Ma il vero problema consiste nella delimitazione dell’area vincolata. A.M.Group era andata in appello avverso la sentenza del TAR che aveva accolto il diniego della Soprintendenza

Non c’è tregua all’aggressione al territorio. Come un fiume carsico è andato avanti il procedimento amministrativo per la costruzione delle fantomatiche 71 villette sotto le mura dionigiane. Avverso la sentenza del 2013 del Tar di Catania, che dava ragione alla Soprintendenza di Siracusa per aver negato il nulla osta al rilascio della concessione edilizia trattandosi di una zona sottoposta a vincolo archeologico e inserita nel piano paesaggistico al livello massimo di protezione, la società A.M.Group della famiglia Frontino aveva già proposto appello.

Veniamo ora a sapere che, nell’udienza dell’11 dicembre 2014, il CGA ha disposto una ctu nominando un professore dell’Università La Sapienza di Roma, l’ingegnere Vincenzo Naso, e assegnando il termine del 30 aprile per la nomina di eventuali consulenti di parte. Le operazioni peritali dovranno concludersi entro il 15 luglio e le relazioni essere trasmesse entro il 10 settembre.

Nel leggere il mandato conferito al consulente Naso sembra di trovarsi di fronte a un film già visto, allo stesso film di cui parliamo nell’altro articolo relativo al centro commerciale. Lo schema è lo stesso. La società ritiene di aver diritto all’edificazione e chiede i danni per essere stata ‘ingiustamente’ ostacolata nei suoi progetti. Stessi nomi, stesse situazioni.

Ricordiamo in sintesi che, nel marzo del 2011, l’allora dirigente dell'urbanistica, l'ingegnere Mauro Calafiore, sottoscriveva avanti al notaio Giambattista Coltraro in Augusta, per nome e per conto del Comune (chissà se con vera empatia dei cittadini!), le convenzioni grazie alle quali veniva consentita la realizzazione del nuovo comparto edificatorio di 70 ville (richiesta formalizzata dalla società il 29 aprile 2011) ‘in cambio’ di aree da destinare al Parco territoriale delle mura dionigiane

Un do ut des ovviamente non assentito dalla Soprintendenza proprio per il vincolo archeologico istituito sull’area con la legge 1089 del 39 e convalidato poi nel 66: "E’ vietato qualsiasi lavoro che esuli dalla ordinaria conduzione del fondo e dalle normali opere di trasformazione agricola eventualmente necessarie".

Tutto limpido, se la società A.M.Group non avesse potuto confidare su un evento che si potrebbe definire provvidenziale: la modifica di quel vincolo, un atto sul quale nessun organo di vigilanza e di tutela della legalità è mai intervenuto per riconoscerne o meno l’efficacia, e soprattutto la legittimità. Se la legge, come la matematica, non è un’opinione (ma dobbiamo riconoscere che troppo spesso ne abbiamo riscontri esattamente contrari), dovrebbero infatti valere le norme che soprassiedono alle procedure di modifica.

Per quanto è a nostra conoscenza, i vincoli archeologici non possono essere modificati, così come invece nel caso specifico sarebbe avvenuto, motu proprio dal soprintendente di turno e/o dai suoi uffici, perché la procedura di revisione è rigidamente normata dall'articolo 128 del decreto legislativo 42 del 2004 che prevede l’adozione di uno specifico decreto dirigenziale dell'assessorato che non ci risulta esserci mai stato.

Se su questo fondamentale passaggio si facesse chiarezza una volta per tutte (ma è vox clamans in deserto!), e si stabilisse di conseguenza che le previsioni del prg della città per quest’area sono state imperniate su un atto, per quel che ne sappiamo, illecito e illegittimo, probabilmente si potrebbe decidere in merito a questa spinosa vicenda con maggiore rispetto della giustizia, della Giustizia.