Con tre determine dirigenziali, da ottobre a febbraio, una delle quali è proposta dallo stesso dipendente che incassa. Stipendi d’oro nell’amministrazione siracusana: il decano dell’Ufficio Stampa  percepisce al lordo 80mila euro, trenta in più di un dirigente scolastico

Il desiderio di vivere in una città amministrata col buon senso è una naturale proiezione umana. Non vi è destra o sinistra che possa alienarsi da questa logica Purtroppo la realtà ci rappresenta situazioni che sembrano aver poco a che spartire sia col buon senso che con qualsivoglia ideologia politica. E’il caso di Siracusa, ad esempio, dove ci sembra sia ormai invalsa l’abitudine, dati alla mano, di trattare questioni, anche di una certa gravità, con una almeno apparente disinvoltura. Giungiamo a queste considerazioni alla luce di certe poco accettabili situazioni in cui le varie amministrazioni sono venute a trovarsi. Solo per esempio, valga la vicenda infinita del Teatro Comunale, o quella del Porto Commerciale.  Il cittadino medio potrebbe  essere portato a credere che tutte  le questioni, anche le più severe, non vengano trattate con la severità che meriterebbero. Un esempio recentissimo ci è dato dalla gestione delle premialità:  denari pubblici distribuiti tra dirigenti,  raschiando il fondo di un barile ormai asciutto.

Lo scorso numero, La Civetta si è occupata della singolare elargizione di premi a taluni dipendenti e dirigenti comunali. Nulla di illecito! Tuttavia dato che nessuna legge impone le premialità, vista la poca o nulla attenzione verso le politiche sociali, non ci sembra proprio tempo di aggiungere passività su passività.

La determina dirigenziale n. 77 del 6 ottobre 2014 assegna trentamila euro a testa a due funzionari dell’Ufficio Tributi  L’attribuzione della premialità viene proposta dallo stesso funzionario che poi la incassa e controfirmata dall’avvocato del Comune, che con la determina ottiene un’indennità di risultato  pari a 60.550 euro. Questi dipendenti sono autorizzati a trattare ogni controversia giudiziale tra il comune e i cittadini o le imprese operanti nel territorio di Siracusa.

Ma non è finita. Con la più recente determina dirigenziale n.8 del 12 febbraio 2015, gli stessi funzionari percepiscono il primo 5.942,27, il secondo 3.713,92. Nella stessa data è emessa un’altra determina dirigenziale, la n. 7. che assegna agli stessi due funzionari 10.000 euro ciascuno. In soli cinque mesi, uno dei due percepisce 45.942 euro, che naturalmente si aggiungono allo stipendio normale da dipendente dell’amministrazione. In famiglia ne arrivano di più perché tra il personale incentivato, di cui abbiamo pubblicato lo specchietto nell’ultimo numero del giornale, c’era anche la moglie per oltre quattromila euro.  In quest’ultima determina, la n. 7, a una terza impiegata vengono assegnate 8.442 euro. Niente male.  

Intendiamo tornare sul concetto di legale assegnazione di queste premialità.  Il contratto collettivo della Funzione Pubblica, relativo all’area Enti locali, ne ha sancito la liceità, quantunque lasciando alla discrezionalità degli Affari interni l’opportunità di concederla e soprattutto in quale misura. Ora, senza dover a tutti i costi scadere  nei facili moralismi, in questi frangenti di difficoltà economica per i siracusani (disoccupazione alle stelle, povertà eccetera) a noi pare che nell’uso delle pubbliche  risorse ci dovrebbe essere più sobrietà.

Anche all’Università di Catania, per esempio, la premialità è pratica consueta, ma si tratta di poche centinaia di euro al mese e comunque essa non può mai superare l’entità del regolare stipendio. In molte amministrazioni del nord, premi incentivi e indennità di risultato si aggirano su un tetto di 400, max 600 euro, quando invece non si concretizzano in meriti per avanzamenti di carriera. Del resto, un datore di lavoro, pubblico o privato, remunera il suo dipendente per i compiti a lui assegnati con lo stipendio e se egli fa bene il suo lavoro non compie altro che il suo dovere nei confronti di chi lo paga.

Infine, una parola va spesa sull’ufficio stampa del Comune, di cui nel numero scorso abbiamo rivelato il costo complessivo, 307 mila euro. All’indomani della pubblicazione, il direttore della Civetta ha ricevuto una concitata telefonata del segretario regionale dei giornalisti uffici stampa che alla cornetta gridava: “Dov’è la notizia?”, temendo – e in questo caso ha ragione – che si faccia di tutta l’erba un fascio.

Va detto che nell’Ufficio Stampa del Comune i giornalisti sono stati  selezionati con un concorso per titoli e contrattualizzati in Sicilia sulla base di un ccl, approvato congiuntamente dall’Ordine dei Giornalisti, dalla Federazione della Stampa, dall’Anci, dall’Unione Province Regionali eccetera. Il segretario del GUS, Francesco Di Parenti, ci diceva che nel resto d’Italia, gli uffici stampa hanno altri trattamenti economici.  I giornalisti, quindi, percepiscono gli emolumenti stabiliti dal contratto, sicchè quasi tutti hanno uno stipendio netto di poco più di 2.200 euro. Inoltre percepiscono maggiorazioni per lavoro nei giorni festivi che talora, nei mesi in cui accade, specie luglio e novembre, vanno ben oltre i mille euro. Retribuzione alta, ma pur sempre un atto dovuto.

Ciò che scandalizza, contratto o no, è che un caporedattore dell’Ufficio Stampa del Comune percepisca all’anno 80 mila euro lordi, trentamila in più dello stipendio di un dirigente scolastico, che ha ben altre responsabilità e competenze (le scuole pubblicano on line le retribuzioni dei presidi e quanto affermiamo si può facilmente verificare).  Quel giornalista ha uno stipendio mensile netto di 3.100 euro, che – nel periodo in cui bisogna lavorare nei festivi – sale a 3.600, a 3.900, a luglio 2014 è capitato a 6.100. Sono retribuzioni da capogiro. Tanto più che, nonostante il supertecnologico Ufficio Stampa, con attrezzatura video informatica avveniristica, ancora oggi  ai consigli comunali non si riesce a trasmettere in video conferenza le sedute, non si realizzano giornali e riviste, insomma si aggiorna il sito on line del Comune e si trasmettono ai giornali le notizie provenienti dai diversi rami dell’amministrazione. Tutto qua.

E a proposito del costo annuo globale dell’Ufficio, forse ci siamo sbagliati.  Se il quarto giornalista (una donna) dovesse vincere la vertenza nei confronti del Comune, l’amministrazione dovrebbe risarcirla con un indennizzo di 208 mila euro quale differenza tra il contratto per i lavoratori degli enti locali stipulatole 14 anni fa e quello regionale degli uffici stampa. Il Comune ha deciso di resistere in giudizio ma bisogna tener conto che la Cassazione, in casi del genere, ha già emesso sette sentenze favorevoli ai ricorrenti.  

Insomma, non ce l’abbiamo con i colleghi. E’ ancora una volta il sistema regionale che va rivisto: gettonopoli e rimborsopoli hanno avuto origine da una discutibile legge regionale, la premialità esagerata a dirigenti e dipendenti da discutibili applicazioni in Sicilia eccetera. In tempi di recessione dobbiamo fare tutti un passo indietro, altrimenti la barca affonderà.