Lo statuto dei lavoratori tutelava i padri a discapito delle madri. Le donne hanno esigenze differenti dagli uomini e prestazioni lavorative subordinate agli sbalzi ormonali, se non alla maternità e al resto. Perché mai un datore di lavoro avrebbe dovuto privilegiarle rispetto ai maschi?

E rieccoci. Oggi poniamo una lente di ingrandimento su un aspetto della Costituzione della Repubblica - poi ripreso dallo Statuto dei Lavoratori - che sfugge ai più. Purtroppo bisogna partire da lontano.

Per quanto riguarda la Costituzione, lo sapete già: essendo stata emanata nel 1948, evidentemente i Padri Costituenti vi hanno studiato su ben prima di quella data. Per lo Statuto, invece, fissiamo la data di inizio delle lotte ai movimenti del 1968 e alle battaglie che i nostri padri hanno combattuto per dare dignità e diritti ai lavoratori.

Stendiamo un velo pietoso su quello che, oggi, si sta facendo allo Statuto (e alla Costituzione), perché il discorso ci porterebbe troppo lontano e ci renderebbe oltremodo tristi ed indignati. Invece concentriamo la nostra attenzione su un articolo in particolare, l'articolo 15 della Legge 300 del 1970, appunto detta Statuto dei Lavoratori, premettendovi, però, l'articolo 37 della Costituzione a tenore del quale "la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione."

Si capisce che l'articolo, così come è scritto, piace. Chi vorrebbe contestarne il contenuto? Bene.

Allo stesso modo, lo Statuto dei lavoratori, all'articolo 15 intitolato "Atti discriminatori" riporta la seguente norma: "È nullo qualsiasi patto od atto diretto a: subordinare l'occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte; licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero. Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull'orientamento sessuale o sulle convinzioni personali."

Lo so, anche questo articolo ci piace. La parità retributiva tra lavoratori e lavoratrici è inserita anche tra le priorità della Strategia Europa 2020 (nell’ambito dell’obiettivo Occupazione) ed è uno degli obiettivi della Road Map 2010 - 2015.

Tutti contenti? Occhio, gente, non fatevi imbrogliare.

Naturalmente risulta parecchio difficile riconoscere che le prestazioni lavorative tra uomo e donna non possono essere considerate uguali; soprattutto perché a scrivere e sottoscrivere questo articolo è una donna. Certo, un medico, uomo o donna che sia, offre le stesse prestazioni, così un ingegnere, un avvocato, un operaio, un bidello, un insegnante, un salumiere e ogni altro lavoratore. Certo! E però, un uomo non affronterà mai una gravidanza, un parto. L'impatto della varicella dei figli è differente tra papà e mamma. Sarà la mamma a restare in casa ad accudire il bambino, il papà continuerà a lavorare. Del resto, è la stessa Costituzione a prescrivere speciali tutele alle donne ed alle madri lavoratrici, l'abbiamo visto sopra.

A denti stretti, non possiamo negare che le donne hanno delle esigenze differenti dagli uomini, e prestazioni lavorative subordinate agli sbalzi ormonali, se non alla maternità ed al resto.

Quindi? Quindi perché mai un datore di lavoro privato dovrebbe retribuire alla stessa maniera il professore e la professoressa? il bidello e la bidella? l'operaio e l'operaia? Non inorridite, non ancora almeno. La risposta la trovate tra poche righe. E sarà la risposta, ad indignarvi. Ne sono certa.

Invece, giusto per suscitare un po' di più la vostra irritazione, allarghiamo la domanda. Facciamo un'ipotesi: per la medesima prestazione, si presentano un uomo e una donna, un europeo ed un extracomunitario, un sessantottenne e un ventenne, potendolo fare, un laureato e un laureato non udente.

Niente di strano. Nella nostra ipotesi, però, la donna, l'extracomunitario, il ventenne, il non udente sono disposti a lavorare per un salario inferiore rispetto a quello legittimamente richiesto dall'uomo, dall'europeo, dal sessantottenne, dall'altro laureato. Qualunque datore di lavoro che voglia chiamarsi imprenditore approfitterebbe dell'occasione di pagare un salario inferiore, per avere le stesse prestazioni, se non incorresse in alcuna sanzione. Non può farlo, proprio perché sarebbe sanzionato dalla Legge, che vieta le discriminazioni, come abbiamo visto sopra.

Eccolo, l'inghippo! E' qui che dovete concentrare la vostra attenzione. Le leggi contro la discriminazione, vendute come sacrosanti capisaldi a difesa della dignità e delle differenze tra le persone, sono state fatte solo a tutela dei più forti. Se il datore di lavoro potesse scegliere, e pagare meno, non assumerebbe mai un uomo, un europeo, un sessantottenne, potendo avere le stesse prestazioni a un prezzo inferiore da un altro soggetto. Con queste norme si è voluto difendere l'uomo, l'europeo, il giovane, dalla concorrenza sul lavoro che avrebbero potuto fargli le donne, gli extracomunitari, gli anziani, gli handicappati.

Ancora una volta, gente, tenete gli occhi ben aperti. Vi vendono un principio come fosse il frutto dell'evoluzione dei costumi, della scienza e della giurisprudenza; forse vi fanno anche lottare per ottenerlo e dopo ve lo concedono come fosse una bella e meravigliosa conquista, ma sotto sotto continuano a difendere il loro orticello.

Lo statuto dei lavoratori tutelava i padri di famiglia a discapito delle madri. Chissà che le leggi europee non stiano facendo lo stesso giochino a danno degli extracomunitari.... Ci può anche andare bene, ma per favore non parliamo di civiltà giuridica.