Il prefetto di Siracusa, Armando Gradone, sulle molestie olfattive: “Nel corso del tempo sono stati firmati vari protocolli d’intesa, dopo otto anni era stato fatto ben poco”. “C’è una responsabilità della politica. Abbiamo strumenti normativi incompleti e insufficienti”

Recentemente si è svolto l’incontro, presso la sala conferenza dell’Area Marina Protetta del Plemmirio, organizzato dal direttore di ARPA Siracusa, Gaetano Valastro, dal titolo “Presentazione del progetto per la valutazione delle molestie olfattive nell’area ad elevato rischio di crisi ambientale della provincia di Siracusa”. Al seminario hanno partecipato, tra gli altri, il direttore di ARPA Sicilia, Francesco Licata di Baucina, il prefetto di Siracusa, Armando Gradone, il procuratore capo del Tribunale di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, l’assessore all’ambiente del comune di Siracusa, Pierpaolo Coppa e la deputazione nazionale e regionale (erano presenti Marika Cirone De Marco e Sofia Amoddio). Erano presenti, inoltre, i rappresentanti delle più importanti associazioni e movimenti ambientaliste che da anni si muovono per salvaguardare la salute dei cittadini.

Tra i diversi interventi, quello del prefetto di Siracusa, Armando Gradone, che ha trattato il tema della continuità, è risultato sicuramente il più critico sull’attività svolta finora e sui risultati raggiunti. Di seguito il testo della prima parte del discorso del prefetto: “Sarò in grado di valutare questo progetto quando sarà data dimostrazione della funzionalità di questo progetto, di questo strumento. La continuità di impegno va assicurata in misura maggiore: su questo ci dobbiamo concentrare. Dobbiamo riuscire a dare continuità ai progetti, non basta presentarli. Bisogna dimostrare che sono efficaci. Avevamo assunto un impegno ed io credo in questo impegno: il senso era chiamare tutti gli attori a responsabilità. Stare tutti assieme per crescere nella conoscenza dei fenomeni e portarli avanti senza sosta. Manca in questo campo la continuità, noi non riusciamo a garantire continuità. Noi ci inventiamo protocolli ma non ne abbiamo bisogno di altri. E’ mancato in passato questo: dopo otto anni era stato fatto ben poco. Cosa è stato fatto da allora?”

Certo, se si legge tra le righe, sono parole abbastanza pesanti, a nostro modo di vedere. Parole che traggono in ballo tutti gli attori che si sono presentati ai tavoli dei protocolli prefettizi, che hanno discusso, parlato, preso degli impegni che poi non sono stati in grado di mantenere. La mancanza di continuità significa proprio questo: significa lavorare a singhiozzo, senza riuscire a completare tutto.

“Noi ci inventiamo protocolli ma non ne abbiamo bisogno di altri” dice il prefetto di Siracusa. Si riferisce ai due protocolli chiave: il protocollo d’intesa datato il 09 maggio del 2005 e il protocollo d’intesa del 25 luglio 2013, firmato in sua presenza. Con quest’ultimo, come analiticamente descritto nel verbale, si è voluto rivedere ed aggiornare il protocollo d'intesa datato 09 maggio 2005. “E’ mancato in passato questo: dopo otto anni era stato fatto ben poco”, dice il prefetto, cioè dal 2005, data del primo protocollo al 2013, data del secondo protocollo, non erano state adeguatamente portate avanti le azioni che erano state concordate dai sindaci e dai responsabili dei comuni del quadrilatero, dall'ARPA, dalla Provincia Regionale, dal CIPA, dall'ASP, dai sindacati e dai rappresentanti delle imprese che operano nell'area industriale.

Continua ancora: “Cosa è stato fatto da allora?” Cosa è stato fatto dalla riunione prefettizia del 25 luglio 2013. In quell’incontro, come riportato nel protocollo, erano stati individuati tre punti: lo sviluppo della modellistica, la costituzione di un albo delle sostanze inquinanti e la comunicazione dei dati della qualità dell’aria e relative correlazioni sanitarie. Cosa è stato fatto nel frattempo per questi punti? Ci chiediamo e si chiede il prefetto.

Dalle informazioni in nostro possesso, non tantissimo. Per il primo punto, previsto anche nel protocollo d'intesa del 2005 era stata costituita una commissione per valutare e testare il modello sviluppato dal CIPA. Già in un nostro precedente articolo avevamo riferito che rispetto al timeline previsto dal protocollo del 2013 si erano accumulati dei ritardi. La commissione, a guida della dott.ssa Barbara Ruvioli (ARPA) era costituita dal  dott. Aurelio Gambadoro e dal dott. Alessandro Di Mauro, quali rappresentanti CIPA e dall’ing. Paolo Trigilio, rappresentante della Provincia Regionale di Siracusa. Questo gruppo si era riunito una sola volta per nominare l’esperto tecnico esterno Prof. Nunnari dell'Università di Catania.

Anche il secondo e terzo punto ci risulta che siano in alto mare. Durante la nostra precedente indagine, la commissione prevista per il secondo punto (che doveva essere costituita da due rappresentanti ARPA, due rappresentanti della Provincia Regionale, un rappresentante CIPA, tre rappresentanti delle Aziende e uno o due rappresentanti dell’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente) non era ancora stata formata mentre nulla e nessuna comunicazione è stata mostrata alla cittadinanza da parte dell’ASP per il terzo punto. Cercheremo di comprendere meglio lo status di queste azioni in un prossimo articolo.

La domanda sorge ora spontanea: che senso ha fare riunioni continue se poi non si riesce a mantenere e a sviluppare ciò che si decide? Di seguito il testo della seconda parte del discorso del prefetto: “C’è una responsabilità della politica. Abbiamo strumenti normativi incompleti, insufficienti e si fa fatica a capire le normative. Non si riesce a definire i presidi organizzativi e di controllo per garantire la continuità. I presidi di controllo non hanno la forza e l’energia per garantire la continuità. Questo è un dato obiettivo di fronte al quale ci troviamo: i soggetti istituzionali non hanno la forza per garantire la continuità. Bisogna dirlo alla politica. I risultati non rispetteranno mai le aspettative. Da quanto tempo a Siracusa si parla di bonifiche: ma dove sono? L’inquinamento ambientale chiama in causa la salute. Bisogna capire se le molestie sono normali, se sono nei parametri e quali sono le conseguenze sulla salute”.

Anche questa seconda parte è critica: la politica è latitante, c’è un vuoto legislativo, le agenzie non hanno la forza e il sostentamento per garantire la continuità. L’ARPA non ha i mezzi ed i fondi necessari per permettere di raggiungere gli obiettivi preposti. Allora, come dice, il prefetto: “I risultati non rispetteranno mai le aspettative”.