Anche i minori a rischio infezione. I pediatri a congresso si confrontano con la peste del secolo. “La TBC è una grande simulatrice” dice il professore De Benedictis degli Ospedali Riuniti di Ancona. Spesso dietro cure inefficaci si nasconde un’infezione che non riguarda solo i polmoni.

Un grande ritorno o un ritorno alla grande: quando pensare alla tubercolosi". Questo il titolo della relazione con cui il professor Fernando De Benedictis, degli Ospedali Riuniti di Ancona, è intervenuto nel corso del congresso (dal 3 al 5 luglio scorso) dedicato alle cure pediatriche a Siracusa.

«Dei 9 milioni di casi di TBC attiva nel mondo, il 10% riguarda l'infanzia» ha esordito il relatore.
Numeri preoccupanti che solo apparentemente sembrano non riguardare l'Italia.

«Il nostro Paese appare, in questo complesso contesto, in buone condizioni. Il tasso di incidenza si è andato infatti riducendo. Ma guardando alle fasce d'età notiamo che, se il tasso scende negli over 65 ed è stabile nell'età pediatrica 0-14, sale invece tra gli adolescenti e i giovani adulti. La fascia a rischio è quella dei primi due anni di vita, mentre tra i 5 e i 10 anni il bambino gode di una sorta di scudo protettivo che rende difficile l’attecchire della malattia. C'è, però, da evidenziare che per i minori, dopo l'eventuale infezione, è altissimo il rischio di una progressione verso la malattia».

I bambini sono infettati dagli adulti: inutile lo screening nelle scuole in cui si presenti il caso TBC.

Nelle parole del prof. De Benedictis trova conferma quanto da noi affermato in occasione dei casi di TBC verificatisi in una scuola elementare di Siracusa nel maggio del 2012. In quell’occasione l’Asp tranquillizzò le famiglie allarmate e avviò uno screening sia sulla classe del piccolo malato che nella scuola. Un’azione in sostanza inutile come ha spiegato il professore De Benedictis, insistendo molto su questo aspetto. «Data la bassa carica batterica presente nella tbc pediatrica è davvero raro il rischio di un'infezione da parte dei bambini. Inutile quindi lo screening tubercolinico a tappeto nelle classi in cui si sia verificato un caso, deleterio l’allarmismo dei genitori pronti a tenere a casa i propri figli per proteggerli.

Ciò che va fatto è semplicemente l'individuazione di chi abbia infettato il piccolo, partendo dall'ambito familiare, o comunque da chi è più vicino alla famiglia. In queste situazioni, infatti, il bambino costituisce un caso sentinella, un caso ponte che ci potrebbe consentire di individuare da chi sia stata generata l’infezione. I bambini in definitiva sono infettati dagli adulti».

A infettare sono gli adulti malati di TBC, che è grande simulatrice: tenere alta la guardia.

Già le linee guida del 2009, emanate dal Ministero della Salute, sulla scorta di tali considerazioni, suggerivano di effettuare controlli a scuola solo dopo aver verificato l’eventuale presenza della fonte di contagio in ambito familiare. Uno screening inopportuno concentra l’attenzione sanitaria su un falso problema, impedendo altresì la ricerca dei soggetti contagiati dall’adulto, vero malato infettante, anche nel suo ambito lavorativo; crea difficoltà alla famiglia che, come accade in queste circostanze, viene solitamente colpita da stigma sociale; e, last but not least, comporta l’inutile sperpero di risorse pubbliche che potrebbero avere migliore impiego.

Il professore ha anche parlato della TBC come di una grande simulatrice e quindi della necessità di tenere alta la guardia, di considerare sempre come possibile la presenza dell’infezione laddove una diagnosi di altro tipo e le cure relative non sortiscano alcun effetto. Perché la TBC non colpisce solo i polmoni: tanti i casi clinici di tbc ossea, articolare, linfoghiandolare, renale etc.

Una presenza subdola, occulta, che del silenzio degli uomini, dei medici, farebbe un suo perfetto alleato e che invece deve essere stanata e combattuta a viso aperto.

«Senza inutili allarmismi, ma con razionalità, organizzazione e determinazione» ha concluso De Benedictis.