Ai lavoratori del servizio idrico preoccupati per il loro posto di lavoro, il capo dell’amministrazione rivolge l’invito pesante e vagamente malavitoso di prendersela con chi ha provocato “il bordello”, giornalisti compresi

«I documenti acquisiti dalla Guardia di Finanza sono gli stessi già nelle mani dei carabinieri che sono stati nei nostri uffici due mesi fa. Però c'è qualcosa da aggiungere. Sono abbastanza sicuro che tutto questo sia figlio del bordello fatto da qualcuno. E allora se salta tutto chi resta senza lavoro deve sapere a chi rivolgersi». Questo avrebbe dichiarato al quotidiano La Sicilia il sindaco di Siracusa, alternando, secondo la testimonianza del giornalista, “momenti di serenità a momenti di furia”. Ed avrebbe aggiunto: «Abbiamo preparato un bando che aveva come ragione centrale la salvaguardia dei posti di lavoro. Questa era la stella polare che ci ha guidati […] allora i lavoratori devono sapere chi e come sta mettendo in discussione il loro lavoro. Poi se tutto salta sanno a chi devono tuppuliare».

A chi si riferisce il sindaco? Così chiosa e precisa il giornalista: “Chi insomma nell'aula del Consiglio comunale o sulle colonne dei giornali ha gettato ombre sul bando”. Nell’aula del Consiglio Comunale abbiamo ascoltato critiche serrate che sono state espresse dal deputato Vincenzo Vinciullo dell’NCD, da Stefano Zito del M5S e da Giuseppe Rabbito di SEL. Sulle colonne dei giornali è stata La Civetta a manifestare parecchie perplessità sulla scelta di affidare il servizio a privati dopo che il Comune aveva riacquisito la gestione grazie all’opzione consentita dalla legge regionale di Vinciullo e Di Marco.

Non rinneghiamo neanche una sola delle nostre argomentazioni. E ci fa piacere che la magistratura stia verificando la legittimità delle operazioni avviate dall’amministrazione Garozzo e non concluse. Non concluse perché non sarebbero state ancora prodotte le certificazioni antimafia da parte di qualche impresa facente parte del raggruppamento aspirante all’affidamento del servizio idrico. A distanza di quasi 4 mesi dall’aggiudicazione e di oltre 6 mesi dalla manifestazione di interesse. Ma «se tutto salta», come dice il sindaco, i lavoratori dovrebbero prendersela con i politici che hanno contestato l’operazione e con noi della stampa libera. Rei di non aver taciuto, di non esserci volontariamente distratti dinanzi a ciò che accadeva.

Ebbene, no! I giornalisti della Civetta hanno svolto e svolgono un ruolo di presidio civico in relazione alla vicenda dell’acqua come in riferimento alla tutela dell’ambiente, della salute, della giustizia, della democrazia e di tanti altri interessi comuni. Abbiamo ritenuto intollerabile che il sindaco imboccasse un percorso diametralmente opposto a quello annunciato nel quarto punto del suo programma elettorale, che prevedeva la ripubblicizzazione del servizio idrico. Abbiamo fatto male? O abbiamo solo richiamato Garozzo al mantenimento delle sue promesse?

Il bordello, per usare una parola detta dal sindaco, non lo abbiamo creato noi della stampa, ma chi ha cercato di ordire il pateracchio: il pasticciaccio non è in verbis (nelle parole scritte da noi o pronunciate dagli oppositori) ma in re, nel pastrocchio di un tentativo di nuovo affidamento che la magistratura vuole giustamente esaminare.

Tra Garozzo e Vinciullo c’è stato un vivace dibattito, che si è anche sviluppato attraverso la minaccia del sindaco di presentare un esposto alla Procura e la serena risposta del deputato regionale, che alla Procura si è recato spontaneamente per illustrare il suo punto di vista sulla dubbia regolarità della gara. La quale non sarebbe stata di tipo europeo. Operata una nostra breve verifica, abbiamo condiviso tale obiezione e manifestato altre nostre perplessità sulla competitività della gara stessa, a nostro avviso, piuttosto limitata anche per via di un particolare del bando, che abbiamo considerato inopportuno. Abbiamo anche invitato espressamente il sindaco a soprassedere rispetto all’affidamento e a gestire direttamente l’acqua pubblica (in conformità agli impegni da lui assunti in campagna elettorale). Abbiamo fatto male?  Per salvare il lavoro dei dipendenti tutti (ex SAI8 ed ex SOGEAS) abbiamo suggerito una soluzione alternativa: il Comune, mantenendo la gestione, avrebbe potuto esternalizzare compiti meramente esecutivi ad una cooperativa costituita da tali lavoratori. Oltretutto la soluzione da noi ipotizzata avrebbe forse indotto i lavoratori stessi ad escludere dalla loro costituenda cooperativa eventuali dipendenti assunti solo formalmente dal gestore fallito per compiacenza, forse, nei confronti di politici ed amministratori. A noi la soluzione della cooperativa sembrava e sembra la via migliore; quella più praticabile; quella che dovrebbe scontentare meno i lavoratori; quella che non dovrebbe discriminarli; quella che potrebbe rendere applicabile il principio del lavorare meno per lavorare tutti.

Anche una forza politica (SEL) ha suggerito una proposta analoga. Se il patto di stabilità non consente attualmente ai Comuni di operare assunzioni, questo non dipende da noi; lo spieghi il sindaco ai lavoratori. Riteniamo poi che esista una soluzione estrema, per casi veramente eccezionali: quella di un’ordinanza contingibile ed urgente, che potrebbe consentire (ovviamente entro certi limiti e in frangenti non altrimenti affrontabili) di ovviare anche al patto di stabilità per assicurare comunque la continuità del servizio idrico. Certo il ricorso a tale strumento non dovrebbe avere carattere di continuità e per tale ragione continuiamo a ritenere che l’esternalizzazione di compiti esecutivi ad una cooperativa di lavoratori ex SOGEAS ed ex SACECCAV potrebbe essere la soluzione migliore.

Ma sta al sindaco trovare una soluzione che sia rispettosa della legalità, del diritto dei lavoratori e della volontà dei cittadini che gli hanno conferito il mandato sulla base di un programma che prevedeva la ripubblicizzazione del servizio, non certo un nuovo affidamento ad altri privati. Se trova una soluzione migliore (che non sia comunque una ennesima privatizzazione), lo applaudiremo. Se invece vuole tradire la sua promessa  elettorale, lo criticheremo, ma rispetti comunque le norme giuridiche.

E se gli oppositori politici e la libera stampa esprimono perplessità sul rispetto di tali norme nella procedura sin qui seguita, si interroghi sulla correttezza del suo operato invece di sbraitare. O di sobillare i lavoratori, dicendo loro che «se tutto salta sanno a chi devono tuppuliare». Parole pesanti, usate spesso in quel di Palermo in ambienti malavitosi, che possono innescare azioni violente. Alcuni politici che hanno scritto “Je suis Charlie”, il sindaco tra questi, dimostrano di non avere alcun rispetto per la libertà di espressione, quando diventa critica al suo operato!