Daniela Respini (Mareluce onlus): “Si toglie la parte psico del dolore e della sofferenza”. Questa tecnica riesce a rallentare il processo di malattia perché porta l’individuo a gestire meglio i sintomi della malattia

Nata nel 2004 per offrire assistenza a persone affette da malattie croniche, in particolare ai malati di cancro, la Mareluce onlus è oggi impegnata in diverse attività, dalla formazione a laboratori rivolti ad una utenza più ampia. “Questa associazione – ci spiega la dott.sa Daniela Respini, psicologa cognitivista – è nata come regalo a una mia paziente, Maria, che mi chiese di creare un contenitore in grado di raccogliere tutte le varie esperienze dell’approccio evolutivo del cognitivismo. Luce, invece, sta per Lucia, protettrice di Siracusa. La Mareluce, in tutte le attività che svolge, porta avanti il principio dell’umanizzazione delle cure. Abbiamo fatto dei corsi rivolti ai medici e agli operatori sanitari al fine di utilizzare la relazione umana nel percorso di cura. Accanto a questo metodo di formazione sull’umanizzazione delle cure c’è stato sempre l’uso del mandala.”

Il mandala è uno strumento di introspezione che introduce l’individuo in un percorso di consapevolezza per imparare a gestire le proprie emozioni e problematiche. Non si tratta solo di una tecnica meditativa, presente nella filosofia buddista, induista e dei nativi americani, ma anche di un simbolo che racchiude sia il finito che l’infinito. In quanto tale, può essere considerato una forma di linguaggio universale che può essere utilizzato dovunque e in qualsiasi tipo di approccio. “Io ho conosciuto il mandala – racconta la dott.sa Respini – in maniera casuale, anche se niente è casuale nella vita, negli Stati Uniti, e lì l’ho sperimentato come professionista sulla mia persona, e successivamente l’ho utilizzato all’interno dell’approccio terapeutico che utilizzo.”

Il mandala venne inserito all’interno della psicoterapia cognitiva comportamentale negli anni ’70, attraverso il mindfulness, da Jon Kabat Zinn. Dopo anni di sperimentazione sui malati cronici e oncologici, Kabat Zinn riuscì a dimostrare come questa tecnica, che migliora e arricchisce l’approccio tradizionale, riusciva a rallentare il processo di malattia perché portava l’individuo ad essere consapevole, e quindi in grado di gestire i sintomi della malattia, ‘togliendo’ la parte psico del dolore e della sofferenza. Questo strumento viene utilizzato con successo anche dalla Mareluce onlus, e dalla lunga esperienza di inserimento del mandala all’interno dell’approccio terapeutico psico-oncologico nasce anche un libro, su richiesta dei pazienti stessi.

“I pazienti – continua la presidente dell’associazione – hanno voluto raccontare la loro esperienza, quindi abbiamo raccolto questi dati e li abbiamo inviati ad una casa editrice, l’edizione Mediterranee, che ha subito apprezzato il lavoro e pubblicato il libro, “Il mandala contro il cancro”. Questo libro è piaciuto anche nell’ambito dell’approccio scientifico perché, accanto alla testimonianza dei pazienti, io, con una strumentazione diagnostica tradizionale, ho potuto in qualche modo dimostrare come la qualità della vita di queste persone migliorava, e come si riducevano i sintomi collegati al trattamento oncologico tradizionale poiché si riduceva l’effetto collaterale dei farmaci.

Gli ottimi risultati ottenuti hanno incoraggiato Daniela Respini a continuare la sperimentazione, estendendo l’utilizzo di questo strumento anche nell’ambito familiare. Capita spesso, infatti, che dopo il decesso dei genitori,  i bambini sviluppino problemi di tipo cognitivo e di tipo emotivo. Effettivamente non si tratta di veri e propri problemi cognitivi, ma la non espressione del dolore può manifestarsi in queste forme. Anche in questi casi, il mandala si è ben prestato come codice per il bambino, come strumento per esternare la sofferenza. Da lì si è poi pensato di estendere questo tipo di laboratori anche a bambini senza problematiche o situazioni particolari, perché il mandala è ad ogni modo uno strumento che aiuta ad organizzare la ‘confusione’ emotiva legata all’età, a scoprire la propria interiorità, quelle risorse che aiuteranno i futuri adulti a vivere senza sviluppare concetti di dipendenza dall’altro.

Oltre ai bambini, la Mareluce onlus organizza laboratori rivolti anche alle donne vittime di violenza domestica, in collaborazione con l’associazione “Le Nereidi” di Adriana Prazio, e ai lungo viventi, cioè a coloro che sono riusciti a superare la malattia. “Da qualche mese – afferma la dott.sa Respini – abbiamo aperto un laboratorio che abbiamo chiamato ‘Mandala e creatività’ dove le donne che hanno attraversato questo momento hanno realizzato delle bomboniere solidali. Perché la Mareluce si sostiene così, per sua scelta, senza convenzioni ma con donazioni e contributi volontari. I fondi che abbiamo raccolto grazie a queste bomboniere li abbiamo destinati al servizio domiciliare.”

Infatti, i volontari della Mareluce, in prevalenza psicologi, svolgono anche un’attività di assistenza domiciliare alle persone nella fase terminale della malattia, avvalendosi del contributo di figure professionali esterne, come medici e infermieri, i cui gettoni di presenza sono pagati con i fondi raccolti.

Al momento è aperto un corso di formazione per operatori della salute, come psicologi e operatori olistici, che intendono utilizzare il mandala nella loro professione, contribuendo a portare avanti il principio dell’umanizzazione delle cure.