Satira per riflettere, per ridere a denti stretti. Per scoprire che il re è nudo, che i mostri che tanto vediamo negli altri in realtà siamo anche noi

L’arte del riso - come e forse più di quella del piangere – è multiforme: sarcasmo, ironia, gabbo, motteggio, lazzo, dileggio, beffa sono parole e incarnazioni dei diversi modi di suscitare la risata a scapito di se stessi o degli altri. Il teatro è probabilmente l’arte per eccellenza nella quale fin dall’antichità si è espressa questa forma di socialità, raggiungendo vette estetiche nelle commedie greche e latine, eredi di forme più antiche come la fabula atellana e il mimo, a loro volta figlie di riti agropastorali e orgiastici per celebrare i cicli della natura e le divinità. La poesia e la prosa hanno poi ospitato numerosi generi ed opere in cui il riso il sorriso il ghigno l’humour – alla latina – sono protagonisti: pensiamo alle tenzoni poetiche – Dante contro Forese Donati, per ricordare un nome - ai versi di Giovenale e Orazio, alla penna di Sterne, ad Ariosto e Rabelais, ai polemisti e riformatori, a Swift, a Jerome K. Jerome

Ma c’è un genere particolare che non conosce tramonto e si esplica sia nel codice verbale che in quello iconico: la satira. Versi e pagine di prosa, manifesti, affreschi, fumetti, sketch televisivi, siparietti teatrali, cinema… la satira attraversa paesi e culture differenti, modalità di espressione diverse per “castigare ridendo mores”, diremmo parafrasando ancora Orazio. Sì, perché la parola satira – incerta l’origine, forse da quella “satura lanx”, il piatto colmo di offerte diverse, quasi a significare la mescolanza di contenuti e forme diverse dello scrivere satirico – è associata da sempre all’occhio fustigatore dei costumi, dei vezzi e vizi di politici intellettuali gente comune.

Satira come denuncia sociale, spesso eversiva, a volte semplicemente vellicatoria e sorridente più che abrasiva. Satira per riflettere, per ridere a denti stretti. Per scoprire che il re è nudo, che i mostri che tanto vediamo negli altri in realtà siamo anche noi. La produzione letteraria non abbonda di libri specificamente satirici: vero è che molte librerie hanno scaffali zeppi di repertori barzellettistici – spesso di dubbio ed effimero valore – o di raccolte di vignette, di fumetti e graphic novel, ma non sempre è facile trovare libri imperniati sulla satira, in cui la satira sia davvero protagonista.

Disma: “La satira è un graffio preciso non qualcosa di generico” 

L’attore e scrittore: “O miei riferimenti? Cervantes naturalmente, ma anche il Satyricon di Petronio e l’Hemingway della sfida”.Fabito di Sicilia, il Commando Sarausa e il comandante Rubio Ribera con suggestioni letterarie

“La Civetta” ha incontrato il giovane siracusano Roberto Disma, che ha recentemente pubblicato un romanzo, “Fabito di Sicilia”, edito tramite ilmiolibro.it – il self publishing è un po’ una nuova frontiera della pubblicazione, un fai da te per aggirare grandi e piccole volpi dei canali tradizionali. Non solo: in combutta… pardon, in collaborazione con il nostro Carmelo Maiorca, Disma ha perpetrato o per meglio dire curato la produzione di un corto il cui titolo è già tutto un programma: “Reliquie Mystery Tour”, da qualche settimana visibile su YouTube.

Raccontaci un po’ le gesta di Capitan Fabito, un Don Chisciotte in salsa siciliana…

L’idea di questo libro, che ho scritto in una sorta di full immersion tra il settembre e il dicembre 2012, è nata da “Don Chisciotte” di Francesco Guccini, che è una sorta di schiaffo morale contro la decadenza dei nostri tempi. “Fabito di Sicilia” rischiava però di essere una parodia della parodia. Ho quindi legato questo personaggio all’idea della scoperta, del viaggio: crediamo di essere giunti dappertutto e di non avere più nulla da esplorare ma non è così.

Un Ulisse in chiave seicentesca dunque.

Assolutamente.

E anche un modo di contestualizzare la satira, no?

Sì, contro la perdita d’identità. La satira deve essere un graffio ben preciso, non un qualcosa di generico, senza riferimenti al contesto.

Quali sono stati i tuoi riferimenti? E i riscontri?

Cervantes naturalmente, ma anche il Satyricon di Petronio e l’Hemingway della sfida. Molti lettori sono stati critici, altri entusiasti. L’editoria invece partiva da un “Che cosa ti hanno fatto?”, perché la satira non è un genere alla moda e spesso incontra resistenze, prova del fatto che graffia e a volte urtica davvero: ecco come sono giunto all’autopubblicazione.

Carmelo Maiorca è il decano della satira a Siracusa… com’è avvenuto l’incontro con lui?

Lo seguivo da sempre. Quando si è prospettata la possibilità di presentare presso la libreria Mascali il mio romanzo, insieme al professore Salvo Greco ho subito pensato a Carmelo, con cui è nata poi una vera e propria amicizia.

Ci racconti del Commando Sarausa e del “Reliquie Mystery Tour”?

Il primo video è una sorta di numero zero, poi, grazie anche alla professionalità di Peppe Migliara e al suo lavoro di montaggio, è stato realizzato un minifilm, un corto cinematografico a tutti gli effetti. Il personaggio principale, Rubio Ribera, è una sorta di residuato della guerra fredda, di post subcomandante cubano, è simile a Fabito che però è un sognatore duro e puro, mentre Ribera sfrutta comicamente e inconsapevolmente gli stessi meccanismi contro i quali vorrebbe combattere: sequestrare il presunto discendente di un doge per riottenere le reliquie di Santa Lucia è la sua impresa velleitaria. Il tutto viene anche dalle mie esperienze musicali, di cabaret e teatro classico – sin dai tempi del liceo Quintiliano – e con Ciccio Abela. A tale proposito, con l’Arci ho avviato un progetto teatrale per coinvolgere giovani e meno giovani in un laboratorio.

I recenti fatti di Parigi e Copenhagen a quali riflessioni ti hanno portato a proposito della satira?

Tralasciando il problema dell’opportunità o meno di perseguire una certa linea satirica dopo gli attentati, tutto questo mi ha convinto di un solo fatto: la satira non muore. Anche se viene ucciso un vignettista, anche se la tegola sulla testa di Cyrano de Bergerac cadde intenzionalmente.

Progetti?

La saga di Rubera continuerà. Sto inoltre curando la pubblicazione di un romanzo storico ambientato nella tarda età romana, che ho iniziato a sedici anni e che è in realtà il mio primo romanzo.