Perché abbiamo dovuto scioperare. Non siamo dipendenti, non percepiamo uno stipendio, non abbiamo ferie e malattia, paghiamo una pensione privata, ci assicuriamo a nostre spese, sosteniamo i costi per i locali e il personale di studio e siamo tartassati brutalmente 

 Mi sento in dovere di precisare che, essendo io stesso un medico di famiglia e parte in causa, sono in conflitto d’interessi rispetto all’imparzialità giornalistica. Cercherò di tranquillizzare tutti affermando che l’intera categoria dei miei colleghi italiani non ha scioperato per avere soldi in più quanto, piuttosto, per non sparire dalla scena. Da molti anni i medici di famiglia accettano delle convenzioni con lo stato e le regioni a costo zero,rinunciando a qualsiasi aumento contrattuale.

Per chi non lo sapesse, e sono moltissimi anche tra altre categorie di sanitari, il medico di famiglia non è un dipendente, non percepisce uno stipendio, non ha le ferie e la malattia pagate, si paga una sua pensione privata, deve assicurarsi a sue spese per tutte le evenienze, deve sostenere personalmente le spese per i locali e il personale di studio ed è tartassato brutalmente dallo Stato e dalle bollette esattamente come un commerciante o altro professionista indipendente. Non può evadere le tasse perché tutti i suoi guadagni sono tassati due volte: all’origine e lungo la strada.

 Il servizio sanitario pubblico lo obbliga a lavorare pressoché in esclusiva per lo stato e, in cambio, lo retribuisce tramite una convenzione economica e normativa che scade ogni tre anni, soggetta a trattativa. Tre anni fa ci fu assicurato che avrebbero rinnovato il nostro accordo, già ampiamente scaduto, entro sei mesi.. e, infatti, tre anni dopo, abbiamo dovuto scioperare perché oggi né Stato né Regioni hanno una parola d’onore e ci corbellano regolarmente.

Se ci si riflette, il medico di famiglia è ancora l’ultima prestazione gratuita che un cittadino possa ottenere in Italia. La Sicilia, che, in assoluto, paga i ticket più alti di tutta l’Italia su farmaci e prestazioni specialistiche, lascia ai suoi numerosissimi poveri solo la nostra categoria come sanità gratuita.

Al medico di famiglia non vengono pagate le singole visite, non riceve un euro se chiamato a domicilio, è retribuito con una cifra onnicomprensiva annua inferiore ai 40 euro per ogni persona che cura, sia che questa venga una volta sia 40 volte l’anno. Sono cifre lorde dalle quali vanno detratte le spese. Nelle grandi città un medico che curi meno di mille persone è un povero, visti i prezzi degli affitti e dei trasporti e tutto il resto dell’imposizione fiscale.

Eppure, con tutte le nostre debolezze, il sistema sanitario italiano è il terzo al mondo per i risultati di salute della popolazione, è quello che costa di meno alle risorse pubbliche, la medicina di famiglia italiana è invidiata ovunque perché raggiunge tutti i cittadini. Ciononostante, la nostra “Grecia che chiamiamo Italia” sta pensando di cambiare la faccia del Servizio Sanitario Nazionale, prima facendo le sanità regionali (un’offesa alla nostra Costituzione perché si fanno differenze tra italiani), poi attaccando il medico di famiglia, caricandogli ogni mese un lavoro burocratico in più, minacciandolo continuamente di dover risarcire tutti i soldi che fa spendere alla regione per curare le persone (sembra che tutti abbiano frenesia a fare esami e assumere farmaci, quasi fossero esperienze piacevoli!). Per di più, da qualche anno, gli ha caricato le spese per le ricette che prima forniva  lo Stato, costringendolo a lavorare online continuamente con il Ministero Economia e Finanza, tramite internet, facendogli spendere migliaia di euro in informatica e programmi specializzati per curare le persone, in stampanti, toner, carta a quintali (da cento a duecento ricette al giorno).

Potremmo esemplificare dicendo che prendiamo un bracciante per lavorare in campagna pagandolo a forfait 35 euro al giorno ma, piuttosto delle sette ore gliene facciamo fare 12, gli facciamo comprare le zappe, il concime, lo controlliamo quando zappa, lo correggiamo mentre lavora, lo multiamo al più piccolo errore, non gli paghiamo i contributi, gli infortuni, l’assicurazione e, per soprammercato, lo prendiamo pure in giro. La faccia, però, per queste porcate non ce la mette il politico, giacché si brucerebbe davanti agli elettori. Ci pensano i burocrati tecnocrati che non temono nulla, neanche la giustizia, che sappiamo da noi essere lentissima.

Così si prendono per i fondelli sia i medici sia i cittadini, non rispettando le parole date, riducendo emolumenti e diritti con la scusa della crisi. Ai medici di famiglia si chiede, in sostanza, di ridurre il loro attuale guadagno, ai cittadini si cerca di sottrarre la possibilità di scegliersi un medico di fiducia. Se il medico di famiglia vuol continuare a lavorare dovrà confluire in grandi associazioni di medici che cureranno decine di migliaia di persone con criteri nuovi, costi minori, direttive dall’alto di ridurre i costi e le prestazioni, perdita del rapporto personale di fiducia col proprio assistito. In pratica il medico di famiglia diventa un impiegato ma rimane senza i diritti dei dipendenti, pagato ancora meno in base ai cittadini che assiste, senza nessuna garanzia contrattuale e assicurativa. Insomma la solita soluzione all’italiana, confusa e truffaldina, approssimativa e prevaricante.

Se mi si consente un’opinione strettamente personale, quest’ andazzo cretino ed ipocrita di progettare di cambiare una nazione intera a costo zero o con una riduzione dei costi è la prova concreta che siamo in mano ad imbonitori e truffatori. Creare nuove realtà senza tagliare di netto le teste di quelli che hanno finora mal governato i meccanismi sporchi e inceppati che conosciamo in ogni ambito nazionale, è impossibile! Volere, poi, cambiare i sistemi senza formare e istruire i nuovi attori del cambiamento è un’illusione. Cambiare tutto, utilizzando le stesse pedine di prima, senza spendere un euro in formazione certificata e senza decapitare i vertici delle Aziende sanitarie locali, attiene più al “venditore di pentole su pubblica piazza a prezzi da regalo” che a chi governa fenomeni delicati come la salute delle persone.

Diciamolo chiaramente! Si smetta di vendere soluzioni un tanto al chilo! Si smetta di mentire ai cittadini! Della salute delle persone in certi ambienti che, prima, erano di destra poi di centrosinistra poi, ancora, di centro non interessa alcunché! Chi muove il mondo e l’Europa chiede all’Italia innanzitutto di saldare il debito e per farlo bisogna togliere ai cittadini pensioni e sanità, perché sono costi apparentemente improduttivi.

Chi deve impegnarsi in questi obiettivi di macelleria sociale ha bisogno di un “Lupo allo sportello” (i tecno burocrati delle Regioni) che prenda per i fondelli il cittadino, togliendogli il “poco e male” che ha per ora, promettendo un ”peggio o niente che verrà”. Una volta tolto lo sgabello, ci troveremo con il sedere per terra.

I medici di famiglia hanno sgamato questo gioco e non ci stanno. Non c’è nessuno che stia più vicino di loro alla condizione socio-economica degli Italiani. I medici di famiglia sono stufi di fare i terminalisti delle Poste (con tutto il rispetto per la categoria), di essere sepolti da incombenze burocratiche senza fine. Vorrebbero solo fare i medici ed occuparsi di malati. Chiedono di mantenere il diritto dei cittadini di scegliersi un medico di fiducia, di potersi dedicare con attrezzature e personale non medico ad abbreviare le liste di attesa per ricevere le prestazioni sanitarie.

Le Regioni dicono no e bloccano la convenzione!