Dubbi e domande sul restauro dell’ex Bar Pinello: si è tenuto conto del Regolamento? Aditus srl cresce nel mercato della gestione dei beni culturali siciliani

 

Di un dato dovremmo essere certi. Ed è che i lavori sono stati autorizzati. E non potrebbe essere altrimenti in piena area archeologica, nel cuore del Parco della Neapolis.

Ma se anche autorizzati, le modifiche in atto sulla casa una volta di proprietà “Pinello”, quella adiacente alla chiesetta di San Nicolò ai Cordari, sollevano comunque delle perplessità.

Tutta l’area sta subendo importanti trasformazioni nell’ottica di una migliore qualità dei servizi da offrire ai tanti visitatori del Parco della Neapolis che consentono incassi per circa 5 mln di euro annui.

Nel febbraio 2018 è stato inaugurato il Neapolis Cafè - “Immersa nel verde dello splendido Parco Archeologico della Neapolis, di fronte all’ Anfiteatro Romano, Neapolis Cafè offre ai suoi visitatori una piacevole sosta di ristoro degustando le eccellenze enogastronomiche locali” recita il sito -, un dehors chiuso da vetrate e uno, aperto, riparato da ombrelloni, e dalla ristrutturazione di due vecchi edifici. Sono stati realizzati locali per servizi di biglietteria, book shop ecc. Strutture sufficienti crediamo a soddisfare ogni esigenza dei tanti turisti, tali da poter rientrare concettualmente tra quelle possibili per assicurare la piena fruibilità e gestione del Parco, frutto, immaginiamo perché il contratto è stranamente introvabile, della convenzione tra il Parco e la società che si è aggiudicata il bando regionale per la gestione del sito (di questo come di molti altri in Sicilia).

È del 2010 “la rivoluzione dei beni monumentali” in Sicilia: “La più rilevante iniziativa di partenariato pubblico privato nel settore dei beni culturali in Europa” spiegava l’assessore Armao annunciando i nuovi bandi per l’affidamento dei servizi di biglietteria e accoglienza, realizzazione di visite, mostre, servizi integrati, servizi editoriali nonché la gestione degli spazi destinati alla vendita di gadget, oggettistica, prodotti editoriali, ristorazione e caffetterie. E per rassicurare sulla volontà di non creare sacche monopolistiche comunicava che: “La lista dei siti monumentali delle otto provincie pronte ad appaltare il servizio (mancava ancora Enna) è stata articolata in lotti, per garantire una maggiore e più diffusa partecipazione alle società potenzialmente interessate e alle imprese del territorio”. Una dichiarazione di intenti poco rispondenti a quanto poi nel tempo si è verificato: poche le società o ati che si sono aggiudicate i siti più prestigiosi, fonti di rilevanti incassi, rifiutando invece i siti minori che pur bisognerebbe valorizzare, mentre le imprese e le professionalità locali non sembrano adeguatamente coinvolte.

La prima gara per la gestione integrata dei servizi al pubblico del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana nel luglio 2012 ha visto il lotto SR1, del valore di 822.403 euro, aggiudicato a un raggruppamento temporaneo di imprese con mandataria la Jumbo Grandi Eventi s.p.a. (già Globe Events Management S.p.A.)

Globe Events che poi, con il nome The Key, oggi Aditus (forse perché la dizione latina meglio si addice rispetto all’anglicismo e alla vetustà dei luoghi), si è di nuovo aggiudicata la gestione nel 2016, ormai in scadenza, presentandosi come capogruppo della RTI Civita, Mondadori, Mencarelli.

Un’importante presenza nel settore perché gestisce (ci risulta), oltre ai servizi aggiuntivi del museo Paolo Orsi, del museo Bellomo e della Neapolis, anche del Parco ArcheologicoNaxos-Taormina, di Tindari, delle Isole Eolie e della Villa Romana di Patti, nonché del Museo Interdisciplinare Regionale di Messina. Grazie a tali attività redditizie il suo fatturato è infatti progressivamente cresciuto fino a quadruplicarsi a fine 2018 rispetto al valore di fine 2016 mentre gli utili nello stesso periodo sono passati da un valore irrisorio ad oltre un milione di euro: una crescita di oltre 50 volte.

Ed è Aditus che ha acquistato il ristorante di Pinello dove sono in corso “lavori di manutenzione straordinaria e ordinaria”. Insieme alla necessaria ristrutturazione dell’edificio ormai cadente, è stato rifatto ex novo il dehors verso l’ingresso del Parco chiuso da vetrate ma soprattutto ciò che colpisce l’attenzione è la modifica di quella che era una modesta veranda sul retro della casa che non sappiamo se sia mai stata autorizzata. Un’ampia terrazza, con vistosi montanti per i tendoni di riparo dal sole, corre ora sui due lati della casa prospicienti l’area archeologica e la Latomia del Paradiso poggiando su un terrapieno realizzato per colmare il dislivello del terreno.

Sappiamo, ma non ci viene confermato dal responsabile per la comunicazione dell’Aditus, che la proprietà avrebbe intenzione di realizzare, oltre al ristorante/caffetteria, un b&b da quattro camere ma comprendiamo che questo potrebbe sollevare non pochi problemi anche di sicurezza del sito.

Noi non mettiamo in discussione la necessità che nei siti di grande attrazione si creino le condizioni per un’accoglienza di altissimo livello, punti di ristoro eleganti (e puliti) ma semplicemente il come si raggiunga l’obiettivo. Principio ineludibile, bussola di ogni scelta, stella polare non può che essere il pieno rispetto del bene tutelato e delle regole per questo poste.

La domanda è consequenziale: la ristrutturazione in corso risponde alle norme stabilite nel regolamento del Parco Archeologico di Siracusa che in zona A di massima tutela ammette sugli edifici preesistenti esclusivamente interventi di restauro e risanamento conservativo e di manutenzione ordinaria e straordinaria; proibisce mutazioni di destinazione d’uso se non quelle che possano ricondursi solo a garantire la fruibilità e la gestione del sito, ad esempio la creazione della biglietteria e dei necessari servizi per i visitatori; non prevede alcun aumento di volumetria per evitare che si verifichi una trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio; richiede che siano realizzate solo strutture mobili fatte con materiali naturali, come per esempio il legno?

Lo abbiamo chiesto ad Aditus che, con spirito di piena e fattiva collaborazione con la stampa locale, ci ha risposto sollecitamente ma non a tutte le domande che noi integriamo con informazioni a nostra disposizione.

Ci risulta che l’accordo con il Dipartimento Regionale prevede che le società affidatarie corrispondano il 70% degli incassi da vendita dei biglietti (precedentemente si era scritto il 29% ma si sarebbe trattato di "un errore nella comunicazione dei dati"), il 7% sul fatturato derivante dai servizi integrati, il 30% dei corrispettivi relativi a manifestazioni ed eventi, e 37.735 euro come canone concessorio. Sappiamo inoltre che la rendicontazione economica delle attività deve essere periodicamente trasmessa al dipartimento dai due direttori del Parco e del Museo Bellomo e se quindi parlare di bilanci sarebbe forse improprio, almeno il controllo su introiti e costi non può mancare.