In Italia le intercettazioni disposte dai magistrati sono dagli stessi uffici poi trasmessi alla stampa, i tg trasmettono videoriprese effettuate in investigazioni ambientali, con i sottotitoli e addirittura le traduzioni in italiano se gli intercettati parlano in dialetto… 

Continuiamo con lo sguardo critico e sarcastico al commento della nostra Carta Costituzionale. Oggi ci occupiamo dell'articolo 15 della Costituzione che recita: "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. - La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge."

Certo, anche quando hanno scritto questo articolo, i Padri Costituenti hanno pensato ad un Grande Paese, ad una Cultura Millenaria, al rispetto delle persone, delle idee, delle libertà. Se solo ci vedessero oggi... Disquisiamo su intercettazioni telefoniche di chiunque, della vita privata e a volte privatissima di soggetti che nulla hanno di pubblico e che, invece, avrebbero diritto, come dettato dalla Costituzione, alla riservatezza.

Del resto, in un Paese nel quale il Presidente del Consiglio comunica con i cittadini a mezzo facebook o twitter, in uno Stato in cui le intercettazioni disposte dai magistrati sono dagli stessi uffici poi trasmessi alla stampa, in una nazione in cui i telegiornali trasmettono videoriprese effettuate dalla Guardia di Finanza in operazioni di intercettazioni ambientali, con i sottotitoli e addirittura le traduzioni in italiano quando gli intercettati parlano in dialetto, cosa dobbiamo aspettarci? Dobbiamo solo accettare il fatto che la nostra Costituzione è sempre più carta straccia.

Adesso lasciatevi sconcertare da una mia privatissima opinione. Per settimane, per mesi, addirittura per anni abbiamo sentito, ascoltato e riascoltato i due imbecilli che ridevano del terremoto a L'Aquila. Perché? E' forse reato ridere dei terremoti? E' forse vietato da qualche norma essere imbecilli, o addirittura avere al telefono conversazioni sprezzanti, cattive, malevole, ciniche? No, non mi risulta che lo sia. E allora, quale ragione giustifica la violazione di una norma costituzionale come quella che tutela la riservatezza della comunicazione?

L'unica ragione risiede nella pochezza dei nostri tempi. Risiede nel fatto che i Procuratori non perseguono questi reati (quando non li favoriscono addirittura), che i media preferiscono cavalcare l'onda del pettegolezzo piuttosto che inseguire la notizia, che il pubblico ascolta, e riascolta e riascolta le risate di due imbecilli mille volte, senza mai cambiare canale. La ragione risiede nella circostanza che è più facile ripetere la registrazione delle risate, piuttosto che vedere quali intrecci politico-giudiziario-affaristico-delinquenziali stiano dietro la mancata ricostruzione dell'Aquila.

I palinsesti televisivi sono stracolmi di programmi nei quali le intercettazioni, le prove, i DNA, le ricostruzioni in plastico dei luoghi, addirittura la rappresentazione degli avvenimenti a mezzo di attori ben pagati, la fanno da padrone. Ma questo significa solamente che il pubblico è avido di questo tipo di notizie, che il clamore della violenza su Yara, su Sara, su Stefano Cucchi, su Guerina sono più importanti del rispetto della loro memoria, della loro dignità, della loro riservatezza. E' sintomo della pochezza dei fruitori delle notizie, segno che non hanno rispetto per la dignità umana; in definitiva, che non sono interessati alla Verità ma al pruriginoso particolare piccante.

Questo modo di vedere le storie contemporanee non è maturo, è infimo, di bassissimo livello. E ciò, lo so non vi piace, vale tanto per le vittime quanto per i carnefici. Perché divulgare notizie sulla vita privata di una persona, metterne in piazza vizi e virtù,  sbandierare tradimenti, ossessioni, patologie, interessi, perversioni non serve che ad appagare la curiosità perversa del lettore, a discapito della tutela dei diritti di ognuno, siano essi appunto vittime o carnefici. Ma danneggia tutti perché ci priva del diritto di dire quello che pensiamo, di perseguire i nostri interessi, senza avere la paura o correre il rischio che tutto finisca in prima pagina.

Lo ripeto da anni: una volta accusata di pedofilia, o di aver violentato una donna, o di aver maltrattato un anziano, o di aver picchiato uno scolaro, una persona è marchiata a vita. Non ci sarà sentenza di assoluzione che riuscirà a cancellare la "lettera scarlatta" che la pubblicità gli avrà tatuato addosso.

Allora, occhio, cari lettori. Che un giorno potreste passare dall'essere lettori all'essere protagonisti delle cronache locali: le vostre lettere d'amore pubblicate sul giornale locale, i vostri dialoghi con gli amici diffusi a mezzo internet, le vostre foto affisse sui muri della città, le vostre analisi del sangue diffuse su facebook, i vostri errori di grammatica sbandierati ai quattro venti, la foto della vostra macchina parcheggiata, magari, in una stradina appartata, in prima pagina, le ricerche che avrete fatto sul vostro computer, (le parole che avrete cercato, i siti sui quali avrete navigato, il partito politico a cui avete messo un "mi piace", al chiuso della vostra casa, nell'intimità della vostra abitazione, sul vostro computer personale) comunicate ad amici, parenti, datori di lavoro, figli, genitori e concittadini. E la cosa potrebbe non piacervi, nel momento in cui i protagonisti siete voi.

La Costituzione, se ancora ha un valore, non solo deve essere rispettata, ma deve essere fatta rispettare, dagli organi a ciò preposti, perché se cade la base portante di tutto il nostro diritto con essa precipita la democrazia, la libertà, la Nazione.

O facciamo in modo che la nostra Costituzione abbia un senso o abdichiamo all'anarchia, alla legge del più forte, e torniamo indietro di un centinaio di anni, rimanendo ad ascoltare, come ipnotizzati, le risate di due imbecilli al telefono, i tradimenti della madre del presunto omicida, le lettere d'amore dell'amante dell'uxoricida, le intercettazioni ambientali senza risvolti penali, ed altre importantissime notizie come queste.