“Gli interessi economici che girano attorno a queste malattie sono enormi”. Continua l’intervista al dottor Dino Artale sui mali della sanità siciliana: “Curarsi bene con i farmaci è come telefonare. Per farlo non è necessario l’ultimo smartphone da 800 euro!”

Lo sforamento dei valori standard di colesterolo totale e glicemia rappresenta veramente un fattore di rischio o costituisce un pretesto per l'industria farmaceutica per creare nuovi malati da curare?

La medicina basata sulle evidenze governa la scena da più di venti anni e non consente a nessuno di affermare cose che non siano condivise, controllate, verificate, sperimentate da tutta la comunità scientifica mondiale. Questo sistema si è perfezionato ancor più con il diffondersi della Rete, per cui in ambito scientifico le bufale  non possono aver successo alcuno.

Per onestà intellettuale e rispetto dei fatti, però, non si può negare che la ricerca scientifica, i congressi, molte attività inerenti la salute dipendono dall’investimento dei privati. Quando questi ultimi sono rappresentati da grosse e potentissime lobby nel campo dei farmaci ma anche dell’alimentazione, può accadere e accade che si tenti di trasformare un fattore di rischio come il colesterolo in una malattia. Nonostante l’enorme potenza economica di alcuni soggetti, le cose che non hanno una seria base scientifica alla fine si afflosciano. Un grandissimo ruolo moralizzatore e di controllo in questo senso ce l'hanno le associazioni di cittadini, consumatori e ammalati. Affermo, però, che in Italia, peggio che mai a Siracusa, queste associazioni sono poco rappresentate o, in concreto, invisibili. Una condizione, a mio avviso, di debolezza strutturale della nostra comunità.

E’ possibile realmente modificare i valori normali di riferimento della pressione arteriosa, affinché sempre più persone si curino come fossero ipertese?

In campo scientifico nulla si può fare in tal senso. Qualsiasi decisione assimilabile troverebbe qualche migliaio di commissioni scientifiche di alto livello come interlocutori e giudici. Bisogna dimostrare qualsiasi cosa s’intuisca e si voglia imporre in campo sanitario. Bisogna che tutti i medici del pianeta siano d’accordo, cosa non facile. Quando qualche portatore d’interesse economico tenta qualcosa in questo senso, o corrompe tutti o non ce la fa a prevalere. In questo senso essere tutti in rete è una grande garanzia.

L’interesse alla pressione arteriosa è lodevole ed ha grande importanza in epoche come la nostra dove la sopravvivenza dell’uomo è ormai protratta fino a quasi un secolo. Chi porta valori pressori corretti per tutta la vita invecchia sempre meglio di tutti gli altri. Faccio sempre un esempio comprensibile ai miei pazienti, ricordando loro come i motori a basso regime di giri (i vecchi motori Diesel) siano i più longevi e sicuri.

I valori pressori accettabili oggiAggiungi un appuntamento per oggi sono lievemente minori di quelli accettati negli anni ‘60. Così è accaduto con il valore del colesterolo totale e per la glicemia. Ritengo ingiustificati i timori di manipolazione di questi valori da interessi industriali. Sono solo cambiate le conoscenze scientifiche. Suggerisco sempre a tutti di informarsi personalmente ma di rivolgersi poi e sempre al proprio medico di famiglia per informazioni veritiere e scevre da interessi commerciali.

Come mai tutto questo interesse mediatico verso Ipertensione arteriosa e diabete?

Risponderei con una battuta simpatica ma realistica: piatto ricco mi ci ficco!

Nelle società occidentali, cosiddette evolute, la pressione alta colpisce più del trenta per cento delle persone. Una condizione di pericolo che a sua volta comporta un’attenzione al colesterolo perché i due rischi sono additivi. Spesso i farmaci per curare la pressione non sono in grado di raggiungere gli obiettivi consigliati (mediamente 130/80), per cui si ricorre a un altro farmaco aggiuntivo e, in un certo numero di persone, anche a tre o più farmaci. Considerato i costi dei farmaci e il fatto che devono essere assunti per decenni, questa condizione di malattia è perniciosa per i cittadini, per i servizi sanitari, per le assicurazioni sanitarie. Inoltre, spesso, molti ipertesi diventano diabetici e viceversa. Ne deriva un aumento dei farmaci da assumere, un raddoppiamento dei rischi di complicazioni, un numero maggiore di persone che va incontro a infermità irreversibili come ictus cerebrali e infarti miocardici.

In breve gli interessi economici che girano attorno a queste malattie sono enormi. Da qui i tentativi di forzare le prescrizioni in un senso piuttosto che in un altro avvengono a tutti i livelli della sfera sanitaria, cominciando dai direttori di cattedra universitaria fino all’ultimo dei medici di periferia. In genere si cerca di spostare la prescrizione verso sostanze più recenti e più costose, producendo una congerie di lavori scientifici che comprovano tali ipotesi di cura. La lotta della scienza fondata sulle evidenze contro queste forzature non conosce riposo, sebbene sia una lotta impari perché i margini di manovra delle multinazionali dei farmaci sono enormi, tanto quanto i loro miliardari bilanci.

 Ecco perché avere dei servizi sanitari nazionali forti e indipendenti dall’interesse privato è fondamentale. Ecco perché avere un medico di fiducia pochissimo sensibile alle sirene incantatorie dell’industria farmaceutica è importantissimo. Bisogna, per principio, diffidare da un medico venale.

E’ vero che i farmaci di scoperta recente sono un superamento dei vecchi farmaci?

Non sempre è così. Qualche volta hanno il solo scopo di portare ristoro alle esigenze di recupero delle notevoli cifre che l’industria ha dovuto profondere per portare al termine l’iter lunghissimo con cui si è arrivati a commercializzare il farmaco. Altre volte si superano problemi e inconvenienti legate ai farmaci vecchi e si guadagna in tollerabilità ed efficacia.

Un’attenta valutazione fra rischi e benefici, costi economici e sociali sta alla base di scelte delicate in campo di patologie croniche. Basterebbe una leggerezza in questo campo per far saltare i conti di tutti i sistemi sanitari pubblici e privati. Ecco la massima attenzione ai costi, il privilegio dei farmaci equivalenti, l’attenzione alla prevenzione delle malattie. Insomma per telefonare bene non è assolutamente necessario l’ultimo smartphone da 800 euro!