Riflessioni sui tre incontri avuti, nel primo ciclo di conferenze di Siracusa Resiliente, con Marco Bersani (Attac Italia), Maurizio Pallante (Decrescita felice) e il prof. Tonino Perna dell’Università di Messina. Crescono le adesioni

No. Non si tratta di un ennesimo gruppo politico locale, anche se qualcuno (prendendo lucciole per lanterne) ci ha attribuito tale etichetta. Si tratta di un progetto culturale, molto distante dai problemucci di piccolo cabotaggio che stanno a cuore ai politicanti di mestiere. Non si preoccupino di noi: non temano di averci come rivali nella questua dei suffragi elettorali. Temano piuttosto l’impatto delle idee che vogliamo diffondere.

Noi crediamo che la crisi sociale, culturale, politica ed economica che sta attanagliando da anni le famiglie debba spingere tutti ad essere più attenti a cogliere le cause che l’hanno determinata e a denunciare l’insipienza della mala politica che non sa far nulla per cercare soluzioni all’altezza dei problemi di oggi. Se i cittadini sapranno prestare attenzione, se vorranno capire l’insensatezza delle politiche sin qui seguite, se vorranno avere un sussulto di resilienza contro l’andazzo corrente, contro l’insana tolleranza di una politica inutile, inconcludente, ignorante, parassitaria ed opportunista, incapace di individuare i cambiamenti che veramente servono, si prepareranno certamente tempi duri per molti di coloro che hanno avuto ed hanno ancora la sfacciataggine di proporsi come questuanti di voti, protesi solo verso il loro successo personale, consistente nell’occupazione di un seggio e nell’arraffamento dei vitalizi o dei gettoni di presenza, magari sgraffignati con riunioni inconcludenti.

A costoro non abbiamo nulla da dire: solo che hanno fatto il loro tempo e che devono sparire. E ai responsabili dei vari partiti che osino ancora riproporceli non possiamo che negare ogni consenso, accomunandoli nell’ostracismo verso la politica del malaffare, della corruzione, dell’insipienza, della resa ai poteri dei cravattari che stanno devastando la nostra economia e la società. Cordialmente li mandiamo al diavolo. Intendiamo far sentire la nostra voce di cittadini liberi sui temi che dovrebbero essere ineludibili per la buona politica. Sappiano che ci metteremo di traverso e che osteggeremo in tutti i modi possibili e leciti le loro ambizioni di sedere in qualche assemblea elettiva solo per rappresentare se stessi e il vuoto delle loro inutili zucche.

Noi crediamo che combattere la dittatura della finanza speculativa, responsabile di questa lunga ed interminabile crisi, sia un nostro interesse di cittadini. Ci chiediamo cosa abbia fatto e cosa stia facendo la politica per propiziare la liberazione dalla dittatura della finanza e l’approdo alla democrazia dei beni comuni, e cosa abbia fatto in questo senso Renzi durante il semestre di presidenza italiana. Ai politici e agli amministratori che erano assenti al primo degli incontri promossi da SRRS proprio su tale tema (sul quale, il 2 marzo, ha relazionato con ammirevole franchezza Marco Bersani di ATTAC), diciamo che hanno perso una preziosa occasione per cominciare a capire come stiano le cose.

Sulla autonomia alimentare, sul doveroso risparmio energetico e sulla necessaria solidarietà umana e sociale ha relazionato Maurizio Pallante, sostenitore di una prospettiva economica che non sia ancora affidata al dogma bugiardo di una crescita all’infinito. Ma i cialtroni della politica senza idee e senza raziocinio continuano a blaterare di una ripresa o ripresina dello 0 virgola qualche inezia, per subordinare a tale illusoria prospettiva la soluzione dei problemi occupazionali, il benessere sociale e la realizzazione dei giovani. Purtroppo è ragionevole prevedere che tale ripresa, se ci sarà, non potrà che essere esigua, minima, insignificante.

Piketty ha analizzato la dinamica dello sviluppo nei secoli e ci invita a non cercare soluzioni in prospettive impossibili di ulteriore crescita significativa della produzione; la soluzione che egli addita perentoriamente va piuttosto cercata in una più equa distribuzione delle risorse, oggi concentrate nella disponibilità di un numero sempre più esiguo di privilegiati. E il rischio che egli ventila in una sua famosissima intervista è quello di una rivoluzione molto prossima. Ma la politica si guarda bene dal promuovere una più equa distribuzione delle risorse, una politica della piena occupazione e un necessario riflusso di risorse dal sovramondo della finanza speculativa al mondo dell’economia reale, dove potrebbero rilanciare le attività produttive, creare nuovi servizi e nuove opportunità di lavoro.

La politica (anche quella del deludente Renzi) punta sulle giaculatorie già note, che vorrebbero farci credere che basti rendere più facili i licenziamenti e più flessibili i rapporti di lavoro per attirare investimenti, per far ripartire l’economia e per creare lavoro. Tutto ciò potrà aumentare la produttività e i profitti, ma non funzionerà come processo di produzione e distribuzione di opportunità di lavoro e di realizzazione dell’uomo. Siamo ancora in una logica antisindacale, antisociale, disumana, di job killing, di competizione darwiniana tra le aziende. E pretendiamo di invogliare gli imprenditori a venire ad investire in Italia penalizzando i diritti dei lavoratori: imprenditori (o prenditori e profittatori) di tutto il mondo, venite a depredarci, a spolparci… Vi stiamo preparando il terreno e spianando la strada affinché possiate farlo più agevolmente. Ci inchiniamo al dio mercato e gli sacrifichiamo la dignità dei lavoratori, affinché l’imprenditoria trovi più appetibile dare la caccia al profitto in Italia.

L’ultimo incontro, in ordine di tempo, è stato quello con il professor Tonino Perna, docente di Sociologia Economica, autore di molti interessanti saggi e, recentemente, del libro Monete locali e moneta globale – La rivoluzione monetaria del XXI secolo. Messaggio pacificamente rivoluzionario quello di Tonino Perna: la storia ci insegna che è giunto il tempo di promuovere una nuova “sovranità monetaria e un’idea di denaro come bene comune”. L’adorazione del vitello d’oro (o del dio quattrino, simboleggiato dal toro dello scultore siciliano Arturo Di Modica, collocato nei pressi della borsa di Wall Street) è destinata a spegnersi presto: la prossima crisi finanziaria, più catastrofica di quella del 2007, potrebbe capitarci addosso già quest’anno, mentre non sono stati sanati i guasti di quella che perdura ancora da noi. Una nuova monetazione è possibile ed auspicabile. Ed anche una cancellazione di buona parte del debito pubblico.

Ma la politica non ha il coraggio di affrontare la questione. Anziché creare un fronte comune con la Grecia, i vari stati indebitati continuano a praticare attraverso i loro governanti il rito della proscinesi di fronte al dio mercato, alla finanza ed alle banche, che prestano ad interesse agli Stati quella moneta a cui gli stessi Stati conferiscono valore legale. Paradossalmente anzi, se la strategia di Varoufakis e Tsipras risultasse vincente, sarebbe un guaio per Hollande, Renzi e compagnia bella: perderebbero il consenso e si aprirebbe una autostrada per l’alternativa ai diktat della troika. L’ingente debito italiano non è frutto di una spesa insostenibile per lo stato sociale e per il welfare. Sprechi ce ne sono stati e ce ne sono ma la crescita del debito è soprattutto imputabile al debito stesso e agli interessi. I deficit di bilancio sono stati sistematici proprio a causa degli interessi mentre invece abbiamo speso meno di quanto incassato con le tasse, poiché abbiamo quasi sempre avuto un avanzo primario (cioè un attivo, calcolato al netto degli interessi).

Perna infine è stato molto esplicito sulla fine che nel corso della storia hanno sempre fatto i debiti sovrani: «A partire dal tempo della civiltà greca […] i debiti sovrani sono stati “rimessi”, nell’accezione di “condonati” obtorto collo […]. Il debito sovrano - del re, del principe, duca, ecc. – non è mai stato pagato quando è giunto a una certa soglia che i governanti hanno ritenuto […] insostenibile. L’aveva ben chiaro Adam Smith: “Una volta che i debiti sono stati accumulati fino a un certo livello, credo che non ci sia forse un solo esempio in cui essi siano stati regolarmente e completamente pagati» (Op. cit. pag. 40). Messaggi rivoluzionari. Ma i nostri politici restano sordi e troppi capi di governo, ministri del tesoro, governatori della Banca d’Italia (posseduta da banche private) e della BCE continuano a passare, attraverso porte girevoli, da ruoli di servizio all’interno delle più grandi banche di affari a ruoli pubblici, e nessuno (tranne la Gabanelli di Report) si sogna di richiamare l’attenzione su un ovvio conflitto di interessi.

Tutto ciò non può durare. Non deve durare. Diffondere consapevolezza su questi argomenti affretterà il crollo di un osceno potere fondato su un castello di carte: trattati e regolamenti delle banche di emissione non sono leggi di natura. Bisognerà cambiarli e dovrà essere possibile farlo. Per evitare di rassegnarsi a un ruolo di moderni schiavi dei cravattari che ci hanno indebitato. A proposito: avete notato che Tsipras e Varoufakis non portano mai la cravatta? E sapete che Renzi ha regalato a Tsipras proprio una cravatta? Tsipras l’ha accettata con un sorriso cordiale e ammiccante, ma non intende usarla. Anche noi faremmo bene a renderci conto di certe realtà che la grande stampa non illustra a sufficienza e a lanciare un movimento NO CRAV. Una nuova resistenza contro gli incravattatori che ci hanno resi schiavi del debito pubblico.

Ma non basta essere resistenti ai cravattari e ai politici schierati al loro servizio; non basta opporsi al debito. Occorre darsi da fare già ora, dal basso, per creare una nuova economia civile. Il 22 maggio il primo ciclo di conferenze organizzato da Siracusa Resiliente si concluderà proprio con il Manifesto dell’economia civile, che sarà illustrato da Leonardo Becchetti, presso l’aula magna del Liceo Corbino. I cittadini resilienti, capaci di tornare con la schiena dritta, e i promotori di un consistente numero di associazioni partecipanti al Progetto SRRS non mancheranno. E neanche alcuni politici sensibili ai cambiamenti che sono nell’aria. Molti altri continueranno a disertare. E a pensare solo ai cavoletti loro. E a quelli dei poteri a cui si genuflettono. Poveretti. Bisognerà ostracizzarli.