Il ribaltone di Garozzo, che ha privilegiato la 'geografia politica' alle competenze, dovrà affrontare le vere criticità della città. Una macchina amministrativa ancora ingolfata che dovrebbe chiamare alle individuali responsabilità dirigenti e funzionari. Il paradigma dei debiti fuori bilancio.

 È un rebus capire dove voglia andare il sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo con il suo rimpasto di Giunta. Certo, per un quarantenne rampante che dovrebbe rappresentare il nuovo, che dovrebbe credere fortemente nella meritocrazia, lasciano perplessi le scelte 'rischiose' fatte.
A prescindere dalle valutazioni politiche, dai motivi che l'hanno portato al cambiamento, non ci si può non chiedere come mai non abbia almeno puntato sulle competenze, soprattutto per alcuni assessorati. È difficile credere che le forze politiche di cui vuol fare il proprio trampolino di lancio per traguardi più soddisfacenti non abbiano tra le proprie fila personalità che coniughino alla fedeltà di appartenenza anche capacità ed esperienze specifiche.
O nella scelta di chi lo deve affiancare nell'azione amministrativa si può prescindere da valutazioni di tal genere perché tanto, a dettare gli ordini di scuderia, basta lui solo?

Veramente Garozzo è così decisionista e autoreferenziale?

Se a chi gli è, o è stato, vicino si chiede un commento sulla sua personalità, se sia davvero un accentratore, o se, invece, lasci sostanzialmente liberi di operare, se gli spazi di autonomia che 'concede' sono delimitati da paletti pronti a frammettersi non appena si allunghi il passo e si vada in direzione diversa rispetto a quella che è solo nella sua mente, la risposta è "Giancarlo è un po' tutto questo". E così Giancarlo Garozzo rimane ancora indecifrabile: solo il tempo, i futuri rimpasti che già si vogliono fortemente sbilanciati sulle forze conservatrici della città, le concrete scelte, daranno una risposta.

Le grandi questioni non ancora affrontate: appalto igiene urbana, questione servizio idrico, difesa del territorio dalla cementificazione.

Fino a questo momento, nell'azione concreta, non sembra di poter individuare cedimenti rispetto a quel suo programma elettorale che ha convinto molti, più a sinistra di lui, a dargli la propria fiducia. Ma è anche corretto precisare che finora le grandi questioni non sono state affrontate, fino ad ora si è lavorato sul più semplice. Finalmente, certo, sono state realizzate quelle piccole importanti cose che si aspettavano da tempo (solarium, illuminazione pista ciclabile, eco gobike, mini bus elettrici ecc.) e che danno l’idea di un maggior dinamismo e l'immagine di una città che appare vivacissima e sulla strada della modernità con l'aiuto del Cnr.

Restano fuori invece le ataviche criticità.

L'appalto per l'igiene urbana e una città presentabile, e soprattutto vivibile, in ogni suo quartiere; la questione del servizio idrico (gestione pubblica, difesa dell'occupazione, potabilità, tariffe sostenibili); il complessivo piano della mobilità e del traffico che liberi la città da caos e smog; un'organizzazione turistica che vada dalla professionalità dei ristoratori (che pena i piattini sbrecciati e i cucchiaini striati di caffè!) a un'accoglienza affidabile e efficiente del turista; la definitiva difesa del territorio nelle sue valenze storico-paesaggistiche e quell'obiettivo di cemento zero che sentiamo sempre in forse; un piano portuale (su cui da consigliere del Pd Garozzo si è speso) che dia le linee guida dello sviluppo futuro.

Macchina amministrativa da revisionare. Le responsabilità.

C'è ancora tanta strada da percorrere perché l'amministrazione sia veramente efficiente, perché anche la macchina amministrativa si liberi da lacci e vincoli e sia trasparente ed “economica” né è chiaro quanto siamo realmente avanti con la spending review e una diversa politica tributaria. Il timore che, dietro l'apparenza, le logiche spartitorie possano essere sempre le stesse è certo duro a morire. Che i cambiamenti siano solo annunciati e che il gattopardo resista, pure. Ci sembra che quanto oggi avviene in merito ai debiti fuori bilancio sia un po' il paradigma di un sistema che non ce la fa a cambiare, che non ha quella spinta autorevole di chi voglia definitivamente cambiare rotta.