Un sistema perverso: produrre, consumare, buttare via per poter ancora consumare e così all’infinito. Secondo il Massachusetts Institute of Technology di Boston nel nostro pianeta è stata superata la capacità di autorigenerazione degli ecosistemi

Se aumentiamo gradualmente il carico di una nave, possiamo anche cercare di distribuirlo in modo ottimale ma a un certo punto la nave affonderà, anche se avremo la consolazione di un affondamento ottimale. Una buona distribuzione, anche la più equa, non garantisce la sopravvivenza. Se vengono  distribuite, con  giustizia, risorse putrescenti, inquinate, ciò non assicurerà  la vita. Papa Francesco dice: “Il mondo ricco sta scartando un’intera generazione per mantenere in vita un sistema economico che non regge più, un sistema che per sopravvivere deve fare la guerra, una guerra mondiale che ora è combattuta a pezzi”. E ancora: “Oggi dobbiamo dire no ad un’economia dell’esclusione e dell’iniquità. Questa economia uccide.”

A questo punto dobbiamo porci la domanda: quale modello adottare?  La nostra economia si basa su un modello di sviluppo che si misura con il P.I.L. (Prodotto Interno Lordo), cioè produrre e buttare all’infinito. Ce la fa il pianeta e tutti noi a sopportare questo modello o è possibile progettarne un altro senza diventare più poveri?

La cultura dell’incremento del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) significa aumento smisurato di produzione di merci, merci inutili al benessere dell’uomo e che ovviamente devono essere prodotti in grandissima quantità e devono consumare una grandissima quantità di risorse. E’ possibile trovare un modello che permetta di non impoverirsi e vivere meglio utilizzando meno risorse?

Nel nostro schema di sviluppo c’è qualcosa che non va, l’ha dimostrato fin dal 1972 Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma che, insieme a un gruppo di imprenditori, economisti e scienziati finanziò una ricerca al M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology)  di Boston per sapere dove ci avrebbe portato il nostro tipo di crescita economica. Nel modello del M.I.T. interagivano popolazione, cibo, risorse naturali, sviluppo industriale, inquinamento. Si formalizzò anche una proiezione temporale che mostrò che il sistema sarebbe collassato, anche facendo finta di avere a disposizione risorse illimitate. Allora c’è qualche cosa che non va tra l’idea di una crescita infinita e un pianeta che è limitato. Ciò è quanto scrive Jorgen Randers, nel rapporto del M.I.T. “I limiti della crescita”.

Non si fermarono quegli scienziati, continuarono nel 1992 fino al 2003 a verificare quanto ognuno di noi consuma ed emette, l’impronta ecologica e la capacità di carico del pianeta, cioè quanto è in grado di sopportare la Terra. E sono arrivati alla conclusione che nel nostro pianeta è stata superata la capacità di autorigenerazione degli ecosistemi poiché stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità. L’umanità sta vivendo oltre la capacità di carico della Terra e la prova è che noi emettiamo più gas serra di quanto il sistema terrestre possa assorbire. Un esempio concreto di come un sistema possa arrivare a un collasso? Se tagli gli alberi di una foresta più velocemente della loro ricrescita, se tagli centinaia di alberi ogni anno e ne ricrescono solo 50, dopo poco la foresta sarà vuota, non avrai più legname per costruire. Questo è un esempio tipico di collasso: tagliare alberi più velocemente della loro ricrescita!

Cioè andare più veloci della capacità di rigenerazione della natura in tutti i campi: produrre, consumare, buttare via per poter ancora consumare e così all’infinito. E a mandare avanti il sistema c’è l’energia, l’energia fossile principalmente: carbone, gas, petrolio che non sono infiniti.

E ancora Wolfgang Sachs (Wuppertal Institut) incalza: “Noi come economia, come uomini, utilizziamo la natura in due modi, da un lato come miniera da dove viene presa acqua, petrolio, ferro, grano. Dall’altro lato la utilizziamo come discarica da dove rilasciamo emissioni, rifiuti come plutonio, sostanze chimiche, Co2 e così via. Miniera e discarica. Dalla miniera prendiamo sempre più energia, nella discarica che trabocca buttiamo sempre più Co2, l’anidride carbonica, quella che in eccesso fa aumentare l’effetto serra. La capacità di carico del pianeta è la capacità di sostenere gli esseri umani, le società. Se il mondo ci deve sostenere, deve essere messo in condizione di sostenere la capacità di carico per molto tempo. Le combustioni prodotte dall’uomo sul pianeta devono essere sufficientemente ridotte perché il mondo possa andare avanti. L’impronta ecologica deve essere più bassa della capacità di carico”.

Ed ancora  “Vi sono delle merci che fanno crescere il prodotto interno lordo, ma  che non sono effettivamente dei beni. Tutta l’energia in più che si consuma in una casa mal costruita, tutta la benzina in più che si consuma quando si è in coda con l’auto, sono merci che fanno crescere il P.I.L. e quindi il giro di denaro, ma che fanno diminuire il benessere. Noi dobbiamo disaccoppiare il concetto di merce dal concetto di bene. E a questo punto abbiamo bisogno di passare da un sistema basato sull’energia fossile, che per il momento non si può eliminare altrimenti rischiamo veramente di spegnere la luce, ad uno basato sulle rinnovabili. Invertendo le proporzioni. Ma non si può fare dall’oggi al domani riempiendo tutti gli spazi di pale eoliche e pannelli. Bisogna modificare l’intero sistema. Oggi la rete elettrica è organizzata prevalentemente per distribuire e non per ricevere da tutte le fonti rinnovabili, perché sole e vento sono discontinui. Significa che anche producendo più fotovoltaico o eolico o termodinamico, il sistema non è in grado di accogliere un aumento di questo tipo di energia e va in tilt. Bisognerebbe programmarle le rinnovabili, ma come fai a programmare la distribuzione di energia discontinua in un intero paese?”

Stavamo dicendo che è inutile aumentare la produzione di energia dalle rinnovabili se non si cambia il sistema di distribuzione perché quello che abbiamo oggi non è in grado di sfruttare al massimo un’energia discontinua qual è quella prodotta dal sole e dal vento. Bisogna cambiare l’architettura della rete elettrica, più lunga è la distanza fra luogo di produzione e quello di consumo più energia si disperde, quindi accorciare la catena, e poi questa architettura deve essere in grado di accogliere e controllare contemporaneamente sia i grandi impianti fossili e quelli piccoli rinnovabili, anche quelli che possiamo avere dentro casa. L'Europa ha detto cominciate a pensarci, sono stati stanziati dei fondi e ogni stato ci deve mettere del suo e bisogna organizzare l’economia mondiale in modo sostenibile, cioè che possa operare ancora per molto tempo senza arrivare al collasso e c’è già chi sta provando a farlo.

Quegli scienziati del M. I. T. di Boston che avevano studiato e fatto una proiezione sui limiti dello sviluppo, non si sono fermati, ma hanno continuato a monitorare e le loro conclusioni, che oggi sono le seguenti. Davanti non abbiamo un futuro preordinato, ma delle scelte, tenendo conto che ci sono limiti alle risorse, ma abbiamo ancora un po’ di tempo ed abbiamo le  intelligenze per cominciare a intervenire la tendenza. Non è poi detto che ci si riesca, ma l’unico modo per saperlo è quello di provare a farlo.

                                                                                                                             *Consigl. nazionale dei Verdi