La bellezza consola e guarisce, la bruttezza contagia e deprime

Ambiente e salute mentale dei siracusani degli ultimi vent’anni

Vi è una relazione certa tra stato dell’umore e malattie. Che vi sia un rapporto fra luce, arte, colore, paesaggio e stato psichico degli individui è un concetto acquisito ma non sempre valorizzato come merita. L’ Italia, più che un paese di suonatori di mandolino, come si diceva una volta, sembra una nazione di infelici. Si consumano tonnellate di psicofarmaci, molto più delle altre nazioni con caratteristiche economiche e geografiche simili. Tutto questo ha sicuramente una spiegazione logica.

Parlare di abusi farmacologici potrebbe soddisfare le ipotesi di qualcuno che, erroneamente, sostiene che di queste sostanze si possa fare un uso voluttuario, ma non è così. Nessuno, quando sta bene, accetterebbe che qualcosa manipoli i suoi comportamenti, i suoi sentimenti, la propria reattività, la sessualità. Lo stato mentale degli italiani, da almeno quarant’anni, desta qualche preoccupazione. Una delle forme più comuni di disturbo psichico, la depressione, presenta una diffusione preoccupante. Altrettanto dilagante appare il disturbo da attacchi di panico.

Non ci si vuole qui inoltrare nell’analisi dei fattori che hanno pregiudicato la qualità di vita degli italiani dell’ultimo mezzo secolo ma, certo, il cittadino medio ha perso molto del suo entusiasmo vitale ed esprime il suo disagio con un aumento di nuovi casi di patologie psichiatriche. Per di più una crisi economica e sociale, lunga e mai prima conosciuta, sta facendo lievitare le richieste di aiuto e di supporto psichico.

Siracusa non si dissocia da questi dati nazionali sul consumo abnorme di farmaci antidepressivi e di tranquillanti. In effetti, come potrebbero i Siracusani avere un umore migliore degli altri connazionali? Nel volgere di mezzo secolo una meravigliosa città di mare ha perso il contatto anche visivo con il mare, il paesaggio, il verde. Quasi gli untori della bruttezza si fossero messi d’accordo, c’è stata una corsa furibonda a recintare, a rinchiudere, a disboscare, a procurare incendi, ad impossessarsi di quanto prima era patrimonio di tutti: il mare e le sue coste.

Mentre a nord della città si consegnò terra e mare per trenta chilometri ai petrolieri, una buona parte del litorale, direi quasi la totalità spingendosi verso il sud, è progressivamente diventato inaccessibile. La cosa più drammatica è che persino gli scogli bagnati dal mare sono sovrastati da costruzioni così brutte, arroganti da gridare vendetta e meritare le ruspe senza processo. Un tripudio di economia vivace sporcò di ignobili seconde case, inesorabilmente, luoghi di millenaria bellezza e diecimila anni di storia umana. Sfido chiunque a poter anche solo sbirciare il mare percorrendo in auto la distanza tra la città e Fontane Bianche: solo brutti muri di recinzione, pessimi esempi di seconde case in semirovina per chilometri, degrado e trionfo dell’illegalità.

La stessa città di Siracusa ha perso, anno dopo anno, il suo rapporto con il mare. I vecchi moli romantici sono stati ceduti per un secolo a imprenditori che impiegheranno, a questi ritmi attuali, qualche lustro per finire i lavori e restituirci, almeno, la vista del mare. Dubitiamo che sarà ancora possibile goderselo da vicino: tutti i moli e quel che ne deriverà apparterranno a privati. Se, dalla notte dei tempi, qualcuno mitigava i suoi brutti umori rimirando il porto grande e il rosso e l’oro dei suoi meravigliosi tramonti, ora si ritroverà con uno specchio d’acqua più piccolo con tanti pontili. Quale migliore idea che riempire il mare di massi provenienti da una cava sui monti iblei (chi sarà mai il politico che ne è proprietario)? Quanto nuovo suolo per speculare strapperanno così al mare? Quanto resterà di uno dei più bei porti antichi del mondo, dopo che lo avranno sporcato di nuovi bracci di molo? I posti barca creati in questo magico scenario saranno il tocco di pennello giusto che riporterà tutti noi a godere dell’armonia impagabile del nostro paesaggio?

Seminare a piene mani la bruttezza, sottrarre alla vista il paesaggio non ha fatto e non farà bene alla salute dei siracusani. Altro che depressione e psicofarmaci! Pensiamo alla gioventù che non ha potuto neanche conoscere la bellezza quieta di una città pulita, di un’Ortigia piena di vita vera, dove ogni pietra raccontava secoli di storia, di sapere e di opere umane. Che dire poi del salotto elegante e profumato di gelsomino che fu la nostra Marina, testimone della bellezza della gioventù siracusana e degli amori castissimi dei nostri genitori.

La bellezza della natura e dell’arte educano e consolano piccoli e grandi, li tengono lontani dalle idee malsane come quella di defecare cemento sui luoghi millenari che abbiamo ricevuto integri in dono dai nostri avi. Chissà qual era il mondo interiore dei sindaci degli ultimi vent’anni quando hanno pensato (?) alle direttive per il modello di sviluppo della città? Chiusi come topi tra recinzioni e divieti, divenuti tutti brutti e sgraziati per contagio ambientale, potremo solo respirare profondamente gli ultimi miasmi degli idrocarburi delle industrie e tenerci a vita le nostre paturnie.