Quest'anno, diversi fuori-programma hanno caratterizzato l'evento. Tra cui, le immancabili Femen, apparse a petto nudo, sventolando, dal balcone del rinomato hotel che si affaccia sulla piazza, il logo del partito di estrema destra francese insieme a quello nazista

È stato un primo maggio piovoso:ombrelli e termosifoni, invece di spiaggia e scampagnate. Molti parigini hanno approfittato del ponte per scappare dalla città e raggiungere le coste (piovose anche quelle: nulla da fare). Per chi è rimasto, ben poco è stato organizzato. Nessuna attività ludica cittadina prevista, chiuso il Louvre e i principali musei, chiusi i negozi e i centri commerciali (il primo maggio, nell'ideologia francese, resta sacro: unico giorno ferié, cioè festivo, in cui obbligatoriamente – e fatte salve alcune eccezioni, previste dalla legge e adeguatamente remunerate con un doppio salario giornaliero – non si deve lavorare).

Ai turisti e agli autoctoni senza macchina o senza velleità migratorie, si offrivano due prospettive: la prima era quella di girare per le vie cittadine, sotto una fitta pioggerellina, approfittando dei bar/pub/ristoranti/crêperie aperti (lo stomaco non conosce giorni festivi, si sa) e offrendosi vicendevolmente ciuffi di mughetto. Già dalla veglia, a ogni angolo della città, erano stati installati dei banchetti per la vendita dei mazzolini di questo fiore bianco e profumatissimo. 

La tradizione di regalare il mughetto in occasione del primo maggio risale a diversi secoli fa: nel 1560, fu Carlo IX a donarlo, come portafortuna, alle dame della sua corte, mentre, nell'anno 1900, furono le clienti dei principali couturiers parigini a riceverlo, in occasione di una festa. L'idea piacque e fu ripresa, di anno in anno, dai vari stilisti francesi che solevano porgere questo omaggio alle loro clienti. Il collegamento con la festa del lavoro si è avuto anni dopo: durante la prima guerra mondiale, nel regime di Vichy, il maresciallo Pétain fece diventare il primo maggio un giorno ufficialmente festivo. Già dal 1919 – anno in cui il Senato francese aveva ratificato la legge che ha istituto le otto ore giornaliere – si soleva festeggiare "il lavoro" in occasione del primo maggio. 

E, forse, non tutti sanno chela ricorrenza deriva da un lontano 1 maggio 1886, giorno in cui ci fu un duro scontro, a Chicago, tra la polizia e degli operai che, guidati dai sindacati, protestavano per la mancata riduzione delle ore lavorative. La data della festa del lavoro fu ufficializzata dal congresso internazionale socialista del 1889. Da ciò ad adottare il mughetto come simbolo di questa festività il passo fu breve: il mughetto ha sostituito, nella simbologia francese, la rosa canina – fiore che abbonda nel nord del paese e che ha uno stretto legame con la rivoluzione e con l'ideologia di sinistra – e regalarlo significa augurare fortuna e buone condizioni di lavoro.

Per chi fosse stato stufo del mughetto e dei valori simboleggiati, si offriva una seconda prospettiva: quella di assistere alla (ormai) tradizionale manifestazione del Fronte Nazionalein piazza dell'Opéra. Il corteo, che celebra Giovanna d'Arco – eroina e santa francese che ben si sposa agli ideali del partito della Le Pen, in particolare a quelli della difesa del paese contro l'invasore straniero– parte dalla statua dedicata alla giovane bruciata sul rogo, in place des Pyramides, e termina ai piedi del teatro dell'Opéra Garnier. Gli operai hanno lavorato per tutta la vigilia dell'evento, incuranti della pioggia battente, per allestire un grande palco e ricoprire parte della magnifica facciata dell'Opéra con un cartellone: la bandiera francese e la scritta «La Francia fa Fronte». Un gioco di parole, quest'ultimo, che associa il nome del partito alla necessità di compattarsi per sconfiggere i mali della società, siano essi rappresentati da Hollande o dagli stranieri.

Quest'anno, diversi fuori-programma hanno caratterizzato l'evento. Innanzitutto, le immancabili Femen, apparse a petto nudo, sventolando, dal balcone del rinomato hotel che si affaccia sulla piazza, il logo del partito di estrema destra francese insieme a quello nazista. Il modo in cui gli agenti di sicurezza del partito le hanno prelevate e - sia inteso come un ironico eufemismo - gentilmente esortate a interrompere la loro protesta, gratificati dalle acclamazioni della folla, potrebbe essere vagamente assimilato a quelli della Germania di più di mezzo secolo fa. Enfin, bref - direbbero i francesi, a questo punto.

D'altronde, la mattina stessa, ai piedi della statua di Giovanna d'Arco, gli stessi bodyguard del FN e alcuni militanti avevano avuto alterchi e scontri fisici con dei giornalisti. La Le Pen ha annunciato di aver sporto denuncia per "perturbazione alla libertà di manifestare", mentre l'avvocato delle Femen si è detto stupito dalla facilità con cui gli agenti siano potuti penetrare in una camera d'albergo e dalla violenza con cui le sue clienti sono state trattate.

Altro siparietto che ha ritardato la presa di parola della politica: l'apparizione di suo padre, Jean-Marie Le Pen, il quale – senza rivolgere uno sguardo a sua figlia, con cui è in rotta da qualche tempo – è salito sul palco, i pugni levati verso il cielo plumbeo, per ricevere l'ovazione dei tremila partecipanti. La donna è rimasta impassibile e il padre ha lasciato la scena, senza ascoltare il suo discorso. Le Pen padre si era già fatto notare, poco prima, quando, ai piedi della statua dell'eroina del Fronte, aveva gridato "Giovanna, aiutaci!". Questi singolari atteggiamenti gli sono valsi l'estromissione dal partito, di cui resta ancora presidente onorario. Ma l'anziano uomo politico non vuole sentirne di ritirarsi dalla scena politica, né di smettere di parlare a nome del Fronte Nazionale, come vorrebbe sua figlia. «Per ottenere questo, dovranno uccidermi», ha scherzato. Enfin, bref - aggiungerebbero i francesi, a questo punto. A parte questi ilari intervalli, il discorso della Le Pen ha seguito i soliti, vecchi schemi: abbasso l'eurocrazia, abbasso Hollande, abbasso gli immigrati. Un Salvini d'oltralpe, nulla di nuovo.

Io, il primo maggio, mi trovavo con una brasiliana e uno svedese. Tenevamo tutti e tre in mano un mazzo di mughetto: cercavamo di mimetizzarci in mezzo ai francesi. Capite, non si sa mai.

P.s.  Enfin, bref potrebbe essere tradotto come:  "coooomuuuunque..." (pronunciato proprio così) o come "beh, più o meno..." .