Per alimentare l’impianto nell’Ennese vengono abbattuti i boschi demaniali. Italia Nostra: “Il piano della Forestale non risponde a criteri ambientali”

Più volte, negli ultimi mesi, il Consiglio Regionale di Italia Nostra Sicilia ha denunciato vasti e preoccupanti disboscamenti nei diversi territori della nostra Isola: il caso dell’azienda che intende produrre pellet per stufe, nell’area industriale di Termini Imerese, non solo da residui di lavorazione del legno ma anche attingendo ai boschi siciliani privi di manutenzione; il caso riguardante i boschi demaniali di Altofonte a Palermo e, di recente, il caso più grave e rilevante dell’utilizzazione, nei territori di San Cataldo, Caltanissetta ed Enna, di migliaia di ettari di Eucalyptus del demanio forestale regionale, per alimentare una centrale a biomasse sita nell’area industriale di Dittaino (Enna). Interventi certamente irrazionali e non conformi alle norme di gestione sostenibile forestale. La normativa nazionale e regionale, infatti, vieta i tagli a raso delle fustaie e li subordina alla redazione di piani di gestione che la Forestale non ha mai approvato. Per anni, in Sicilia, il grande affare è stato rimboschire e ripiantare le aree distrutte dal fuoco; ora il grande affare è tagliare i boschi realizzati con grande fatica. E’ evidente che in una Regione a grave rischio idrogeologico e a rischio desertificazione, ciò non può essere consentito. E comunque, va coinvolta anche la Ripartizione Faunistico-Venatoria a tutela della fauna selvatica.

Italia Nostra evidenzia da anni l’assenza di piani di gestione forestale per ogni complesso boscato, tra l’altro obbligatori per legge. Inoltre evidenzia l’esecuzione di lavori al di fuori di ogni programmazione. Pertanto, alla luce dei fatti denunciati, si chiede un immediato blocco dei lavori, da parte delle ditte coinvolte, e la rivisitazione dell’intero piano della Forestale Regionale relativo all’abbattimento dei boschi demaniali e di utilizzazione delle biomasse, non rispondente al alcun criterio ambientale, né dal punto di vista forestale né dal punto di vista energetico. Ricordiamo che le utilizzazioni delle biomasse dovrebbero avvenire con centrali di ridotta potenza (massimo 1 MW), con l’obiettivo di alimentare gli impianti a fini energetici, utilizzando esclusivamente gli scarti delle normali lavorazioni agricole e forestali, prodotti su limitati territori e quindi raccolti nell’ambito di filiere corte. In questo caso, invece, si è sovvertito del tutto questo principio e invece di bruciare ciò che non serve, si tagliano i boschi pubblici per alimentare una centrale che, sovradimensionata (oltre 18 MW di potenza elettrica e 60 MW di potenza termica), necessita di continui apporti di legname – con un impatto devastante sulle aree dei boschi demaniali concesse dalla Regione ai privati.

Di certo, andrebbe programmata, progettata e posta in essere una riforestazione più consona alla vegetazione autoctona (ad esempio Lecceta foresta mediterranea). Di certo assai carenti sono gli interventi di manutenzione sulla forestazione in Sicilia, spesso iniziati e poi interrotti e comunque non completati – determinando impoverimento della biodiversità, degrado del paesaggio e aumento del rischio idrogeologico. Di certo andrebbe attivato un progetto che preveda la progressiva sostituzione delle specie, da esotiche a mediterranee e, soprattutto, è necessario avviare un serio esame e una riflessione sulle politiche di forestazione siciliana. Di certo il patrimonio boschivo siciliano non può essere né svenduto né sottovalutato: esso è parte di un sistema ambientale europeo e internazionale, che richiama politiche di fondamentale e ampio respiro, finalizzate alla tutela degli habitat all’interno delle reti ecologiche (RE). Di certo gli aspetti economico-produttivi non possono essere disgiunti dall’importante e più ampia dimensione della tutela-valorizzazione del nostro prezioso patrimonio naturale.

*Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia