Chi ha deciso, chi sapeva e ha taciuto, quale programmazione è a monte dell'operazione, sono state valutate le criticità e gli eventuali effetti futuri? C’è il rischio di una saturazione della discarica Cisma che comporterebbe la realizzazione di altre discariche in questo martoriato territorio

Quale migliore occasione dell'arrivo dei rifiuti dall'Ilva di Taranto per una gara a chi si erga con maggior vigore a difensore del proprio territorio, soprattutto in clima di campagna elettorale?

Accanto a prese di posizione equilibrate, tutto sommato consapevoli dei reali termini della questione (tra i pochi metteremmo i Verdi di Angelo Bonelli) si è letto veramente di tutto contro l'invasione  straniera, determinata a cospargere di veleni il suolo megarese, da parte di anime belle che, per esempio, hanno preferito il silenzio alla notizia del via libera all'inceneritore Oikothen, ferita aperta nel nostro territorio che tanta putredine ha generato in un lungo arco di anni e di cui presto ci occuperemo. Attacchi di psicosi collettiva, indotti più che spontanei, infarciti da rivendicazioni di primogenitura nell'aver denunciato il pericolo, ampiamente alimentate da qualche commento poco oggettivo.

Ma restano i dati: 10mila tonnellate di scorie, ritenute non pericolose, trasportate con la motonave Rita Br (6.699 tonnellate di stazza lorda, registrata al compartimento marittimo di Napoli) nel porto di Augusta per essere conferite nella discarica Cisma (di circa 550mila mc) posta tra Melilli e Augusta. Rifiuti speciali quindi, non pericolosi.

Come è noto, il CER, il catalogo europeo dei rifiuti in vigore in Italia dal gennaio 2002, assegna un codice a sei cifre a ogni tipologia di rifiuto in base alla composizione e al processo di provenienza. In esso i residui polverosi che gli elettrofiltri trattengono dai fumi dell'altoforno (di questo si tratta se prestiamo fede alle notizie ufficiali), vengono identificati con il codice 100208 che definisce le scorie prodotte dal trattamento dei fumi non contenenti sostanze pericolose per le quali vale invece il codice 100207. Quasi pleonastico dire che, trattandosi di polveri potenzialmente cancerogene come tutte le polveri sottili, alle due capitanerie di Taranto e Augusta è spettato il compito di evitare la loro facile dispersione nell'aria nel corso delle operazioni di scarico e carico ma, per quanto riguarda lo stoccaggio, anche a detta dei Verdi, la Cisma possiede le autorizzazioni e il know how necessari per evitare rischi ai cittadini che quindi non andrebbero allarmati con l'uso improprio di termini, sicuramente ad effetto, come 'veleni'.

Altre in questa vicenda, almeno a nostro giudizio, le perplessità a cui dare risposta e che chiamano in campo le responsabilità di chi, pur rappresentando la popolazione locale, è stato tenuto all'oscuro di quanto si decideva nel e per il territorio in cui è stato eletto.

Chi ha deciso, chi sapeva e ha taciuto, quale logica o programmazione è a monte dell'operazione, sono state valutate tutte le criticità e gli eventuali effetti futuri?

La preoccupazione espressa dai Verdi è stata, correttamente, l'eventuale rischio di una saturazione della discarica (quali informazioni abbiamo in proposito?) che porterebbe, quale possibile conseguenza, la realizzazione di altre discariche assolutamente improponibili in un territorio che attende da anni le bonifiche. La domanda di Bonelli - Chi ha autorizzato e concordato questa operazione? Un accordo tra privati o la politica finge di non avere responsabilità? - ha bisogno di quelle risposte che ci si augura possano giungere anche grazie all'interrogazione parlamentare promossa dall'onorevole Sofia Amoddio, insieme al chiarimento del dubbio sollevato dalla stessa parlamentare che altri trasferimenti di rifiuti industriali siano stati già decisi dal ministero in camera caritatis.

Sarebbe altresì da appurare se tale decisione sia stata presa senza tener conto del fatto che la discarica Cisma dovrebbe ricevere rifiuti speciali provenienti dalla sola area ad alto rischio ambientale della provincia di Siracusa così come espresso, sempre secondo Angelo Bonelli, in un  parere, reso nel marzo del 2008 dal dirigente dell'Unità Operativa IV "aree ad alto rischio industriale" dell'Assessorato regionale, parte integrante, nelle sue prescrizioni, del decreto di attribuzione dell'AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale) del dicembre 2008.

Come interpretare poi le prescrizioni contenute nel piano del 2013, relativo alle misure e alle attività di tutela ambientale e sanitaria per l'Ilva? Nel corposo documento è previsto lo smaltimento interno dei rifiuti e, quando possibile, la loro riutilizzazione; in particolare delle polveri derivanti da lavorazione si dice che sono da recuperare nella produzione dell'agglomerato e solo eccezionalmente smaltite in discarica. Cosa ha determinato allora la scelta 'eccezionale' del trasferimento in discarica e per giunta in un'altra regione che per di più, forse ormai unica in Italia, non è mai stata in grado di risolvere il problema dello smaltimento rifiuti (e evitiamo anche solo di elencarne le cause per non cadere in un ginepraio).

Secondo il Movimento 5 Stelle l’operazione “scriteriata” sarebbe stata sapientemente pianificata dal governo Renzi, per rendere vendibile l’impianto Ilva di Taranto agli indiani di Accelor Mittal, e così rimborsare il debito contratto con le banche di 1,45 miliardi di euro. Un controsenso per i 5 stelle da una parte stanziare 76 mln di fondi Cipe per risanare il territorio megarese e dall'altro aggiungervi altri rifiuti di importazione. La loro ipotesi è che il governo di Crocetta sia nei fatti commissariato dal governo Renzi e, sotto scacco, per l’approvazione della legge finanziaria, e che Renzi, "col suo stile decisionista", voglia poter dire in fretta di aver salvato l’Ilva e l’occupazione di 16.000 operai del settore.

Difficile credere, come i pentastellati, che "per rendere appetibile l’Ilva agli occhi dell’investitore straniero, occorre che il rischio ambientale sia rimosso: perché non pensare al sistema più rapido e comodo di spostare le polveri ad Augusta?", ma certo è indispensabile, a questo punto, conoscere quale siano le intenzioni del ministero e quali gli accordi pattuiti che, comunque, non possono non aver avuto referenti locali.