Il contesto, la proposta, condizioni di realizzabilità, scenari possibili. Alcuni sindaci stanno già valutando l’ipotesi di un’Azienda Speciale Consortile, rigorosamente pubblica, sul modello di Napoli. Nel capoluogo, intanto, la situazione è ancora incartata

Il decreto 133/2014, detto sblocca-Italia, contiene delle insidie per il servizio idrico pubblico, tese in nome della semplificazione e della riduzione del numero delle municipalizzate. Trascorso il 31 gennaio senza provvedimenti da parte delle Regioni, il riordino del Servizio Idrico è demandato dal decreto renzianissimo ai commissari.

In Sicilia cosa accadrà? Arriverà un commissario, poiché la Regione non ha ancora legiferato. La proposta di legge di iniziativa popolare (che fu la prima di tal genere presentata in Italia, nel settembre 2010) doveva essere portata in aula entro 6 mesi dalla sua presentazione, ma questo obbligo, pur previsto dalla legge vigente, non fu rispettato. Successivamente, dopo la fine ingloriosa del governo Lombardo e l’inizio dell’attuale consiliatura, due diversi ddl di due assessori di Crocetta (Marino e Calleri, entrambi già liquidati) sono rimasti lettera morta. E per fortuna! Infatti sono ben diversi da quello presentato da noi cittadini in quanto prevedono solo una ristrutturazione del servizio idrico, più che una ripubblicizzazione.  L’ultimo, quello ideato dall’ex assessore Calleri, ultrarenzianamente, prevede in Sicilia solo tre ambiti o macroaree. Una di esse abbraccerebbe le province di Messina, Catania, Siracusa e Ragusa. Per quale dogma un’azienda di tali dimensioni dovrebbe funzionare meglio di tante aziende pubbliche locali?

Per evitare che le gestioni pubbliche di comuni singoli o associati accumulino debiti, basterebbe introdurre per esse, ope legis, l’obbligo del pareggio di bilancio e la responsabilità patrimoniale degli amministratori, chiamati a risarcire eventuali danni erariali. Sarebbe un pullulare di gestioni pubbliche virtuose e certi figuri si guarderebbero bene dal pretendere di amministrare le città e i beni comuni. Forse. La stoltezza e l’ambizione in certi casi non hanno limiti.

Probabilmente il ddl di Calleri non sarà portato avanti dopo la sostituzione del suo ideatore, ma non sappiamo ancora di che orientamento sia in merito alla questione il nuovo assessore, Vania Contrafatto. Ci auguriamo che voglia tornare ai contenuti della legge di iniziativa popolare.  Crocetta, in cui avevamo riposto molta fiducia, ci sembra ormai in balia degli eventi e crocifisso da gruppi di potere famelici e irriducibili. Speriamo, ovviamente, di sbagliarci. E siamo pronti ad intonare per lui un inno di gloria se riuscirà a varare la legge di ripubblicizzazione del servizio idrico promessa in campagna elettorale (quella presentata da noi cittadini con la raccolta delle firme o qualche altra che la recepisca pressoché integralmente) e non una legge di semplice riordino.

Ma intanto la Regione non ha preso provvedimenti entro gennaio, e dunque scatta la condizione che prevede il commissariamento da parte del governo di Renzi. Forse la situazione potrebbe modificarsi in extremis con una brusca accelerazione; potrebbe essere portato in aula e votato il ddl di Calleri (che avrebbe effetti catastrofici) o, su input di Crocetta e del nuovo assessore Contrafatto, potrebbe essere presentato il testo di un maxiemendamento (al precedente ddl di Marino), già predisposto in appendice ai lavori del “tavolo tecnico” dell’estate scorsa (a cui il Forum è stato chiamato a partecipare) e del quale la Civetta è in possesso.

Esso recepisce in gran parte la proposta di legge di iniziativa popolare. Se in questi giorni di carnevale dovesse passare il ddl di Calleri, i cittadini subiremmo una beffa senza precedenti. Se dovesse passare il maxiemendamento (ma non ci facciamo illusioni!), saremmo pronti ad intonare per Crocetta un inno di gloria per ringraziarlo del mantenimento della sua promessa elettorale di ripubblicizzazione del servizio idrico.  È ben più probabile che non avverrà nulla di tutto ciò. E che vedremo arrivare il commissario. Il quale potrà solo applicare il decreto renziano alla situazione esistente, non certo sostituirsi al Parlamento e legiferare in sua vece.  E ci ritroveremo, in tal caso, di fronte ad un nuovo ectoplasma (sostitutivo dell’ATO idrico in liquidazione), che il decreto renziano definisce «ente di governo dell'ambito» e al quale impone la gestione unica. Ipotizziamone già le conseguenze. 

Che fine farebbe la gestione virtuosa del servizio idrico tenacemente difesa dai sindaci dei Comuni montani iblei? Dovrebbero costoro rassegnarsi a consegnare gli impianti al nuovo  «ente di governo dell'ambito», che sostituisce la precedente ATO, rivelatasi assolutamente incapace di operare? Essa era una finta autorità, sostanzialmente assente, succube, inefficace… Il nuovo organismo, solo perché ribattezzato nel nome, sarà più efficace nel controllare la gestione di un bene comune? Ne dubitiamo. E temiamo che più sarà vasto il territorio destinato ad una gestione «unica», più saranno agevolate le ambizioni delle aziende private. Che, avendo come scopo il profitto, sono essenzialmente incompatibili con la logica dell’affidamento responsabile di un bene comune.

La gara di Garozzo, di sospetta legittimità, è attualmente vagliata dalla Procura e non ha prodotto ancora alcun affidamento poiché una delle tre ditte riunitesi nell’ATI (in ottemperanza ad un obbligo, per noi piuttosto strano, definito nel bando di gara, che invece avrebbe dovuto potenziare la competizione tra le ditte aspiranti piuttosto che un loro accordo) ha dato forfait, ritirandosi dall’affare. L’affidamento per gara, già bloccato dalla mancata presentazione del certificato antimafia, a nostro avviso, è da considerare a questo punto un procedimento annullato. Ma se ci sbagliamo e l’affidamento dovesse essere portato avanti nei confronti delle due ditte rimaste nell’ATI, probabilmente la nuova gestione privata di Siracusa e Solarino risulterebbe “servire” più del 25 % della popolazione dell’intera provincia. Con la conseguenza che i Comuni montani – in base al decreto renzianissimo che impone l’unicità di gestione - sarebbero spogliati dei servizi idrici, eroicamente difesi contro i commissari inviati a più riprese da Lombardo. Tali servizi dovrebbero essere consegnati su un piatto d’argento al nuovo commissario che sarà inviato da Roma e da questi al nuovo gestore “provvisorio” di Siracusa e Solarino. Risultato paradossale. Forse anche per evitare una conseguenza di tal genere, che ci auguriamo non sia stata intenzionalmente perseguita, Garozzo farebbe bene a seppellire per sempre la sua intenzione di affidare il servizio idrico.

In questo contesto si inserisce il confronto a più voci, svoltosi giovedì 29 gennaio presso l’aula magna dell’Istituto Rizza. Buono il suggerimento offerto dal relatore Jose Sudano, che già da tempo sostiene l’idea di una Azienda Speciale. Arduo pensare che una soluzione che comprenda i 21 Comuni possa essere accolta facilmente dai coraggiosi sindaci, che hanno difeso a spada tratta i servizi idrici. Ci chiediamo perché il convegno non sia stato organizzato prima. Forse avrebbe potuto risparmiare a qualcuno l’avventura di una gara discutibile.

Evidenziamo un punto di criticità della proposta. Suscita non poche perplessità la trasformabilità di un’azienda speciale in SPA con tutto il seguito che ne potrebbe derivare: scarso controllo, poca trasparenza, deriva verso il profitto, aggregazione di qualche partner privato, scalabilità, trasferimento del controllo, esautorazione della parte pubblica, ecc. secondo copioni già sperimentati e fin troppo noti ai siracusani. E forse anche il relatore, che ci è sembrato un po’ frettoloso nel rimuovere la schermata relativa alla trasformabilità dell’azienda, è ben consapevole di quel tallone d’Achille. Tuttavia la proposta di Sudano (al centro del Convegno, di cui è stata la chiave di volta) non ci sembra da trascurare. La prudenza deve indurre a prevenire le conseguenze del decreto renzianissimo, considerando anche la possibilità di avviare a Siracusa una azienda speciale come quella suggerita dal convegno. Naturalmente i sindaci resistenti e quelli dei Comuni che sono riusciti a riprendere il controllo del servizio idrico chiederanno delle garanzie.

Sarà possibile blindare una eventuale azienda speciale consortile in modo che essa non sia successivamente trasformata, per iniziativa di qualche sindaco inaffidabile, in SPA?  Sarà possibile precludere ogni intrusione da parte di squali privati, sempre interessati a tornare a spadroneggiare nell’acqua pubblica? Ci risulta che alcuni sindaci siano già all’opera per trovare delle risposte a queste domande e che stiano già vagliando l’ipotesi di una tale azienda speciale, concepita con l’intento di coniugare una unicità poco più che formale con un pluralismo effettivo della gestione. L’incombente commissariamento sbloccherà lo stallo legislativo a Palermo? Solleciterà i sindaci del nostro territorio a varare, precauzionalmente, una Azienda Speciale Consortile, rigorosamente pubblica e adeguatamente blindata e protetta da intrusioni di squali privati? Difficile prevederlo. 

Forse intanto Crocetta dovrebbe opporsi al commissario, rivendicando con decisione la esclusiva competenza legislativa e affrettando il parlamento regionale a legiferare. Ripubblicizzando il servizio, non certo riorganizzandolo, renzianamente, sotto altre gestioni private.