La sfida vera è l’impegno per l’inclusione sociale dei cittadini più deboli. Partono dal M5S e dal territorio le proposte per i progetti utili alla collettività

 

L’invito che giunge da più parti, ma soprattutto dal Movimento 5 Stelle che ne è stato il promotore e che quindi tiene particolarmente alla sua piena riuscita, è che inizi quanto prima la seconda fase del Reddito di Cittadinanza, quella delle politiche attive del lavoro (formazione, riqualificazione professionale ecc.) e per l’assegnazione di una occupazione ai percettori del reddito.

Circa 35mila nella provincia di Siracusa, parte in carico ai CPI (centri dell’impiego), parte al Comune di riferimento secondo quanto deciso per lo più dall’Inps cui è spettato il primo “smistamento” degli aventi diritto.

Sebbene molti storceranno il naso alla notizia – quelli che hanno parlato di assistenzialismo e di inefficacia della nuova misura proposta, esaltando invece il REI (reddito di inclusione), ma i dati parlano chiaro –, è vero che la Commissione Europea ha riconosciuto che il rdc fino al 2021 avrà un impatto positivo su consumi e crescita e che la Corte dei Conti ha ritenuto efficace tale misura sul fronte delle nuove opportunità occupazionali.

“Una sacrosanta e civile misura di contrasto alla povertà che dà ossigeno all’economia per l’innalzamento del livello dei consumi e l’abbassamento dei livelli di insolvibilità di tanti soggetti.

Il percorso verso l’occupazione è più arduo e più lungo! Comunque si innalzerà in generale il livello della forza lavoro italiana tramite i percorsi che sono obbligati a fare i percettori. 8 miliardi dati a coloro che veramente non arrivano alla fine del mese (ci sono anche le mele marce ovvio ma è un delitto generalizzare e sono una minima parte a fronte di chi versa in situazioni di vera povertà e disagio!) sono niente a paragone degli 80 mld e passa dati ai rentiers (chi percepisce interessi o rendite su titoli, ndr) che non si tramutano in consumi ma in aumento del patrimonio ed investimenti speculativi nei mercati finanziari” è il commento dell’economista Giovanni Zero.

Se per i Patti per il lavoro sono gli stessi navigator a dover aiutare i percettori del sussidio nella ricerca di un’occupazione e nelle politiche attive, per i Patti per l’inclusione sociale è compito degli enti locali sviluppare i cosiddetti PUC (progetti utili per la collettività) che possono essere attivati in diversi settori (sociale, culturale, formativo, ambientale, artistico, nella tutela dei beni comuni), previa iscrizione alla piattaforma GEPI (Gestione dei Patti per l'Inclusione sociale) istituita con il Decreto Ministeriale 108 del 2 settembre attraverso cui gli operatori devono appunto adempiere agli obblighi e alle responsabilità connessi alla misura.

Nel merito va chiarito che, nonostante la piattaforma sia stata attivata dall’agosto 2019, per una serie di anomalie non è stata da subito funzionale e forse anche per questo si sono registrati i ritardi stigmatizzati dal MeetUp Siracusa; e tuttavia la raccomandazione del Ministero agli enti locali è stata di portare avanti con sollecitudine il lavoro attraverso le parti del sistema già funzionanti anche in questa fase di “messa a punto”, via via che si superano, come già fatto, le maggiori criticità.

Un sistema in rodaggio quindi – anche il decreto attuativo sui PUC si è fatto attendere fino all’8 gennaio scorso – che però non ammette alibi e giustificazioni e impone che le pubbliche amministrazioni si mettano in moto per assolvere ai loro obblighi.

Un buon esempio arriva già da alcuni comuni della nostra provincia, come Noto e Floridia, e da vari movimenti dal basso e associazioni già impegnati nel dare suggerimenti su come sfruttare questa possibilità anche per risolvere problemi atavici della pubblica amministrazione.

A prescindere dalle discussioni sulla perfettibilità del sistema e dai “pregiudizi ideologici”, i PUC dovrebbero essere percepiti come un’ottima occasione da non lasciarsi sfuggire non solo per liberare il reddito di cittadinanza dalla nomea di “sostegno per parassiti” e per colmare le sacche di “vuoto amministrativo”, ma soprattutto perché attraverso di essi si può tentare di riportare un numero considerevole di cittadini nell’alveo della comunità attiva, consentire loro di uscire dai confini di un’ignoranza quasi inspiegabile in un Paese in cui da decenni vige l’obbligo di istruzione di base, dalla zavorra della povertà culturale prima ancora che economica, così da essere inseriti in circuiti virtuosi in grado di restituire dignità, benessere e una nuova percezione della realtà.

Il risultato non potrebbe che essere un giovamento per l’intera comunità cittadina.

I dati che abbiamo raccolto ci dicono che circa il 65 % dei percettori del reddito seguiti dal CPI di Siracusa ha firmato il patto per il lavoro: i 14 navigator del centro, dopo aver trattato una media di 100 pratiche al giorno, già da due settimane, al ritmo di 50 persone per volta, hanno iniziato a dare il supporto necessario al percorso formativo e di reinserimento.

Il problema più rilevante è però l’incollocabilità di un gran numero di percettori per molteplici motivazioni: livello d’istruzione sotto l’obbligo formativo, età superiore ai 60 anni, disoccupati da oltre 5 anni e quindi da troppo tempo fuori dal mercato del lavoro e da questo “respinti” o anche inoccupati da sempre, privi di qualsiasi competenza. Persone che di regola (a norma del decreto) avrebbe dovuto essere indirizzata non al CPI bensì direttamente al Comune.

La sfida in atto ci appare molto complessa e impegnativa, da affrontare con un’azione sinergica grazie alla partecipazione di tutti: enti, istituzioni, sindacati, associazioni, forze politiche, semplici cittadini.

Prima SCHEDA   LA FASE 2 DEL RDC

Come è stato spesso evidenziato, il diritto al reddito di cittadinanza prevede anche dei doveri: l’adesione a un percorso personalizzato di accompagnamento all’inclusione sociale o all’inserimento lavorativo per raggiungere l’obiettivo ultimo di “consentire a tutti i nuclei familiari beneficiari del reddito di cittadinanza almeno il soddisfacimento di livelli minimi di benessere”.

Il ministero del Lavoro ha attivato dal primo agosto uno spazio web in cui vengono fornite tutte le informazioni utili e la piattaforma GePI (Gestione dei Patti per l'Inclusione sociale) per l’attuazione, il monitoraggio e la valutazione delle attività dei Comuni.

IL PATTO PER L’INCLUSIONE SOCIALE

L’inclusione sociale è prevista per coloro che non hanno i requisiti per inserirsi immediatamente in un percorso lavorativo. Per detta inclusione ha un ruolo fondamentale l’ente locale che, entro 30 giorni (!), deve contattare il percettore del rdc per un colloquio con l’assistente sociale (case manager, cioè coordinatore del caso) del Comune.

Quattro i percorsi possibili che vengono affidati a diverse figure professionali: il Patto per l’inclusione semplificato (operatore sociale), il Patto per l’inclusione complesso (equipe multidisciplinare), la presa in carico per motivi di cura e salute (servizio specialistico), percorso per il lavoro (centro per l’impiego).

Sulla base dei risultati emersi, si definisce una scheda progetto che il percettore del rdc deve sottoscrivere entro 20 giorni dall’incontro preliminare.

Se non si rispetta il patto sono previste sanzioni graduali fino alla perdita del sussidio.

Ai Comuni spetta il compito di individuare i progetti da realizzare (PUC), d'intesa con gli Enti d'ambito (esempio Parco archeologico)che dovranno definire la quota di personale necessario da coinvolgere in attività socialmente utili e in iniziative di formazione, mettendo a disposizione un numero di ore compatibile con le altre attività e comunque non inferiore al numero di otto ore settimanali, aumentabili fino a un numero massimo di sedici ore complessive settimanali con il consenso di entrambe le parti.

I progetti hanno l’obiettivo di migliorare servizi e attività già esistenti nell’ente che partecipa all’iniziativa, ovvero di implementare nuovi servizi utili alla collettività, senza però sostituire servizi core dell’ente che vanno gestiti con personale dipendente o in appalto.

Seconda SCHEDA  MONITORAGGIO

Sono quattro i Centri per l’Impiego (CPI) nella nostra provincia:

Siracusa che comprende Ferla, Solarino, Palazzolo, Buccheri, Buscemi, Cassaro, Sortino, Canicattini e Floridia; Noto (Avola, Pachino, Portopalo, Rosolini), Augusta (Melilli, Priolo, Villasmundo) Lentini (Francofonte, Pedagaggi).

Dei 35mila percettori della provincia il 70% è in carico ai CPI, il 30% ai Comuni.

Dal CPI di Siracusa sono già stati convocati 5250 richiedenti (percettori con domanda accettata entro 31 luglio 2019). A breve verranno convocati i circa 800 che hanno presentato le domande tra il primo agosto e il 31novembre.

A questi vanno aggiunti quelli convocati dai servizi sociali dei rispettivi comuni: circa 2000 per il comune di Siracusa.

Tra i convocati dal cpi fino ad ora la statistica è questa: 10% assenti, 10% esonerati, 10% esclusi, meno del 5% trasformati.

Gli assenti verranno riconvocati una seconda ed una terza volta poi ci sarà la decadenza dal beneficio.

Gli esonerati dalle politiche attive sono: madri di minori di 3 anni, donne in gravidanza oltre il 7 mese, occupati in conservazione cioè che mantengono lo stato di disoccupazione (part time e/o basso reddito), chi ha motivi di salute o carichi di cura per parenti, tirocinanti, impegnati in corsi di formazione ed infine quelli soggetti a misure a cautelari.

Gli esclusi sono i percettori con oltre 65 anni, gli occupati, gli studenti, le categorie protette.

I trasformati sono coloro che, avendo bisogno di un approccio multidimensionale, vengono inviati al Comune per un lavoro complesso di RE-integrazione.

I percettori verranno formati (gli enti di formazione si stanno preparando) in base alle richieste del mercato del lavoro, in più sono obbligati a fornire un minimo di 8 ed un massimo di 16 ore settimanali per i PUC.

Sarà il CPIA (centro provinciale per l’istruzione degli adulti) ad assumere il maggior carico di lavoro attivando corsi ad hoc per assorbire tutti quelli che saranno là indirizzati

Altra scheda

I suggerimenti del Meetup siracusa

– gestione del servizio del dopo scuola
– sorveglianza parchi e aree verdi, piste ciclabili
– campagna comunicazione sulla raccolta differenziata (nei quartieri, nelle scuole)
– pulizia aree non coperte dal verde pubblico
– supporto ai vigili all’entrata ed uscita dalle scuole
– ampliamento dell’orario di apertura e chiusura delle biblioteche
– supporto domiciliare a disabili e anziani
– tinteggiatura locali scolastici
– campus estivi comunali gratuiti per i bambini
– sport inclusivo nelle aree pubbliche
– progetti mirati ai servizi turistici come la realizzazione di infopoint posizionati in aree strategiche.