“Sul nostro progetto di rilancio abbiamo avuto e continuiamo ad avere ostacoli”

 

Chi sfogliava queste pagine lo scorso anno ricorderà che la Civetta ospitava, tra le altre, una rubrica denominata Un caffè col Siracusa, testimonianze sulla tanto amata/odiata e bistrattata prima società di calcio cittadina, che l’anno scorso militava nella terza serie nazionale, la C, ma pur riuscendo a salvarsi sul campo, non è poi riuscita a mantenere la categoria per le tristi e varie vicissitudini che i più affezionati ricorderanno.

Si era persino mobilitato l’intero consiglio comunale con una seduta straordinaria dedicata esclusivamente a trovare la soluzione per evitare ciò che poi puntualmente si è avverato: la declassazione di ben tre categorie!

L’allora proprietario Giovanni Alì non riuscì infatti ad iscrivere la squadra in serie C, abbandonando capra e cavoli al proprio destino, ma tra lo stupore e l’amarezza dei tifosi, nel giro di un giorno, trovò poi i soldi per iscrivere almeno in serie D il Troina Calcio, società dalla quale lo stesso si era svincolato solamente un anno prima.

Così ebbe inizio il solito iter dello scaricabarile alla “Ponzio Pilato”, che portò alla fine il solito Gaetano Cutrufo, l’ex proprietario del pacchetto di maggioranza, a farsi avanti per salvare il salvabile. Ma a conclusione di tutto questo ambaradan, la società tra mille difficoltà è stata iscritta nel campionato regionale di promozione, girone D, e i tifosi si sono così trovati nel solo giro di un anno, dal giocare (e vincere) il derby col Catania, a tribolare e ad appassionarsi per lo scontro al vertice con il Megara Augusta o per la trasferta al Santuzzo di Floridia!

E se già l’anno scorso ci lamentavamo - anche da queste pagine - del disamore crescente dei tifosi e della città per le sorti della compagine azzurra, è facile comprendere come quest’anno, escluso i fedelissimi della curva che mai finiremo di ringraziare e ammirare, sul pianeta Siracusa Calcio è calato un velo di gelido e spettrale silenzio e la più assoluta indifferenza.

La squadra, tra mille problemi e impervie difficoltà, non riesce a svettare nemmeno in questa categoria (attualmente è seconda in classifica, distanziata di due punti dalla capolista Megara Augusta), e – cosa più grave – non riesce ancora ad aprire gli spalti di casa per far sì che almeno i più aficionados possano dare il loro caloroso supporto per le gare casalinghe, tanto che dopo aver dovuto affrontare inizialmente le trasferte a Palazzolo Acreide anche quando si sarebbe dovuto giocare in casa, adesso questi si assiepano tutti intorno alla palla di piazza Luigi Leone Cuella, con tanto di striscioni, sciarpe e tamburi, perché ora la squadra è tornata a giocare finalmente al De Simone, ma senza aprire le tribune, misteriosamente tenute ancora chiuse dalla Federazione, nonostante il manto erboso sintetico, di cui il campo è stato dotato appena un anno fa, sia reputato di ultima generazione. Manto erboso regolarmente sovvenzionato dal Comune, ma che per la gestione e la manutenzione quest’anno ha più volte aperto la gara d’appalto trovando poi presenti tra i candidati solo l’odierna società dei fratelli Cutrufo.

Siamo alle solite contraddizioni di una realtà calcistica che rispecchia fedelmente la realtà cittadina, con tutte le magagne e criticità territoriali e sociali alle quali siamo tristemente abituati. Per cercare di fare più chiarezza siamo tornati questa settimana ad occuparci del Siracusa Calcio, e per far ciò abbiamo voluto incontrare Simona Marletta, dirigente catanese, che fu tra le principali e più attive protagoniste - tanto da essere stata più volte rimpianta e acclamata dalla maggior parte della tifoseria – di quella cavalcata trionfale che alla fine della stagione 2015/16 ci vide vincere il campionato di serie D e ci fece tornare tra l’entusiasmo generale nel calcio che conta. Quest’anno la Marletta è stata richiamata dai Cutrufo a tornare al capezzale del malato Siracusa, e la prima cosa che ci è venuto in mente di chiederle è «Ma chi glielo ha fatto fare?»

Intanto buongiorno signora Marletta, possiamo darci del tu?

Certamente.

Che ricordi hai della tua precedente esperienza nella dirigenza azzurra?

Ricordi meravigliosi, una stagione importante, culminata con la promozione. Una grande esperienza professionale. Ed un affetto da parte della città straordinario.

Cosa ti ha spinto a rituffarti in questa avventura bis, seppur più complicata della prima?

Intanto grazie per aver evidenziato un fatto che in pochi notano. Questa esperienza è certamente più complicata della precedente, sotto molteplici punti di vista. Ripartire in queste condizioni non è stato facile. Diciamo che ci è voluto molto coraggio, immaginando cosa potessimo aspettarci.

Quali sono o sono state le problematiche più grandi che hai/avete dovuto affrontare sin qui?

Problemi continui e costanti. Problemi di strutture, nei primi lunghi mesi. Siamo stati senza campo, senza casa, senza pubblico, senza sostegno... Stiamo cercando, con molto più impegno di quanto possiate immaginare, a ricomporre i pezzi. Qualcuno ricorderà quando mi ritrovai a denunciare pubblicamente il paradosso di una squadra che si allenava sul piazzale davanti alla basilica di Santa Lucia al Sepolcro. Una situazione insostenibile per la città di Siracusa!

Hai colto il tasto dolente e centrato il punto focale e specifico che noi volevamo esaminare. A tuo avviso, da catanese e abituata forse a diverse realtà, cosa manca a questa società per poter finalmente occupare un posto più consono per una città con la storia di Siracusa?

Parlando in generale, non soltanto di sport - perché credo che il problema sia proprio generale - credete poco nelle vostre potenzialità, bisognerebbe provare a lottare e guardare oltre le concessioni che ci vengono fatte. Siracusa è una città meravigliosa, non può accontentarsi delle briciole.

E da questa tua affermazione viene chiaramente fuori la differenza tipica tra l’atteggiamento e la mentalità certamente più “operativa” del catanese rispetto al cliché del siracusano medio, più lamentoso e passivo. Ma cosa ci puoi dire a proposito dello stadio, che solamente l'anno scorso è stato dotato di un manto sintetico di ultima generazione, ma che tuttavia non si riesce ad abilitare al pubblico, per dar modo ai tifosi di supportare la propria squadra nelle partite giocate in casa? Qual è il vero problema secondo te?

Il discorso stadio è diventato complicato e pesante. Ci si chiede chiarezza, abbiamo cercato di evitare discussioni e polemiche per evitare di complicare ancora di più una situazione difficilmente gestibile. L’ultima riunione con gli organi competenti è stata questo lunedì e speriamo si comprenda che per poter andare avanti bisogna avere tutti gli stessi obiettivi, lo stesso interesse, altrimenti continuiamo a sbattere la testa contro il muro.

Avete avuto ostacoli dall'ambiente, inteso pure come istituzioni, a sviluppare questo vostro progetto sportivo e sociale? Quali?

Dire “abbiamo avuto” non credo che sia corretto. “Abbiamo e continuiamo ad avere” ostacoli, credo sia più preciso.

Puoi essere più precisa? Puoi elencarmi qualcuno di questi ostacoli?

Meglio non elencare nulla. Bisognerebbe elencare tutto. Stampa, informazione, istituzioni, città. Lasciamo perdere.

Va bene. Glissiamo. Anche se morivamo dalla voglia di scoprire il vero colpevole di uno status che sovente in questa città porta ad anestetizzare e ad ammorbare ogni cosa. Per finire, puoi liberamente esprimere le tue impressioni e valutazioni circa i progetti, gli obiettivi e (se ce l'hai) la "cura" della quale ha bisogno il malato Siracusa Calcio per tornare a ruggire, come successe in quel magico anno della serie D che ti vide tra le protagoniste più attive e più amate, straordinaria nello svolgere quel ruolo fondamentale di collante tra la dirigenza e la tifoseria. Indimenticabili sono infatti quei flash che ti vedevano sempre meno seduta in tribuna perché sceglievi invece di stare a bordo campo, trasferte incluse, ad incitare la squadra come un ragazzo della curva, e a festeggiare con loro le vittorie. Tanto che per loro eri e rimarrai per sempre una di noi. Infatti negli anni a seguire, dove è stato tangibile lo strappo tra piazza e società e si è andato man mano sperperando quell’onda di straripante e contagioso entusiasmo, sei stata dai più acclamata e lungamente rimpianta.

Grazie per aver evidenziato i miei meriti scaturiti dalla passione che metto sempre nello svolgere il mio lavoro. Qualcuno si stranizza infatti dei silenzi da me perpetrati, in determinate circostanze, durante la stagione sportiva in corso. Credo esista un tempo per parlare, un tempo per raccontare, un tempo per urlare e un tempo per rispondere con il silenzio dei fatti. Sto equilibrando il tutto, mantenendo fermo il mio pensiero sull'obiettivo. Siamo un gruppo eccezionale, di veri "uomini", e dispiace non essere riusciti, ad oggi, a far vedere chi siamo realmente. Ma sono testarda e caparbia, mi conoscete. E non mollo di un passo. Non esiste calcio senza tifosi, è impensabile. Si vive in simbiosi. Sarebbe tutto più semplice e più appassionante. Per tutti quanti. E chissà magari la federazione, non sapendoci e mostrandoci così soli, avrebbero già ri-aperto il campo ai siracusani.

A buon intenditor poche parole.