urbanistico di Siracusa, pur espresso anche dal Soprintendente, non è idoneo a travolgere le prescrizioni del vincolo archeologico imposto sull'area, né il Soprintendente è legittimato a superare con propria autonoma decisione le prescrizioni di un vincolo archeologico vigente, essendo la procedura di revisione (come abbiamo ricordato nel nostro articolo del numero scorso) rigidamente normata. Nessuno strumento urbanistico sopravvenuto e incompatibile con un vincolo indiretto è in grado di travolgere le prescrizioni e le limitazioni allo jus aedificandi che da tale vincolo discendono.

E' ovvio che nessun consulente, nessun giudice potranno mai affermare una diversa verità. Possiamo quindi dire che il problema sia risolto e non vedremo mai l'Epipoli devastato da questa ulteriore colata di cemento? Certo, ma il rischio è tutto in quelle altre parole del CGA: "la quantificazione dell’eventuale danno derivante dal diniego del progetto stesso". Oltre 100 milioni di euro, questo ci dicono potrebbe essere la prima richiesta della società a ristoro del danno subito per previsioni di piano errate. Si dirà che tratta in 'inganno', illusa anche da quelle 'convenzioni' sottoscritte con lo  stesso dirigente all'urbanistica, l'ingegnere Mauro Calafiore, la società ha ogni diritto a essere risarcita. Si apre uno scenario apocalittico in cui le vittime sacrificali non saranno gli amministratori responsabili ma naturalmente i cittadini. Cittadini ignari, spinti verso il baratro con una benda agli occhi, tenuti all'oscuro perché la notizia passa leggera, quasi in punta di piedi, per non fare rumore, per non disturbare.

E, a fronte della gravità di una tale prospettiva, cosa fa la Regione per attrezzarsi a fronteggiare professionisti di tutto rispetto (è l'avvocato Andrea Scuderi di Catania il primo legale dell'AM Group)? Nulla, assolutamente nulla, affidando la tutela del pubblico interesse a un osservatore privo di competenze specifiche. E la nostra classe politica? Nulla, assolutamente nulla. Rimane distante, convitato di pietra, impegnata nelle schermaglie consiliari e nel piccolo cabotaggio contingente, o guarda al pericolo meno probabile, si fa distrarre, mentre su Siracusa potrebbe abbattersi un cataclisma.

 

I quesiti della Ctu disposta nell’ordinanza Cga dicembre 2014

1) Verificare alla data del 7 giugno 2011 (data della richiesta alla Soprintendenza del parere di competenza per il progetto edificatorio presentato dalla AM Group), nonché nell’attualità:

- la compatibilità del progetto presentato da AM Group con il vincolo “indiretto” imposto sull’area, il DM 15/12/1959, in quanto esso parrebbe già contestualizzato nel PRG;

- eventuali condizioni e modalità per l’edificabilità dell’area, stabilite dalla stessa Soprintendenza, considerate le previsioni del PRG e precedenti pareri della stessa Sovrintendenza in casi analoghi.

2) Verificare l’eventuale entità del danno dovuto al diniego del nulla osta, accertando separatamente:

- il valore delle aree cedute da AM Group al Comune di Siracusa in forza della Convenzione stipulata, all’epoca della cessione ed all’attualità;

- il valore di mero godimento dell’area ceduta, all’epoca della cessione e all’attualità.

3) Verificare, anche rispetto a quanto determinato al punto 2), la congruenza dei criteri di determinazione del risarcimento esposto nella CTP di Am Group, considerando separatamente:

- l’eventuale solubilità delle convenzioni con recupero delle aree

- l’ipotesi contraria di loro definitiva acquisizione al patrimonio comunale.