Lavoro nero: abbiamo stilato un elenco di 28 imprese ad Avola e 40 ad Augusta chiedendone la sospensione

 

C’eravamo lasciati l’anno scorso con delle iniziative che stavate preparando specialmente sul lavoro nero, a che punto si è?

Dobbiamo capire che il lavoro nero, grigio, sottopagato non conosce crisi. Porto un esempio: in un grande lavoro edile al porticciolo d’Augusta da tempo lavorava un alto numero di addetti in queste condizioni alcuni anche con l’utilizzazione di contratti peggiorativi. Ebbene, solo dopo un anno di nostre denunce sono intervenuti ispettorato, guardia di finanza, carabinieri e polizia per risolvere definitivamente la situazione. Noi insistiamo sull’applicazione del contratto edile non per avere più tesserati, ma perché i lavoratori del settore sono quelli a maggior rischio per gli infortuni anche mortali, l’afferma l’Inail. Ecco che la sua applicazione significa sicurezza, formazione, ecc. Poi, le aziende edili non brillano per modernità nella sicurezza.

L’anno scorso abbiamo inviato ai Comuni della provincia un protocollo d’intesa sulla prevenzione infortuni e regolamentazione nei cantieri, si chiedeva loro, a fronte di lavori pubblici e privati, d’agire bloccando temporaneamente le licenze dopo una nostra segnalazione di lavoro nero e/o altre gravi inadempienze. Dopo otto mesi solo sette sindaci hanno risposto per stendere il protocollo (Siracusa, Melilli, Priolo, Avola, Noto, Carlentini e Lentini), infine ha firmato solo Priolo. Ciò non denota scarsa sensibilità? Il nostro operare mira a stabilire un principio di legalità e l’ente locale deve avere il coraggio di porsi su questa stessa strada. A tale scopo, nell’ultimo contratto integrativo provinciale del 2017, abbiamo posto incentivi e disincentivi e siamo giunti a grandi risultati positivi. Le sanzioni sono servite a far rientrare molte aziende morose e il ricavato è stato immesso in servizi per i lavoratori (scontistica su denti, lenti, aiuti scolastici ai figli…).

La risposta di soli sette Comuni non può dipendere dalla visione attuale che si ha del sindacato, oramai organizzazione con poca forza contrattuale?

Il sindacato si trascina da tempo il problema di non essere stato capace d’allargare la sua base e oggi rincorre in emergenza i temi sociali a volte con risultati positivi, rimanendo però in ritardo. Difatti, pezzi importanti di lavoratori non lo conoscono. Questi sono la massa critica silenziosa. L’attuale lettura dei media afferma che la composizione sindacale è data dal 50% di pensionati, 50% di lavoratori attivi di vecchia contrattazione, mentre quelli nuovi non vengono visti. È un approccio profondamente sbagliato. La politica non si è anch’essa indebolita come rappresentanza e ancor di più la confindustria? Per cui il non riconoscere il sindacato da parte dei sindaci non li rafforza, anzi.

Infatti, deve esserci una maggiore lungimiranza dei politici

Certamente, rafforzando il confronto con noi vi sarebbero risultati concreti per entrambi. Abbiamo una narrazione storica di questi ultimi 20-25 anni in cui ciascuno ha pensato di risolvere le cose da solo fallendo clamorosamente. Oggi l’Italia non è peggio d’allora con il liberismo che l’ha fatta da padrone? Tutte le centrali di rappresentanza si sono indebolite. Attualmente, siamo in una fase diversa col governo Conte II, si parla di lavori usuranti, del superamento della Fornero e quota 100, della reintroduzione di congruità del Durc che ha fatto divampare il lavoro nero. Ricordiamolo: il blocco del Durc fu eseguito dal ministro Poletti, governo Renzi. Con questo governo Renzi ha superato a destra Berlusconi.

A proposito su Renzi, delle sue posizioni sulla prescrizione cosa ne pensi?

Non sono né giustizialista né garantista, sostengo che non è buono un processo a vita, ma neppure osservare nei tribunali impuniti prescritti che si sfilano e vittime che subiscono. Certamente, bisogna rivedere tutto l’ordinamento giudiziario. Ma Renzi rappresenta interessi particolari non nazionali e non di sinistra.

Ritorniamo alla realtà provinciale

Ai Comuni di Augusta e Avola e lo faremo anche a Lentini, abbiamo fatto l’elenco dei cantieri fuori regola in questi ultimi quattro mesi denunciando insicurezze e altre gravi inadempienze, 28 ad Avola e 40 ad Augusta chiedendone la sospensione. Avola ha risposto che siglerà il protocollo, Augusta non ritiene importante questi vincoli sul lavoro nero.

E Siracusa?

Saranno 130-140 i casi. Abbiamo segnalato, in zona Piazza Armerina, un cantiere di lavoro privato irregolare al Comune questo si è mosso sospendendone l’autorizzazione. Certo, i lavoratori pagano le conseguenze trovandosi fermi. È una battaglia che ci rende impopolari davanti ai lavoratori che rimangono bloccati.

Sull’occupazione?

Siamo scesi del 7% fra il 2018-19, ma in cassa edile la massa salariale e il numero d’addetti nel 2018 è aumentato. Questo è il risultato del nostro lavoro di sensibilizzazione. Sono emersi finora più di 1.200.000 € di lavoro nero e oltre 200 ore lavorate con 97 lavoratori in più.

Sulla formazione e sicurezza?

È stata stipulata una convenzione con tutti gli organi di vigilanza. Sulla sicurezza noi abbiamo l’obbligo di dare consulenza alle aziende e solo in casi gravi chiamare l’autorità. Le aziende del settore pagano il non fare investimenti rimanendo vecchie e piccole. Bisognerebbe smettere con questi personalismi imprenditoriali uscire dal nanismo e costruire una rete consorziale specialmente per le imprese presenti in zona industriale. Lì l’occupazione edile non è tanta, circa il 12%, ma è più stabile, quindi sarebbe più semplice la creazione di un consorzio non la permanente guerra provocata dalle committenti sugli appalti al ribasso. La battaglia che stiamo preparando è proprio su questo. Queste multinazionali debbono prendersi la loro responsabilità sul territorio. Non accettiamo più che la loro politica sia legata alle quotazioni in borsa. A queste spetta, per i prossimi 5 anni, procedere a affidamenti non mandando al massacro aziende e lavoratori e aderendo alla nostra piattaforma che chiede: l’azzeramento del massacro occupazionale di tutti gli appalti nell’indotto creando un unico sistema (metalmeccanici, edili, ecc.) dove sono stabilite quali le imprese buone dando loro un patentino, stabilità contrattuale e uguali principi inderogabili quali mensa, pulizia, ecc.; stabilire salarialmente come articolare la contrattazione di sito poiché il massimo ribasso significa anche insicurezza e in zona industriale c’è un’insicurezza a volte superiore rispetto a cantieri in provincia. Se non si hanno notizie d’infortuni è perché non vengono denunciati per paura. Così la committente può emettere cartelli con numeri fantomatici annunciando obiettivi di sicurezza raggiunti.

Mi chiedo: è possibile che non esistano infortuni, che si scoprono solo alcuni quando interviene la magistratura? Sul fronte cassa integrazione non ci può essere questione di discrimine.

Il governo Renzi tolse le commissioni Inps, ciò è diventato un deterrente che spaventa le aziende ad accedere alla CIG. Per cui in zona industriale quando aumenta la temperatura il capo cantiere ci pensa più volte prima di fermare il cantiere nonostante l’insistenza dei lavoratori. Le centraline che la misurano sono poche e troppo lontane, essa poi è diverse per zone e reparti. Abbiamo detto a confindustria che occorre un accordo quadro per programmare una rete più estesa di rilevatori. Questa rete, utilizzata dagli organi competenti, servirà a dar prove certe all’Inps per l’apertura di CIG. Vi potrebbero essere delle App da condividere fra i capi cantieri e la realizzazione avverrebbe con finanziamenti dell’Unione Europea. Sarebbe un grande passo avanti nella tutela dei diritti sul lavoro, ma occorre sensibilità da parte confindustriale. L’Asp sarà d’accordo. Invece sulla formazione siamo molto indietro. Le aziende edili devono comprendere: restare vive significa modernizzarsi unendosi nel divenire più grandi e aumentare le loro specializzazioni.