Autovetture, barca, pullmino, due autocarri, scooter e motocicli ormai storici. L’ultima revisione del natante effettuata nel 2008 da due vigili urbani con un costo di 18mila euro

A vederla così, sul carrello, in un angolo del circolo Juvenilia, non potresti dire che vale due soldi. Dal basso sembra in ottimo stato, poi vieni a sapere che, dopo una manutenzione nel 2007 di 18mila euro e il lavoro gratuito di due vigili urbani, abbandonata lì dove ora si trova senza alcuna vigilanza, è stata un po' per volta spogliata, derubata, consumata dalle persone più che dagli agenti atmosferici o dal tempo, e così ti rassegni all'idea che la sua valutazione 'tecnica' sia ormai di soli 3500 euro. Certo ti chiedi perché non sia stata per tempo assegnata ai volontari della protezione civile che si erano offerti di prenderla in una sorta di comodato d’uso, per riattivarla e lasciarla comunque a disposizione dell’Ente. “Tempo addietro avevo chiesto al comune di assegnarla all'associazione – ci racconta il presidente dell'AVCS Gambuzza – ma allora dissero che valeva 14mila euro e certo noi non potevamo permettercelo. Peccato, avremmo potuto utilizzarla e condividerla ancora con la polizia municipale. Avremmo sostenuto noi le spese per rimetterla in acqua”. Misteri della pubblica amministrazione!

E invece, con una stima davvero irrisoria, è andata a far mucchio insieme ad altri 44 veicoli da dismettere. Ferri vecchi, da rottamare. Sollecitati da una segnalazione, abbiamo chiesto chiarimenti al dirigente alla mobilità che ha assicurato che tutto è stato fatto secondo regola: relazione del comandante della polizia municipale sui mezzi ormai obsoleti, perizia del meccanico di fiducia del comune per una valutazione di ciascun pezzo ritenuto ‘irrecuperabile’, bando europeo, tempi di pubblicità rispettati. Tre le ditte che hanno partecipato alla gara, aggiudicata alla Genius automobiles srl di Giacomo Ferrazzano (di seguito l'intervista).

Un'offerta di 11.900 euro da versare però non in un’unica soluzione bensì in tre rate: 31 maggio, 30 giugno, 31 luglio. In realtà, espletata la gara, fatta l'offerta, c’è stata anche un'integrazione: "Nelle more dell’aggiudicazione si è manifestata l’esigenza di dismettere altri 4 autoveicoli: una smart, una fiat stilo, una fiat doblò e una renault". Si è preferito a questo punto procedere per le vie brevi: la società era interessata e ha versato altri 400 euro, prezzo ritenuto congruo dall’ufficio.

Fuori gara? Si può fare? Si è fatto!

Nel corso del tempo, e sull'onda della spending review, alcuni provvedimenti in materia di finanza pubblica hanno ribadito la necessità di contenere, tra le altre, anche le spese per la gestione e l'utilizzo delle autovetture in dotazione delle pubbliche amministrazioni e hanno fornito specifiche indicazioni, improntate ai "criteri di trasparenza, efficienza, economicità ed efficacia", per il più razionale utilizzo dei mezzi in dotazione e delle risorse, umane e strumentali, connesse alla gestione del parco-auto. Un'esigenza quindi eliminare le spese superflue, come per esempio la tassa di proprietà. Per Siracusa un costo annuale di 3.500 euro per 27 veicoli, essendo i più vecchi non soggetti ad alcuna tassazione. Nessun costo di deposito invece perché lasciati o nell'area dei Pantanelli o già custoditi dal titolare dalla stessa Genius.

Ma come mai una dismissione in blocco così corposa? Perché questi tanti, tantissimi, autoveicoli si sono lasciati inutilizzati per un tempo sufficiente a trasformarli in rottami? Non si sarebbe potuto procedere gradualmente alla loro dismissione? In molti altri comuni, forse più attenti e virtuosi del nostro, si opta piuttosto per una vendita all’asta, con tanto di prezzi indicati per ogni singolo mezzo, una via certo più lunga ma sicuramente più fruttuosa per la pubblica amministrazione.

In effetti una parte di questi stessi veicoli, compresa l'imbarcazione (la targa è diversa ma non ci risulta che la polizia municipale ne abbia mai acquisito due, la motivazione dell'acquisto fu data da esigenze di protezione civile), divisi più razionalmente in lotti, erano già stati messi in vendita nel 2012: una gara andata deserta. Perché non sperimentare sin da allora vie diverse? I 'pezzi' in elenco non erano forse qualche anno fa nelle condizioni oggi certificate e avranno avuto un qualche  valore: due autocarri, uno del 2001 con elevatore che si dice non sia omologato ma forse solo perché non si è proceduto alla revisione annuale (130 euro), un autobus, un pulmino (ci dicono quello che faceva servizio per il cimitero), una vecchia ape.

La notizia è che alcuni siano inutilizzabili nonostante la carrozzeria tenga (lo testimoniano le foto scattate nel corso del nostro sopralluogo) perché non risponderebbero alle nuove norme di sicurezza se si montassero motori originali ma forse qualche altro pezzo si sarebbe potuto vendere online, attraendo qualche nostalgico per esempio. Il mercato dell'usato, certo di quello ben tenuto e non fatto invecchiare malamente, per le Moto Guzzi 500 ha valutazioni tra i 2.550 e i 3.000 euro, per le V50 tra i 2.000 e i 2.500, per la Vespa Piaggio del 1980 tra i 500 e i 600. Si sarebbe forse potuto incaricare qualche dipendente, anche solo per un adeguato periodo di tempo, della vendita dei mezzi, semmai riconoscendogli un'indennità di risultato a fronte di una realizzazione soddisfacente.

Insomma, prima di lasciare che tutto diventasse da rottamare, non trovando estimatori o collezionisti, che comunque ci dicono esserci anche tra gli stessi dipendenti comunali, le amministrazioni del tempo avrebbero potuto forse suggerire come start up a qualche giovane meccanico un progetto di recupero dei mezzi meno distrutti con un accordo reciprocamente vantaggioso, o si sarebbero potuti regalare, se non tutti almeno quelli accettabili, a chi, in stato di indigenza, ne avesse fatto richiesta. Un modo alternativo di fare solidarietà sociale. A monte, invece, sarebbe opportuno che la pubblica amministrazione non operasse mai come uno sprecone scialacquatore, indifferente alle proprie ricchezze, al proprio patrimonio, bensì guidata dalla consapevolezza di gestire sempre beni comuni che non le appartengono ma che solo amministra. Ma forse è chiedere troppo.