Pippo Leone (Nidil) e Alessandro Vasquez (Sol): “Purtroppo mancano nel territorio figure altamente specializzate per questi lavori”. “Garanzia Giovani, non c’è coordinamento tra i centri per l’impiego e il Ciapi”

Impossibile non esprimere un giudizio negativo sul Job Act di Renzi soprattutto per chi vive e opera in Sicilia, una terra che conta già un immenso numero di disoccupati ed espulsi dall’occupazione ai quali, con l’attuale riforma del mercato del lavoro, rischiano di associarsi i neet (giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono iscritti a scuola né all'università, che non lavorano e che nemmeno seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale) e i precari storici e più recenti. Insomma una realtà devastante e devastata che non trova di certo nei decreti attuativi della riforma del lavoro un minimo di sollievo.

“Lo Stato si sforza attraverso normative – ci spiegano Pippo Leone, responsabile provinciale Nidil e Alessandro Vasquez responsabile provinciale Sol - di superare il precariato, ma non si accorge che con le sue norme non solo mantiene ma precarizza tutta la società produttiva. Nella realtà della nostra terra gli sgravi fiscali inseriti nella riforma del mercato del lavoro non rappresentano di certo l’arma vincente né per nuove assunzioni né per un rilancio dell’economia. Ciò che il governo non riesce a comprendere è che gli incentivi al Sud non dovrebbero riguardare solo le assunzioni, ma soprattutto devono servire a garantire il mantenimento del livello occupazionale”.

Invece il Job Act ripropone lo stesso standard e l’identico modello di Garanzia Giovani: carente informazione prestata dai centri per l’impiego, nessuna attrattiva nei riguardi degli imprenditori e quasi totale assenza di conoscenza sia degli incentivi proposti per gli under (Piano Garanzia Giovani) che over 29 (contratto a tutele crescenti) e continui annunci di azioni (quali “ripartenza piano giovani” e “piano adulti”) di cui si sconoscono le linee e le tempistiche.

“Altro dato – continuano Leone e Vasquez - è quello dei somministrati: l’esempio Isab è eclatante: il 90% dei lavoratori della fermata sono con contratto a tempo determinato e, su un totale di manodopera impegnata di circa 2500 unità, almeno il 30% non è espressione del nostro territorio. Mancano, infatti, in provincia figure altamente specializzate, un tempo create dall’alta formazione del Ciapi (Siracusa era la città pilota), oggi ridotto a stipendificio. I corsi proposti da Garanzia Giovani Regione Sicilia sono repliche già viste e non rispondono alle istanze locali, che avrebbero bisogno di figure altamente specializzate capaci di inserirsi nelle reali richieste del mercato”.

I dati di Garanzia Giovani continuano a sorprenderci in negativo. Il gap maggiore si riscontra tra la registrazione al portale e il patto di attivazione vero e proprio. “Per aderire al Programma – ci spiega Vasquez - è stata necessaria dapprima la registrazione al portale, ma entro 60 giorni dovrebbe contrarsi tra il Centro per l’Impiego e l’interessato un Patto di Attivazione, per concordare un percorso personalizzato di orientamento. Subito dopo, l’operatore del Centro interessato dovrebbe illustrare i servizi offerti da soggetti pubblici o privati accreditati, utili a conseguire una qualifica o ottenere un’opportunità di lavoro, in linea con il profilo del richiedente, ma i dati sono allarmanti: il dato di adesione su internet per la regione Sicilia è di 45.773 giovani, ma il numero di giovani presi in carico con patto di servizio è di soli 26.813. Dunque su 352 mila neet siciliani solo il 7,61% ha completato il percorso di attivazione del Piano Giovani, mentre il 92% è rimasto fuori. Nonostante non vada taciuto lo sforzo dell’assessore Caruso, di fatto non vi è stata alcuna ricaduta concreta sul territorio siciliano. Ancor peggio è andata a Siracusa dove il patto di adesione raggiunge lo scarsissimo 4,83%!”.

Dunque, sebbene la Sicilia finalmente si stia allineando all’Italia, dopo il report negativo del mese di dicembre e i rimbrotti del Ministero del Lavoro, le strutture periferiche sono ancora arenate e impreparate alle novità proposte. Per dirla in breve: manca l’orientamento e il coordinamento tra gli operatori dei centri per l’impiego e gli operatori del Ciapi, che non sono preparati sulla tipologia di politica da erogare e non hanno nemmeno i mezzi per farlo. Chi deve orientare va dapprima orientato e, mancando questo tassello, tutto il meccanismo è di fatto saltato e arrivederci utilità dei fondi europei!  

Sempre in tema di lavoro precario e governo Renzi aggiorniamo i lettori sulla sentenza del Tar del Lazio del 2015 sui Co.co.co Ata dei quali ci siamo occupati qualche numero addietro. Con “le sentenze n. 3299/2015 e n. 3300/2015, in sede di giudizio di ottemperanza, (il Tar del Lazio) ha ancora una volta ribadito l’illegittimità degli accantonamenti dei posti dell’organico di diritto in favore di personale Co.Co.Co.”. Nonostante la sentenza, il governo tace e ancor più il Miur, che è il datore di lavoro dei co.co.co Ata e che delibera l’applicazione dei contratti. “Continuiamo ad assistere ad un silenzio totale del Miur – aggiunge il segretario Leone - che tace dinanzi a qualsiasi sollecitazione. Il Nidil di Siracusa ha aperto un contenzioso, ma non esiste ancora una sentenza che riconosca la natura subordinata dell'attività prestata”.

Insomma, diremmo noi, una sentenza apripista. E mentre il governo gioca a rimpiattino con il lavoro che non c’è o rischia di non esserci più, l’ultima chicca del governo Renzi non possiamo tralasciarla e riguarda i LSU/Asu. La legge di stabilità ha derogato la scadenza dei Lsu al 2018 (non più 2016) ed “ha minacciato” le amministrazioni che qualunque delibera di stabilizzazione o contrattualizzazione verrà resa nulla!  “I comuni - completa il segretario Nidil - hanno dovuto rivedere le programmazioni triennali, perché la legge di stabilità obbliga gli enti pubblici a ricollocare i lavoratori provenienti dalle ex province e ha derogato la scadenza dei Lsu al 2018. In tal modo si impedisce alle Amministrazioni locali di avviare qualunque procedura di contrattualizzazione o stabilizzazione di lavoratori presenti al proprio interno e alle amministrazioni, che potevano stabilizzare i lavoratori, di chiudere questo lunghissimo capitolo. I comuni di Avola e Palazzolo si sono adattati alla circolare emanata il 3 marzo dalla regione Sicilia, in cui si sostiene che per gli Lsu vi è il proseguo delle attività socialmente utili, con onere a carico del fondo sociale per l’occupazione e formazione”.

La mannaia renziana si è scatenata anche sui precari dello stesso Ministero del Lavoro. “La riforma del mercato del lavoro con i suoi decreti attuativi sta delineando un percorso - ci spiega Alberto Sudano, rappresentante sindacale regionale di Italia Lavoro – che, da un lato, vede il depotenziamento dell’art. 18, con la mercificazione della dignità del lavoratore, il quale potrà essere facilmente licenziato e accompagnato alla porta solo con un indennizzo economico, dall’altro il governo punta all’eliminazione degli ammortizzatori sociali (mobilità e cassintegrazione in deroga) che nel Sud consentivano agli over 50, espulsi dal mercato del lavoro, di essere almeno accompagnati alla pensione. L’eliminazione degli ammortizzatori sociali viene sostituita da un sussidio di disoccupazione anche per i lavoratori precari, assunti con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co) o a progetto (co.pro), Dis-Coll che dura sino a un massimo di 6 mesi.

Il passaggio chiave nelle intenzioni del governo è evitare il sostegno economico, fine a se stesso, e incentivare le politiche attive del lavoro spingendo i lavoratori, espulsi dal mercato, a riqualificarsi e ricollocarsi: ciò presuppone che i centri per l’impiego territoriali siano in grado di personalizzare il servizio, per ogni singolo utente, e individuare verso quale tipo di formazione avviare il lavoratore. In questo panorama i servizi per l’impiego devono smettere di essere enti certificatori e divenire attori protagonisti del locale mercato del lavoro, in grado di incrociare domanda ed offerta”.

Ma qui torniamo alla nota dolens: chi ha formato i lavoratori dei centri per l’impiego? La regione Sicilia non ha mai avuto un piano formativo degno di tal nome. Ecco che il Ministero del Lavoro ha creato Italia Lavoro, “ente strumentale – continua Sudano - attraverso il quale il ministero stesso ha garantito ai servizi pubblici per l’impiego l’affiancamento on the job di professionisti, con il compito di trasferire strumenti e metodologie per l’attuazione delle politiche attive per il lavoro”.

Ma i lavoratori di Italia Lavoro, 900 nazionali e circa 60 siciliani, il 31 marzo rimarranno senza contratto. Come può accadere che Italia Lavoro, spa partecipata al 100% dal Mef ed ente strumentale del ministero del Lavoro non si occupi dei suoi stessi collaboratori? “Il Nidil di Siracusa – ci spiega il referente regionale - ha organizzato i collaboratori di Italia Lavoro in Sicilia ed ha aperto una vertenza perché Italia Lavoro è la società in house per la gestione e progettazione dei Pon europei (Spao, Inclusione sociale), al fine di capire cosa accadrà al braccio operativo ed in che modo si pensa di affrontare le tematiche del lavoro”.

Come dire il Ministero fa del male pure a se stesso e forse da Renzi c’era da aspettarsi anche questo