Il servizio idrico di Napoli non è più gestito da una SPA, finalizzata a realizzare profitti, ma da una società pubblica. L’azienda speciale consortile negli interventi di Maurizio Montalto (ABC) Jose Sudano, Paolo Zappulla (segretario Cgil), Antonella Leto (forum Sicilia), Paolo Amenta 

Nel contesto analizzato da Concetto Rossitto si inserisce il confronto a più voci, svoltosi giovedì 29 gennaio presso l’aula magna dell’Istituto Rizza. Riferiamo, in sintesi, i contributi dei relatori.

Maurizio Montalto, presidente dell'azienda speciale consortile ABC (Acqua Bene Comune) di Napoli, ha  riferito l’esperienza della nuova gestione pubblica del servizio idrico partenopeo. L’acqua di Napoli non è più gestita da una SPA, finalizzata a realizzare profitti, ma da una azienda pubblica, il cui scopo è quello di assicurare un servizio nel rispetto dei diritti della comunità.

Jose Sudano ha illustrato uno dei possibili modi di gestione del servizio idrico, perfettamente compatibili con la legislazione nazionale e comunitaria vigente: l’Azienda Speciale (realizzabile anche in forma consortile),  ente pubblico senza scopo di lucro, dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di un proprio statuto, approvato dal consiglio comunale.

Le aziende speciali sono previste dal Titolo V del Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs 267/2000) come una delle soluzioni possibili per la gestione dei servizi pubblici locali. Rientrano in questo campo le aziende per la gestione di acquedotti, trasporto pubblico, ecc.  L’affidamento di un servizio come quello idrico ad una tale azienda non richiede gara. A buon intenditore poche parole. La forma consortile consentirebbe di estendere una tale organizzazione anche ad altri Comuni del territorio. Ma la materia sta per essere normata da un decreto legislativo per il Riordino della disciplina delle partecipazioni societarie delle pubbliche amministrazioniche potrebbe cambiare le condizioni di realizzabilità del suggerimento [Nota delle redazione].

Espressamente interessato ad una gestione che coinvolga tutti i 21 Comuni della provincia si è rivelato un altro relatore (Paolo Zappulla, segretario della CGIL), preoccupato soprattutto (o esclusivamente) di dare una prospettiva ai 150 dipendenti della fallita SAI8.

Antonella Leto (del Forum regionale per l’acqua e i beni comuni) ha riferito sulla tormentata vicenda della proposta di legge regionale di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, la prima presentata in Italia, ma lasciata cadere senza discussione in aula, nonostante la norma imponga che una legge di iniziativa popolare debba essere portata in aula entro sei mesi dalla sua presentazione. La relatrice ha inoltre stigmatizzato le privatizzazioni realizzate in Sicilia, quasi tutte con gare irregolari e con pochi concorrenti. Si sarebbe trattato in molti casi di spartizioni  concordate, come rilevato da Rita Borsellino. Per questo ed a ragione il forum si è schierato al fianco dei sindaci che si sono rifiutati di consegnare gli impianti.

All’incontro ha anche partecipato Riccardo Taverna, che ha riferito sulla sua difficile esperienza al servizio della SAI8 in qualità di curatore dell’immagine dell’azienda e di promotore di un rapporto diverso con le varie voci e sensibilità delle associazioni e di soggetti portatori di interessi presenti nel territorio. Conveniamo che quello di Riccardo Taverna è stato un lavoro svolto con competenza, con diplomazia, con capacità di ascolto e con grande serietà di intenti. Esso però si è rivelato inutile non solo e non tanto per la coriacea e leale opposizione di qualche cittadino e di qualche giornale come la Civetta, ma soprattutto per i motivi oggettivi che il paziente mediatore potrà leggere nella sentenza di fallimento di SAI8. Noi continuiamo a pensare che nessuna abilità comunicativa e relazionale potrà mai indurre i cittadini a pensare che l’obiettivo di un’azienda privata sia quello di privilegiare gli interessi pubblici nella gestione monopolistica di un bene comune come l’acqua, assolutamente non privatizzabile. I fatti ci hanno dato ragione.

Antonino Di Guardo dell’IRSAP Siracusa ha evidenziato l’importanza della conoscenza anche geologica del territorio ai fini di una corretta programmazione degli interventi realizzabili.

Paolo Amenta, sindaco di Canicattini e vicepresidente dell’ANCI Sicilia, ha rivendicato con orgoglio la resistenza opposta dai sindaci, ne ha illustrato le ottime motivazioni  ed ha assicurato anche per il futuro una vigile e battagliera difesa degli interessi pubblici.

Ha coordinato i lavori l’avv. Paolo Tuttoilmondo. Il convegno, organizzato dall’associazione Città in Comune, è stato introdotto da un saluto agli intervenuti, porto da Angela Campisi