Ad Agrigento una beffa intollerabile. I sindaci non consegnatari sono stati sollecitati a conferire gli impianti idrici all’ATO 9 dove un gestore privato contestatissimo se li vedrebbe consegnati su un piatto d’argento. E la stessa cosa rischia di accadere nella provincia di Siracusa

Sostiene in una sua lettera ai sindaci un dirigente del dipartimento Acqua e Rifiuti dell’Assessorato Regionale all’Energia, tale Domenico Armenio, che “la normativa statale (il decreto sblocca-Italia) ha inevitabilmente vanificato l'efficacia della disposizione di natura transitoria e generale contenuta nella legge regionale n. 2/2013». La quale stabiliva quanto segue: 

Comma 4. Al fine di perseguire le preminenti finalità di interesse pubblico, viene avviato il processo di riorganizzazione della gestione del servizio idrico integrato negli ambiti territoriali esistenti, secondo principi di solidarietà ed equità. […]

Comma 5. Con successiva legge regionale, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le funzioni delle Autorità d’ambito sono trasferite ai Comuni, che le esercitano in forma singola o associata, con le modalità previste dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.

Comma 6. Nelle more dell’approvazione della legge di cui al comma 5, i comuni che non hanno consegnato gli impianti ai gestori del servizio idrico integrato, continuano la gestione diretta».

Ma dal gennaio 2013 (in cui fu varata la leggina citata) di semestri ne sono passati 4 senza che l’annunciata legge regionale sia stata approvata.  E forse, da un lato, è  meglio così, perché i due DDL presentati rispettivamente da Marino e da Calleri tutto erano fuorché due leggi indirizzate alla ripubblicizzazione del servizio idrico. 

Buon segno, dunque, che i due assessori siano stati entrambi liquidati da Crocetta. Brutto segno, però, che il governatore non abbia sollecitato il legislativo a portare avanti il testo del DDL di iniziativa popolare, che prevedeva una ripubblicizzazione del servizio.  Adesso, come La Civetta aveva temuto che potesse accadere, il decreto renzianissimo viene assunto come unica norma da attuare e, in obbedienza ad essa, vengono sollecitati i sindaci non consegnatari dell’agrigentino a conferire gli impianti idrici all’ATO9 di Agrigento, dove un gestore privato contestatissimo se li vedrebbe consegnati su un piatto d’argento in ossequio al principio della gestione unica in ciascun “governo d’ambito”, principio stabilito dal medesimo decreto renzianissimo.

Così non va. Non può andare bene. Ci auguriamo che Crocetta blocchi subito quel dirigente. Contro il quale il Comune di Bivona, di cui è sindaco il deputato regionale Giovanni Panepinto (da sempre al fianco dei movimenti per l’acqua pubblica) ha spiccato una diffida contenuta in una delibera del Consiglio che ribadisce la volontà di non consegnare le reti idriche all'Ambito. Il dirigente è diffidato dall'adottare atti successivi come, ad esempio, l'invio di commissari ad acta. Gli altri Consigli dei Comuni agrigentini non consegnatari sono stati invitati a formalizzare attraverso analoghe delibere la loro ferma opposizione alla richiesta avanzata dal dirigente regionale. «Non è una ‘ribellione' ma un atto di giustizia; […] è il dirigente generale che ribalta le disposizioni di legge» precisa Panepinto, che è anche deputato regionale del PD (di quella parte del PD che si è sempre schierata senza tentennamenti contro la privatizzazione del servizio idrico).

Apprendiamo dalla segreteria nazionale del Forum dei movimenti per l’acqua che i Sindaci e i Presidenti dei CC dei Comuni non consegnatari, si sono dati appuntamento a S. Stefano Quisquina (a due passi da Bivona) presso la sala consiliare «F.Maniscalco», per valutare  le urgenti iniziative da  intraprendere. Riteniamo che anche i nostri Sindaci dei Comuni Iblei non consegnatari e gli altri loro colleghi rientrati in possesso degli impianti dopo il fallimento di SAI8 ed ai sensi della legge regionale 693/2014 (di Enzo Vinciullo e Marika Di Marco) vogliano incontrarsi urgentemente per concordare una comune linea di azione, poiché una analoga lettera del dirigente regionale potrebbe arrivare loro nei prossimi giorni. Ed è ovvio che essi vogliano giocare d’anticipo e dare manforte ai Sindaci dell’agrigentino. Intanto una riunione di Sindaci, cittadini ed attivisti del Forum dei movimenti per l’acqua e i beni comuni è stata immediatamente convocata a Palermo per martedì  (ore 9.00) presso la sala gialla del Palazzo dei Normanni.  

Annunciandola, il Forum fa presente che il Governatore Crocetta e tutte le forze politiche di "maggioranza" hanno impostato la loro campagna elettorale sulla ripubblicizzazione delle acque in Sicilia. Esprime le sue rimostranze per il fatto che sia stata  accantonata la proposta di legge di ripubblicizzazione di iniziativa popolare, presentata nel settembre del 2010. In questo modo è stata calpestata la legge 1/2004, secondo la quale, trascorsi sei mesi dall'assegnazione alla commissione competente, la Proposta di Legge Popolare va portata direttamente all’attenzione dall'Assemblea Regionale per la discussione in aula per l’approvazione o il respingimento.

Per sollecitare l'attuazione di questa norma, i promotori dell’iniziativa sono giunti a diffidare legalmente il Presidente dell'assemblea nel 2013, ma neanche ciò ha avuto alcun effetto. Questo dovrebbe suscitare in noi tutti un serio interrogativo sullo stato di salute del nostro sistema democratico. Il Forum fa inoltre presente che l'efficacia della disposizione contenuta nella legge regionale n. 2/13 non può essere considerata vanificata dalla normativa statale (decreto sblocca-Italia) in quanto il nostro Statuto Autonomo, che ha rango Costituzionale (e non è, dunque, subordinato alla Costituzione Italiana) riconosce competenza legislativa esclusiva in "materia di Acque Pubbliche" alla Regione. Bene farebbe dunque, a nostro modesto avviso, il dirigente dell’assessorato ad evitare iniziative inopportune e discutibilissime. Ma bene farebbe anche il governo a sollecitare il varo della legge regionale annunciata da tempo. Che dovrebbe essere quella di iniziativa popolare, non una diversa legge di mera riorganizzazione come ipotizzato dai due DDL degli assessori Marino e Calleri, entrambi liquidati. 

E, se Crocetta vuole innestare il lavoro dell’Assemblea su uno di quei testi “devianti”, non ha che da far presentare un maxiemendamento che qualcuno del Forum si è dato la briga di elaborare. Giusto per offrire ad uno degli assessori più recenti la possibilità di recuperare i contenuti più importanti e più significativi del testo di iniziativa popolare.

È auspicabile che i nostri Sindaci resistenti e i loro colleghi rientrati in possesso degli impianti vogliano esercitare ogni possibile pressione sui deputati locali affinché operino nel rispetto degli interessi e degli orientamenti espressi dagli elettori e dai presentatori del testo di iniziativa popolare. Cioè per la ripubblicizzazione. L’amministrazione siracusana ha scelto di affidare il servizio idrico a due delle ditte private rimaste nell’associazione di imprese SIAM, dopo l’abbandono dell’affare da parte di una terza azienda. Una scelta estremamente pericolosa per le sue possibili conseguenze: se dovesse malauguratamente prevalere anche in Sicilia la linea imposta dal decreto renziano, il servizio idrico verrebbe fagocitato, in ciascun ambito, dall’azienda incaricata di servire più del 25% degli utenti. Il che significa che SIAM potrebbe domani assorbire la gestione di tutti i servizi idrici dei 21 Comuni. Una beffa. Intollerabile.  Anche se questi sono stati giorni di carnevale.