Dopo la barbara uccisione della prima moglie e del loro bimbo, si è risposato, ha messo al mondo tre figli e si è imbarcato per l’Italia alla ricerca di un futuro migliore. Ora lavora da anni al mercatino di Santa Panagia. Ma la famiglia è in fuga dalla capitale dello Yemen invasa dai ribelli, verso l’Etiopia e il mare

Erano le sei del pomeriggio quando dei guerriglieri armati di kalashnikov sfondarono la porta di casa. Uccisero sua moglie e il bimbo che teneva in braccio.  Dopo qualche anno Hassan, è questo il nome del giovane che da anni vive a Siracusa, si risposò. Ebbe altri tre figli. Cinque anni fa tentò la fortuna, lasciò la sua famiglia e partì da Mogadiscio alla volta della Sicilia.

Da cinque anni lavora al mercato rionale di Santa Panagia. La sera frequenta l’istituto tecnico commerciale, dove tra qualche mese prenderà la maturità. Parla fluentemente l’inglese, l’italiano, l’arabo, il tigrino e l’amarico, oltre alla sua lingua. Povero Salvini!

La sua vicenda umana è costellata di grandi dolori. Perché la sua famiglia si salvasse è uscita dalla Somalia rifugiandosi in Yemen. Non credevano certo che scoppiasse la rivolta degli al-shabah e che prendessero la capitale. Intanto, Hassan aveva fatto la richiesta di ricongiungimento familiare. La nostra ambasciata a Sanah aveva accolto la sua pratica, attivando i canali nazionali per trasferire la famiglia. Poi è scoppiata la guerra civile in Yemen. La nostra ambasciata è stata immediatamente sgomberata e tutti i funzionari sono rientrati a Roma.

Hassan è disperato. Ha tre ragazzi e la madre rifugiata in una casa di campagna nei pressi dell’aeroporto di Sanah. Il ministero degli affari esteri si è detto pronto a fare riconoscere il diritto al ricongiungimento familiare per motivi umanitari da qualunque nostra ambasciata in Africa. Quindi la signora e i tre ragazzi dovranno lasciare lo Yemen e con mezzi di fortuna tornare in Africa. La nostra ambasciata in Etiopia potrebbe quindi accogliere la richiesta e concedere il visto d’ingresso in Italia.

Abbiamo voluto raccontare questa vicenda perché in ognuno di noi si accenda almeno il dubbio. Se fossimo noi a vivere queste tragedie umane, saremmo tanto chiusi dinanzi alle richieste di un’umanità così derelitta?