Il dott. Gaetano Scifo, Direttore del reparto Malattie Infettive dell'Ospedale Umberto I di Siracusa racconta la nuova emergenza sanitaria. Scabbia, malaria, anemia falciforme e tubercolosi: ritornano le malattie dimenticate ma il sistema tiene. Il 4 ottobre un convegno di aggiornamento sulla malaria per il personale medico e paramedico.

Il dottor Gaetano Scifo è direttore di infettivologia dell’Ospedale Umberto I di Siracusa. A lui abbiamo chiesto di fare il punto sull'attività del suo reparto a seguito dei recenti sbarchi di migranti, data la preoccupazione per la possibilità che si diffondano malattie contagiose.

Una situazione sotto controllo e un ingranaggio che ha iniziato a carburare bene, quello che emerge dalle sue parole.

«Le posso dare informazioni solo relative a quanto avviene una volta che il migrante viene inviato alla nostra struttura, subito dopo lo sbarco o dopo un certo periodo presso il centro di accoglienza. Non posso aiutarla per quanto concerne l’organizzazione nel porto di Augusta e sulle attività di controllo o prevenzione che lì vengono effettuate».

Il ricovero avviene qualora siano riscontrati stati febbrili, tosse insistente, sintomatologia dolorosa artomialgica o diarrea?

«Per lo più i casi sospetti vengono inviati al Pronto Soccorso e da qui, se si decide di ospedalizzare, ai diversi reparti, a meno che il medico di guardia non richieda subito una consulenza specialistica. Può anche accadere che, a partire da piccole infezioni, ci si trovi ad affrontare altre patologie, non infettive, per le quali è indispensabile un intervento urgente essendo a rischio la vita del paziente. Ma registriamo un po' di tutto: infezioni delle alte vie aeree, quelle più semplici, polmoniti o epatiti acute con malattie autoimmuni associate, banali gastroenteriti, ma anche due fenomeni importanti, come la malaria e la tubercolosi.
Negli ultimi 7 - 8 mesi, soprattutto tra giovani Eritrei, su 30 casi di malaria, almeno 20 erano da plasmodium vivax, per fortuna prontamente riconosciuti tramite i test, alcuni anche direttamente allo sbarco o ai centri di accoglienza a testimonianza di un sistema che inizia a funzionare bene e riesce ad avere tempi più rapidi».
«Per tutti la guarigione - aggiunge con soddisfazione il dottor Scifo - sebbene una parte di loro, una volta dimessi, siano fuggiti e, a questo punto, divenuti incontrollabili.

È di qualche settimana fa la notizia di 30 casi di TBC registrati dopo gli sbarchi al porto di Augusta tra ottobre e dicembre 2013. Qual è la situazione reale?

«Per quanto riguarda la TBC ci sono stati alcuni casi, non possiamo negarlo, ma non 30 come lei dice. Se consideriamo questi migranti e non quelli dall'est, che non possiamo confondere, direi che sono stati tra i 10 e i 15 con infezione principalmente a carico dei polmoni ma anche intestinale e addominale. In questi casi ciò che davvero costituisce un problema è una corretta anamnesi. Per potersi comprendere sono indispensabili i mediatori culturali con cui comunque la collaborazione è stata fattiva. Ma in alcune occasioni anche per loro non è stato agevole tradurre alcuni dialetti eritrei poco noti. Poi, ovviamente, dopo la fase diagnostica, bisogna organizzare la terapia che è complessa. Occorre una somministrazione di 4 farmaci per impedire che il mycobacterium tubercolosis (il bacillo di Koch) diventi resistente. Per essere poi certi che tutti seguano scrupolosamente la terapia stiamo cercando di procedere all’assunzione assistita dei farmaci sotto la diretta osservazione o del medico o dell'infermiere.

In un comunicato stampa di novembre 2013 l’allora direttore generale Zappia prospettava la realizzazione di due corsie di isolamento in questo reparto. Sono state realizzate? Quanti posti letto?

Sì, siamo molto soddisfatti per averle ottenute. Sono due camere a pressione negativa, due posti letto.

E quando i malati sono stati di più, dove li avete ricoverati? Che succede se arrivano più malati di TBC?

Se c'è un soggetto con escreato positivo e non lo possiamo isolare, dobbiamo inviarlo altrove: ma non è successo. Abbiamo sì ricoverato 4 o 5 migranti insieme, ma non tutti con la tbc. Solo in un caso, e per un brevissimo periodo, abbiamo dovuto allestire una stanzetta a parte come soluzione di emergenza. Noi abbiamo l'obbligo, nel caso di escreato positivo, di documentare l'avvenuta negativizzazione e quindi, per alcuni pazienti, è stato necessario un periodo di degenza più lungo, oltre il mese. Abbiamo avuto, per esempio, un caso di TBC gravissimo, con infezione intestinale, versamenti pleurici, addominali, ed è stata necessaria una degenza di due mesi. Un caso davvero difficile ma di pieno successo, che ora sta continuando, seguito da noi in ambulatorio, la terapia antibiotica

Avete registrato casi di multi resistenza agli antibiotici? Effettuate l’esame colturale?

È un esame che a Siracusa non si fa. Ci appoggiamo alle strutture di Catania e di Messina, con una certa frequenza e chiediamo anche l'antibiogramma per vedere se ci sono resistenze batteriche, ma nei migranti che vengono dall'Africa non ne sono stati individuati. È più facile che il problema si riscontri in chi arriva dall'est dell'Europa.

Si esegue poi lo screening sul gruppo da cui proviene il malato di TBC?

Questo è fuori dal nostro controllo, noi ci concentriamo solo sul paziente. Informiamo certo chi gestisce il centro di accoglienza ma non siamo in grado di dire cosa succeda dopo.

In conclusione, nonostante il grandissimo numero di migranti arrivati da noi, si può dire che l'organizzazione sanitaria stia funzionando e che la struttura tenga?

Sì, ha retto, anzi, tutto sommato, ha retto bene. Certo vorremmo che si capisse che bisognerebbe andare a un potenziamento. Sono strutture sottoposte a grande sollecitazione sia per l'impegno delle risorse umane che di quelle strutturali diagnostiche e occorrono nuovi investimenti.
Non possiamo pensare che un sistema sanitario che è già in condizioni di impegno massimale, possa assorbire queste problematiche senza mettere in campo altre risorse.
A settembre spero di poter essere più esaustivo perché ritengo necessario un report statistico dei ricoveri. Intanto, e vorrei che desse all’iniziativa un giusto risalto, per il 4 ottobre stiamo organizzando un convegno sulla malaria alla cui partecipazione chiameremo il personale medico e paramedico. Sarà un'occasione di aggiornamento molto importante.