Nel Paul Getty Museum di Los Angeles sono riprodotte le statue di Pompei, con una parte del sito, e i mosaici di Piazza Armerina. Con esse la California ricava in un mese più di quanto l'Italia guadagni, dalla visita della Pompei originale, in dieci anni

Torniamo con uno sguardo critico e sarcastico al commento della nostra Carta Costituzionale.

Oggi prendiamo di mira l'articolo 9, che certamente sarà stato un vanto per i nostri padri costituenti i quali, candidi come gigli, mai avrebbero supposto che i loro sforzi, i loro sudori, le ricerche, le notti passate a discutere di ogni parola utilizzata in quello che doveva essere il documento fondamentale della nostra nazione, sarebbero stati ignorati se non addirittura derisi.

L'articolo 9, in realtà, è bellissimo. Apre scenari all'immaginazione che non hanno confini, lascia prefigurare una Nazione in costante sviluppo, pronta alle migliori sfide, ai più intelligenti investimenti, a vestire i panni dignitosi ed autorevoli di uno dei Paesi più concreti al mondo, con un grandissimo passato alle spalle ed un prospero futuro davanti. Recita: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. [II] Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione."

Cosa vi aspettate che vi dica? Ma dove?

Sul primo comma mi sembra che almeno nell'ultimo trentennio abbondante, i maggiori tagli della spesa pubblica abbiano colpito proprio l'istruzione (oltre alla sanità). Chiunque abbia dei figli a scuola, all'università, si rende conto che nessuna promozione dello sviluppo e della cultura hanno fatto i nostri ultimi governi. Se desideri che tuo figlio impari qualcosa, devi arrangiarti con i tuoi mezzi e sperare che per un miracolo egli capiti in una classe in cui i professori sono meno matusalemmi, più aggiornati, meno annoiati e delusi dal sistema, più presenti, insomma, dei santi.

Se ha questa fortuna, devi ancora sperare che anche i compagni di classe di tuo figlio abbiano la stessa voglia di imparare, e magari dei genitori che abbiano spiegato loro che in classe non si consulta facebook, né si mandano o ricevono messaggi, non si naviga e non si fanno solitari mentre il professore spiega o interroga.

E' inevitabile, ci ricasco sempre perché i nostri padri costituenti hanno fatto di noi un popolo di sognatori. Basta entrare in un'aula qualunque per vedere il degrado assoluto, l'inutilità degli sforzi.

Quanto alla ricerca scientifica e tecnica, una cosuccia si deve dire. E' innegabile: i nostri amministratori, i ministri, i capi di governo, i dirigenti tutti si sono impegnati a fondo per promuoverne lo sviluppo. Ogni sforzo dei nostri amministratori da quattro palanche è stata indirizzato proprio allo sviluppo ed alla promozione della ricerca… di un posto di lavoro. Tutti i nostri ragazzi (e anche molti dei loro genitori), i laureati come i diplomati, come i possessori di costosissimi master post laurea, come quelli che hanno appena appena la scuola dell'obbligo, tutti, indistintamente, sono fortemente e costantemente impegnati nella ricerca… del posto di lavoro.

Qualcuno dovrebbe avvertirli che per trovare lavoro bisogna, prima, trovare un burocrate, un politico, un amministratore prezzolato, da farsi amico, da corteggiare e circuire, da coprire di attenzioni e promesse e solo così la ricerca potrà portare a una conclusione positiva. Altrimenti, cari ragazzi, sarete costretti a ridurvi come Dante Alighieri e, vecchi e barbuti, oggetto di scherno e appena appena tollerati, potrete scrivere la Commedia della vostra vita sulla carta igienica. Beh, si, potrebbe andarvi meglio: potreste fare la fine di Leonardo Da Vinci, e scrivere sui rotoloni di carta da cucina, sempre indecenti ma certamente meno della carta igienica. Dante Alighieri e Leonardo Da Vinci sono rappresentati così, in Italia. Si sono ridotti così. Li abbiamo ridotti così.

E passiamo al secondo comma dell'articolo 9 della Costituzione. Dice: "(La Repubblica) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Ma dove? Quanto al patrimonio storico e artistico, spostando l'attenzione dal trascurabile caso di Pompei che crolla sotto gli occhi del mondo, il quale inorridisce come facciamo noi davanti agli scempi dell'ISIS (e, del resto, qual è la differenza tra distruggere e lasciare marcire nell'indifferenza, nell'abbandono, nella peggiore trascuranza, un patrimonio inestimabile come il nostro?), dico spostando l'attenzione da Pompei, vi invito a fere una ricercuzza di poco momento, solo per accertarvi della circostanza che giacciono nei magazzini e nei ripostigli dei nostri musei migliaia di altre opere che consentirebbero l'apertura di decine di altri musei e per le quali altre nazioni sarebbero disposte a pagare prezzi altissimi.

La altre nazioni di cui parlo (Germania, Finlandia, Svezia, Stati Uniti, Olanda) farebbero delle opere d'arte che noi teniamo in mezzo alla polvere in cantina, delle fortissime attrazioni per i turisti e saprebbero guadagnare tanto in ordine economico quanto in diffusione della cultura, della storia, della bellezza. Per inciso, vi informo che in California, presso il Paul Getty Museum di Los Angeles, sono riprodotte le statue di Pompei, con una parte del sito, ed anche i mosaici di Piazza Armerina. Sono presentate, a mezzo cuffie che si trovano pulitissime appese all'ingresso di ogni sala, in tutte le lingue, in ambiente protetto, dove oltre all'immenso parcheggio, alle decine di ascensori, alle terrazze e verande climatizzate con bar di ogni livello, ci sono tutti i comfort immaginabili e nessuna barriera architettonica.

In California, è possibile anche ai disabili visitare Pompei e Piazza Armerina nelle migliori condizioni immaginabili, il più comodamente possibile. Bene, la California guadagna, dalle visite della Pompei californiana, in un mese, più di quanto l'Italia guadagni, dalla visita della Pompei originale, in dieci anni. Fate quattro conti.

Ma, torniamo alla causa di tutti i mali: i nostri amministratori da quattro palanche. Sempre gli stessi, quelli che quando non sono incapaci o inetti, sono in mala fede. Preferiscono tappezzare le strade con le loro facce tonde e tonte, piuttosto che, una volta, attaccare al posto dei loro squallidi manifesti elettorali, la foto di un'opera di Klimt, di Caravaggio, di De Chirico, di Rembrandt, di giovani artisti siciliani.

Si, lo so, chiedo troppo. Vuoi paragonare un manifesto con l'immagine della Venere di Botticelli con la faccia in primo piano, chessò, di Renzi, di Salvini, di Crocetta? Eh! Follia!

Adesso, arriviamo alla fine. Esordiva il secondo comma dell'articolo 9 della Costituzione dicendo che "(La Repubblica) tutela il paesaggio". Ebbene, non so nel resto d'Italia, ma certamente in Sicilia è così. Piuttosto che consentire che stupide, rumorose ed inquinanti vetture, autobus o camion, sporchino, e danneggino le bellissime campagne interne della Sicilia, gli amministratori hanno preferito fare crollare tutti i ponti. La popolazione resta a casa, non diffonde nell'aria le schifose polveri sottili dei tubi di scarico, non strombazza con i loro insopportabili clacson, e il territorio non può che trovarne giovamento.

Del resto, che ci si va a fare a Piazza Armerina? Per quale ragione visitare il Duomo di Monreale o la Cattedrale di Palermo? Perché mai andare a vedere la valle dei Templi? Ma soprattutto, perché mai fare vedere queste cose ai turisti? Che si stiano a casa loro! Che restino in Germania, in Olanda, in Finlandia, in California! Eventualmente ci andiamo noi, da quelle parti, per vedere le imitazioni dei nostri tesori. Ma non sporchino le nostre strade: noi sì che tuteliamo il paesaggio!